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Manuel Bortuzzo, il papà del nuotatore ferito a Roma: “È tanto forte, tornerà in acqua”

2' di lettura

Parla il padre del nuotatore colpito in una sparatoria. Intanto il gip ha convalidato i fermi di Lorenzo Marinelli e Daniel Bazzano, accusati del ferimento: “Hanno sparato per uccidere”

"È stata una settimana difficile. È ancora in rianimazione. Gli hanno tolto le ultime suture anche se oggi era un po' sofferente anche per il carico dei farmaci ma risponde a tutti gli amici di piscina dicendo che lui tornerà in acqua". Queste le parole del papà di Manuel Bortuzzo intervistato a Non è l'Arena su La7. "Questa mattina ho sentito Manuel che mi ha detto: 'Papà andiamo avanti'. È forte, tanto forte", ha aggiunto (L'AUDIOMESSAGGIO DI BORTUZZO: TORNERÒ PIÙ FORTE DI PRIMA). Il giovane è ancora in prognosi riservata e oggi ha pubblicato sul suo profilo Instagram un messaggio di ringraziamento agli amici.

Solidarietà per Manuel

Il papà ha raccontato anche della solidarietà avuta dalle persone. "Una signora benestante - ha rivelato - mi ha detto: guardi, io ho una villa vicino a Casa Santa Lucia in modo che dalle finestre potrà vedere suo figlio. Questa casa è sua per il tempo che ne avrà bisogno'. Non ho parole". In chiusura ha voluto anche ringraziare la Federnuoto che fin dal primo giorno ha offerto il suo sostegno al ragazzo. "Mio figlio stravede per questa grande famiglia del nuoto e ancora di più si sente protetto e mi ripete: 'Abbiamo i mezzi per andare avanti'". A esprimere solidarietà erano stati nei giorni scorsi anche l'ex campione di nuoto Massimiliano Rosolino, che era andato in visita in ospedale e Federica Pellegrini attraverso un messaggio sui social network

Convalidati i fermi

Intanto, sul fronte delle indagini, nei giorni scorsi il gip di Roma, Costantino De Robbio, ha convalidato i fermi di Lorenzo Marinelli e Daniel Bazzano, accusati del ferimento di Manuel Bortuzzo, per i quali ha riconosciuto la premeditazione su quanto compiuto la notte del 3 febbraio scorso davanti ad un pub del quartiere Axa, periferia sud della Capitale. Hanno sparato per uccidere, si legge nell'ordinanza del giudice, programmando un brutale omicidio.

Il clima di omertà

Le indagini per tentare di ricostruire ciò che è avvenuto prima della sparatoria si sono scontrate anche con un clima di sostanziale omertà. Pochissimi i testimoni che hanno raccontato quanto avvenuto. Il gip cita la testimonianza di una persona che ha raccontato di avere sentito gli spari e "di avere visto subito dopo un motorino fuggire a forte velocità con a bordo due ragazzi che urlavano e ridevano".

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