Via D'Amelio, fratello Borsellino: spero nel dialogo col nuovo governo

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Salvatore Borsellino, ospite a Sky TG24 dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza sull'attentato del 19 luglio 1992, parla di Di Maio e Giulia Sarti: “Vorrei fossero interlocutori”. Sugli esecutivi precedenti: “Non c’è stata volontà di combattere la mafia”

“Luigi Di Maio era uno di quei ragazzini che mi avevano invitato a Pomigliano d’Arco per parlare di verità e giustizia. Io spero che sia un mio interlocutore come spero lo sia Giulia Sarti, che è stata attivista delle Agende rosse e che oggi è presidente della Commissione Giustizia alla Camera”. Con queste parole Salvatore Borsellino, ospite a Sky TG24, all’indomani delle motivazioni della sentenza sull'attentato al fratello e giudice Paolo Borsellino (LE FOTO), ucciso a Palermo il 19 luglio 1992 in via D'Amelio, lancia un appello al governo in carica: “Tante cose sono cambiate e ancora tante spero che cambino”. Borsellino ricorda Di Maio mentre parla delle nuove generazioni: “Io dei giovani mi fido, anche perché tanti di questi giovani li ho incontrati nei meet up quando 20 anni fa andavo in giro per l’Italia a parlare di verità e giustizia, erano solo loro a invitarmi”.

Gli elementi di verità nel depistaggio

In merito alla sentenza, le cui motivazioni depositate sabato parlano di "uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana" per cui la procura nissena ha chiesto il rinvio a giudizio di tre poliziotti, Borsellino parla di “magistrati che sono stati responsabili non del depistaggio ma di aver avvallato un depistaggio che era assolutamente certo che fosse un depistaggio”. La cosa più grave, secondo il fratello del giudice, “peggio di tutto il resto, anche del fatto che sia un depistaggio di Stato”, è il fatto che “questo depistaggio conteneva degli elementi che erano veri, sono stati messi in bocca a un falso pentito degli elementi che invece erano veri. C’era qualcuno che conosceva queste verità e che invece di adoperarle per poter arrivare alla giustizia ha istruito un falso pentito in maniera da deviare le indagini verso qualche altra direzione”. Inoltre, ricorda Borsellino, le indagini sulla strage furono affidate a Bruno Contrada che “faceva parte dei servizi segreti non faceva parte della Polizia Giudiziaria, è assolutamente irrituale che venga chiamata una persona come Contrada a collaborare alle indagini”.

“Non c’è mai stata volontà dei governi di combattere veramente la mafia”

Una richiesta di dialogo, quella di Borsellino al governo, che arriva anche perché “non c’è stata mai una vera volontà di combattere la mafia migliorando e portando avanti quei provvedimenti legislativi che erano nati proprio grazie al lavoro di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. Tutto questo non c’è mai stato, non c’è stata mai una volontà corale dei Governi che si sono succeduti dalla fine della guerra a oggi di combattere veramente la mafia”. “Le chiedo se lei ha mai sentito un leader politico che prima delle elezioni abbia messo la lotta alla mafia come punto principale del suo programma - ha aggiunto Borsellino - cosa che a mio avviso in Italia sarebbe indispensabile”.  Salvatore Borsellino ha poi concluso: “Credo che sia possibile arrivare alla verità, come da 25 anni combatto per la verità e per la giustizia, continuerò negli anni che mi restano a combattere per la stessa cosa”. 

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