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Diciotti, 41 migranti chiedono risarcimento danni al governo italiano

3' di lettura

Sono assistiti da uno studio legale e hanno chiesto al premier Conte e al ministro dell'Interno Salvini una somma tra i 42mila e i 71 mila euro. La replica del vicepremier: "Risarcimento? Al massimo un Bacio Perugina. La pacchia è finita"

Assistiti da uno studio legale, 41 migranti hanno presentato richiesta di risarcimento al tribunale civile di Roma per essere stati costretti a rimanere a bordo della nave Diciotti per una decina di giorni. I migranti, secondo quanto si apprende da fonti del Viminale, chiedono al premier Giuseppe Conte e al ministro dell’Interno Matteo Salvini una somma tra i 42 mila e i 71 mila euro. Dei 41 migranti, 16 risultano essere nati l'1 gennaio. Dopo esser scesi dalla nave della guardia costiera italiana, gli stranieri si erano poi rifugiati presso le strutture di Baobab Experience.

Salvini: "Risarcimento? Al massimo un Bacio Perugina"

Immediata la replica del ministro dell'Interno Salvini: "Permettetemi di rispondere con una grassa risata, tutti nati il primo gennaio, tutti scomparsi, non prendessero in giro gli italiani, la pacchia è finita, i barconi non arrivano più, al massimo gli mandiamo un Bacio Perugina", ha detto il vicepremier da Assemini (Cagliari), dove si trova per impegni elettorali in vista delle elezioni regionali.

Il caso Diciotti e l'indagine su Salvini

La nave Diciotti, al centro di un braccio di ferro tra Malta e l'Italia, rimase al largo di Lampedusa, dopo il salvataggio di 177 migranti nell'agosto 2018. L'imbarcazione poi fece ingresso nel porto di Catania, ma solo dopo 5 giorni vennero sbarcate tutte le persone a bordo. Il ministro Salvini finì indagato per sequestro di persona. A novembre la Procura di Catania chiese l'archiviazione, ma il tribunale dei ministri ribaltò la decisione, chiedendo al Senato l'autorizzazione a procedere. Nei giorni scorsi la giunta di Palazzo Madama per le immunità parlamentari ha detto "no" al processo nei confronti del titolare del Viminale. Decisivo anche il voto sulla piattaforma Rousseau del M5s.

L'archiviazione per Conte, Di Maio e Toninelli

Ieri, invece, la Procura di Catania ha chiesto l’archiviazione per il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per il vicepremier Luigi Di Maio e per il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli. Gli atti erano stati inviati a Catania da Maurizio Gasparri, presidente della Giunta per le immunità. Nei documenti, firmati dal premier e dai due ministri e precedentemente allegati alla memoria difensiva del vicepremier Matteo Salvini, Conte spiegava che le decisioni prese in merito al blocco in mare della Diciotti furono condivise da tutto il governo e quindi la responsabilità fu comune. Il tribunale ha quindi dovuto stabilire se anche gli altri membri dell’esecutivo dovessero andare a processo: la valutazione negativa ha portato alla richiesta di archiviazione.

Data ultima modifica 21 febbraio 2019 ore 12:51

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