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Arrestati capi ultrà della Juventus: violenze ed estorsioni, ricattavano la società

5' di lettura

Dodici misure cautelari emesse dal gip di Torino. Coinvolte le principali sigle del tifo bianconero. Avrebbero creato una "capillare strategia criminale" per ricattare la società. Tra il materiale sequestrato anche simboli nazisti. Lo striscione: "La Curva Sud è morta"

I capi e i principali referenti dei gruppi ultrà della curva della Juventus sono stati arrestati dopo un’indagine coordinata dalla procura di Torino. Il gip ha emesso 12 misure cautelari. Le accuse sono, a vario titolo, associazione a delinquere, estorsione aggravata, autoriciclaggio e violenza privata (FOTO). Una quarantina gli indagati. In corso anche decine di perquisizioni in diverse città italiane. "Il tifo è un pretesto. Nemmeno la presenza dei bambini li fermava”, ha detto in conferenza stampa il procuratore aggiunto Patrizia Caputo. "La parte offesa è la Juventus, ma anche i tifosi, vittime di intimidazioni, costretti a non andare più allo stadio perché non riescono più a sopportare certe angherie, un certo clima, slogan razzisti che nello stadio della città hanno offeso Torino e il Piemonte”, spiega Paolo Borgna, procuratore reggente a Torino. Dopo gli arresti, in corso Grosseto, poco lontano dall'Allianz Stadium, è spuntato uno striscione con la scritta "La curva Sud è morta". Secondo alcune ipotesi, a srotolare lo striscione potrebbero essere stati alcuni esponenti del gruppo "Drughi giovinezza".

Coinvolti i principali gruppi ultrà della Juve

Secondo l'inchiesta della polizia - ribattezzata "Last banner" - i leader della curva bianconera avrebbero messo in piedi una "capillare strategia criminale" per ricattare la società dopo che la Juve aveva deciso di interrompere una serie di privilegi concessi ai gruppi ultrà. Nel blitz sono coinvolti tutti i principali gruppi del tifo organizzato bianconero: Drughi, Tradizione-Antichi valori, Viking, Nucleo 1985, “Quelli... di via Filadelfia”. L'indagine - condotta dalla Digos e dal gruppo criminalità organizzata della procura - è durata oltre un anno ed è partita da una denuncia della stessa società torinese. "La Juventus è parte lesa. Ha lavorato con la polizia di Stato sin dall'inizio, ha fatto denuncia alla Digos e ci ha seguito passo per passo fino al risultato finale. È stato possibile raggiungere questo risultato a 360 gradi grazie alla collaborazione della Juventus", sottolinea il dirigente della Digos di Torino Carlo Ambra. 

"Precisa strategia estorsiva" nei confronti della Juventus

Secondo investigatori ed inquirenti, dalle indagini sarebbero emersi "incontrovertibili elementi probatori" nei confronti delle persone coinvolte nell'inchiesta. Persone che, secondo le accuse, sarebbero responsabili di una "precisa strategia estorsiva" nei confronti della Juventus. L'indagine è scattata al termine del campionato 2017-2018 e si è sviluppata nel corso del campionato 2018-2019. A farla scattare la denuncia del club, in seguito agli atteggiamenti estorsivi e intimidatori dei gruppi ultrà. Tra le richieste di questi ultimi biglietti gratis, inviti alle feste della società, consumazioni gratis al bar dello stadio, abbonamenti a prezzi agevolati per i tifosi incaricati di piazzare gli striscioni in curva. Il rifiuto ad accondiscendere queste richieste aveva dato vita a vere e proprie ritorsioni nei confronti del club, che si sono manifestate anche attraverso cori razzisti con il chiaro intento di far colpire la società con sanzioni e squalifiche. Alcuni bambini sono stati costretti a consegnare ai capi ultrà i palloni che finivano in curva.

Chi sono gli arrestati

I 12 provvedimenti cautelari - 6 in carcere, 4 arresti domiciliari, 2 ordini di dimora - sono stati disposti nei confronti di queste persone: per quanto riguarda i Drughi, Geraldo Mocciola detto Dino (56 anni), Salvatore Cava (51), Domenico Scarano (58), Sergio Genre (43), Luca Pavarino (51); per il gruppo “Tradizione – Antichi Valori”, Umberto Toia (54), Massimo Toia (55, obbligo di dimora) e Corrado Vitale (45, obbligo di dimora); per i Viking, Fabio Trinchero (48, domiciliari) e Roberto Drago (47, domiciliari); Christian Fasoli (42 anni, domiciliari) del "Nucleo 1985"; Giuseppe Franco (55, domiciliari) di “Quelli …. di via Filadelfia”. Geraldo Mocciola era già finito in carcere agli inizi degli anni Novanta per l'omicidio di un carabiniere.

I Drughi e la vendita dei biglietti

Dall'indagine è anche emerso che uno dei principali gruppi del tifo organizzato bianconero, i Drughi, riusciva a recuperare centinaia di biglietti per le partite allo Stadium grazie a una "capillare attività" in tutta Italia, con la compiacenza di alcuni titolari di agenzie e negozi abilitati alla vendita dei tagliandi delle partite della Juve. Nella sede dei Drughi, a Moncalieri (Torino), la polizia ha sequestrato bandiere e striscioni con simboli nazisti e fascisti, bassorilievi che rappresentano Benito Mussolini, calendari e quadri del Duce. "Quella dei Drughi era un'organizzazione di tipo militare: le persone, anche più fidate, venivano allontanate se non rispondevano alle indicazioni del capo indiscusso Dino Mocciola. Queste sono persone che fanno della violenza uno stile di vita", ha detto il procuratore aggiunto. 

Minacciavano anche altri tifosi

Con l'inchiesta spuntano anche le testimonianze di diversi tifosi che denunciano casi di aperte intimidazioni da parte degli ultrà. In molti non denunciavano per paura di ritorsioni. "Non potevo mai sedermi al mio posto assegnato, perché mi era impedito dagli appartenenti al gruppo, in particolare dei Viking - racconta un tifoso -. Mi hanno detto che dovevo togliermi, perché quella era zona degli ultrà". In un caso era stato allontanato dallo stadio, dove era andato con il figlio di 8 anni, a suon di insulti. "Non ho tifato per tutta la partita - ricorda di quel giorno - non perché non volessi, ma perché non mi andava di fare delle discussioni con queste persone".

Gli indagati

Risultano coinvolti nell’inchiesta non solo i leader delle varie sigle ultrà, ma anche un’altra quarantina di persone: si tratta dei referenti dei gruppi nelle varie città italiane e dei rappresentanti di un’altra sigla, il Nab (Nucleo armato bianconero). Sono tutti iscritti nel registro degli indagati. La polizia, oltre alle misure cautelari, sta eseguendo una serie di perquisizioni in tutta Italia. In particolare, in diverse città del Piemonte: Alessandria, Asti, Biella. Ma anche a Como, Savona, Milano, Genova, Pescara, La Spezia, L'Aquila, Firenze, Mantova, Monza e Bergamo.

Data ultima modifica 16 settembre 2019 ore 16:26

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