Giochi della speranza, le "Olimpiadi" del carcere a Bollate

Cronaca

Una giornata di sport e divertimento, che ha visto detenuti e detenute gareggiare contro agenti della polizia penitenziaria, magistrati e componenti della società civile

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Una giornata di sport e divertimento, che ha visto detenuti e detenute gareggiare contro agenti della polizia penitenziaria, magistrati e componenti della società civile.

È accaduto al carcere di Bollate, alle porte di Milano, dove si è tenuta la III edizione dei “Giochi della Speranza”, Promossa dalla Fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport, dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, dalla rete dei magistrati Sport e Legalità e dal Gruppo Sportivo Fiamme Azzurre, con la collaborazione del CSI Milano.

 

Dopo le precedenti due edizioni a Rebibbia, quest’anno è toccato a Bollate: l’istituto lombardo, punto di riferimento nel sistema penitenziario italiano per il suo modello rieducativo, ha vissuto per un giorno le sue “Olimpiadi”. Dalla pallavolo al calcio, dall'atletica agli scacchi, tornei e prove sportive hanno animato per ore gli spazi dell’istituto, in un clima di entusiasmo, collaborazione e riscoperta del valore del gioco e del confronto sportivo.

 

Alle premiazioni ha preso parte l'Arciverscovo di Milano S.E. Monsignor Mario Delpini: "Lo sport è un occasione di riscatto - ha detto - perché sa restituire fiducia a chi l ha perduta e dignità a chi si è sentito escluso. Nel gioco si impara che una persona non è definita dai propri errori o dalle difficoltà incontrate, ma dalla volontà di rialzarsi e di riprendere il cammino".

 

Per Giorgio Leggieri, direttore della Casa di Reclusione Milano Bollate, "i Giochi della Speranza sono stati un'occasione straordinaria per favorire l'incontro e il confronto tra detenuti, polizia penitenziaria, magistrati e cittadini".

 

"Non è stata una semplice replica- ha dichiarato Daniele Pasquini, presidente Fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport - ma un'evoluzione concreta del progetto. Per la prima volta abbiamo realizzato giochi misti, con squadre maschili e femminili che si sono confrontate sullo stesso campo, superando non solo barriere fisiche ma anche culturali".

 

"Il CSI svolge più di 700 ore di sport oltre le sbarre nelle carceri di Milano e Monza. - ha aggiunto il presidente CSI Milano, Massimo Achini - Portare la fiaccola e i valori olimpici dentro un carcere significa far vincere lo sport".

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