Coronavirus, da tessuti e libri alle mascherine: le aziende si trasformano per solidarietà

Cronaca

Tante le iniziative di riconversione della propria produzione da parte di diverse categorie di lavoratori come sarti e stampatori grafici. All'opera anche detenuti. Tutti uniti per produrre strumenti per combattere la diffusione del contagio

Sono sempre di più le aziende che stanno riconvertendo la propria produzione per combattere il Coronavirus. Stampatori e grafici, sarti e lavoratori in carcere, tutti impegnati a fabbricare mascherine igieniche per contenere il contagio. Una svolta solidale del mondo del lavoro per affrontare l’emergenza del virus (CORONAVIRUS, ULTIIME NOTIZIE - LO SPECIALE - COME LEGGERE I NUMERI DELLA PROTEZIONE CIVILE - IL MONDO DELLA MODA SI MOBILITA CON LE DONAZIONI).

I detenuti

I detenuti di Monza nei loro laboratori si occupavano di borse di alta moda e ora dedicano il loro lavoro alle protezioni anti-contagio. "Così ci sentiamo doppiamente utili – dicono attraverso la cooperativa Alice che gestisce i laboratori di San Vittore, Opera, Bollate e Monza - Non è l'orgoglio che scatta quando si vede una propria creazione sulle riviste. Ora più mascherine facciamo, più ci proteggiamo tutti". Ben 10mila mascherine igieniche a settimana, che verranno usate nelle carceri, saranno create nell'ambito del progetto Italia is one.

Gli stampatori

Cambia il lavoro anche per 120 stampatori di Grafica veneta, l'azienda in provincia di Padova che ogni anno realizza 300 milioni di libri, coprendo il 75% del mercato italiano. Il presidente Fabio Franceschini inizialmente aveva respinto la richiesta che gli era stata fatta dal governatore Zaia, perché credeva difficile una riconversione dell’azienda in una fabbrica di mascherine. "Ma le sue parole mi hanno colpito molto – racconta ora Franceschini - Era sabato. Lunedì ho detto ai tecnici che dovevamo provarci. Giovedì eravamo pronti". Adesso l’azienda di libri produce un milione e mezzo di mascherine al giorno.

La sartoria

Graziella Balbino, con la sua sartoria, è passata invece da tailleur e pantaloni, a cucire mascherine. "Con i guanti il tessuto all'inizio scivolava, ora mi sono abituata e sono orgogliosa di questo progetto", spiega la responsabile dell'atelier di Alba del gruppo Miroglio, leader nel settore tessile che confeziona vestiti per grandi marchi. "Ho fatto un po' di prove per trovare il modello giusto, che stesse bene sul viso tutto il giorno, senza pieghe", ha aggiunto Graziella Balbino. Il risultato è una mascherina lavabile, che si può stirare e usare 5 volte. Una produzione che impiega quasi 500 lavoratori per un obiettivo di 80mila mascherine al giorno.

Da Prada alle suore

Non mancano le grandi firme e anche Prada, nello stabilimento di Montone (Perugia), ha deciso di cominciare a cucire 110 mila mascherine chirurgiche e 80 mila camici al giorno.  E nella produzione di mascherine si cimentano anche le suore, che recuperano vecchie lenzuola per igienizzarle e trasformarle in protezioni, rispondendo a un appello della Caritas di Avellino.

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