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Stadio della Roma, ecco chi sono i protagonisti dell'inchiesta

8' di lettura

Coinvolti politici e imprenditori. Dal costruttore Parnasi fino all'ormai ex presidente di Acea Lanzalone, passando per Adriano Palozzi (FI), Michele Civita (Pd) e Marcello De Vito (M5S). Questi alcuni dei nomi che compaiono nell'inchiesta romana

Durante le indagini per il nuovo stadio della Roma, oltre venti persone sono finite sotto la lente degli inquirenti. Per 15 di loro, dopo la chiusura delle indagini, i pm di Piazzale Clodio hanno chiesto il rinvio a giudizio. Sotto accusa è un sistema di rapporti "istituzionali" e pubbliche relazioni che sarebbero state create per cercare agganci. L'inchiesta della Procura di Roma si basa infatti su una presunta corruzione nell'ambito della variante del progetto licenziato nel febbraio 2017, con il taglio del 50% delle cubature rispetto al progetto iniziale. I reati ipotizzati sono associazione a delinquere, corruzione e finanziamento illecito.
Figura chiave dell'indagine il costruttore Luca Parnasi. Fra gli altri, c'è poi il nome di Luca Lanzalone, che il 14 giugno 2018 si è dimesso dal suo incarico di presidente di Acea e contro cui è iniziato il processo con rito immediato il 5 marzo 2019. E poi ancora, quello di Adriano Palozzi, vicepresidente del consiglio regionale del Lazio per Forza Italia, quello di Michele Civita, ex assessore regionale del Pd, e quello di Marcello De Vito (CHI È), presidente dell'Assemblea Capitolina (M5S). Ecco in sintesi chi sono i protagonisti dello scandalo che sta interessando la Capitale.

Luca Parnasi, il costruttore figlio d'arte

Quella di Luca Parnasi è la figura centrale dell'inchiesta sul nuovo stadio. In particolare si ritiene che il costruttore foraggiasse i politici e i pubblici ufficiali con un metodo corruttivo, che gli inquirenti definiscono come "asset di impresa". Luca Parnasi ha 41 anni, è un costruttore di seconda generazione ed è figlio d'arte di Sandro Parnasi, un uomo che è riuscito a costruire un impero a Roma. Parnasi è amministratore delegato del gruppo immobiliare di famiglia, Parsitalia, quello che nel 2012 ha rilevato i terreni in cui dovrebbe sorgere il futuro stadio della Roma. Tra le opere realizzate dal gruppo, ci sono il grattacielo Bnl sulla stazione Tiburtina, le torri di Euroma2 all'Eur, gli alloggi a Marino, il terzo polo commerciale a Pescaccio. L'impero della famiglia, però, è finito nel vortice dei debiti e, nel 2016, è passato di mano con la cessione da parte del gruppo di tutte le più importanti partecipazioni immobiliari a una società in capo a Unicredit, con cui le aziende di Parnasi sono esposte per centinaia di milioni di euro. Con la crisi, Parsitalia ha maturato quindi l'enorme debito - si parla di diverse centinaia di milioni di euro - con Unicredit, ed è finita in liquidazione con un procedimento concordato con l'istituto di credito. Al costruttore non rimaneva che affidarsi allo stadio, che - nel progetto - non dovrebbe essere solo un impianto sportivo, ma un grosso polo d'attrazione commerciale da far sorgere sui suoi terreni di Tor di Valle, attraverso la controllata Eurnova, di cui lo stesso Luca Parnasi è a capo.

Luca Lanzalone, il tecnico di fiducia del M5s

Sarebbe stato Luca Lanzalone, secondo le ricostruzioni dei pm, uno degli uomini che ha curato la mediazione tra la giunta M5s di Virginia Raggi e la società Eurnova di Luca Parnasi per modificare, tra gennaio e febbraio 2017, il masterplan dell'impianto. Lo stesso Luca Parnasi, sintetizza la figura dell'ormai ex presidente di Acea come "Wolf", il personaggio interpretato da Harvey Keitel che "risolveva i problemi" nel film Pulp Fiction. "Il 30 marzo 2018 - è scritto nell'ordinanza di custodia cautelare - Lanzalone parlando dello stadio comunica a Parnasi di aver individuato un escamotage idoneo ad accelerare i tempi della procedura. Parnasi è entusiasta e pronuncia più volte la parola Wolf", proprio in riferimento a Lanzalone. L'ex numero uno di Acea è un avvocato esperto di diritto delle società partecipate. È nato a Genova nel 1969, e da anni è un consulente del M5s a livello nazionale (Il suo curriculum). Tra i suoi incarichi più recenti, quello di aver curato, per la giunta pentastellata di Livorno guidata da Filippo Nogarin, la procedura di concordato preventivo in continuità per il salvataggio di Aamps, l'azienda locale dei rifiuti. Poi, nel 2016, l’arrivo in Campidoglio, per seguire il progetto e il dossier sul nuovo stadio.  Dopo di che, è arrivata la nomina a presidente di Acea, la multiutility di acqua ed energia al 51% di proprietà del Campidoglio,carica da cui si è dimesso il 14 giugno 2018 dopo lo scoppio dello scandalo sullo stadio.

Adriano Palozzi, vicepresidente del consiglio regionale Lazio (FI)

Secondo gli inquirenti, un'altra figura chiave è quella del vicepresidente del consiglio regionale del Lazio, Adriano Palozzi, che avrebbe ottenuto 25 mila euro tramite l'emissione di fatture per operazioni inesistenti dal gruppo Parnasi. Palozzi è stato eletto il 4 aprile 2018 con Forza Italia (Il suo percorso). È nato a Marino e ha 43 anni. Ha ricoperto anche le cariche di vicepresidente della commissione regionale Lavori pubblici, infrastrutture, mobilità, trasporti e componente delle commissioni regionali Lavoro-politiche giovanili e istruzione e vigilanza sul pluralismo dell'informazione. È un imprenditore, e prima della costituzione del Pdl ha ricoperto l'incarico di vicepresidente della Federazione provinciale e di membro dell'assemblea nazionale di Alleanza Nazionale. Nella sua città natale, Marino, è stato prima il consigliere comunale più votato, poi, nel 2006, è diventato sindaco ed è stato rieletto, nel 2011, con il 61% delle preferenze. Nel 2008 è stato poi eletto nel consiglio provinciale di Roma, lavorando in qualità di membro delle commissioni Bilancio e politiche sociali. Nel 2011 è stato nominato presidente della Cotral Spa, la compagnia regionale dei trasporti. Dopo l'esperienza nel Pdl, ha dato la sua adesione a Forza Italia, ricevendo nel 2014 l'incarico di coordinatore del partito nella Provincia di Roma. Nel 2013 è stato eletto consigliere regionale del Lazio in quota Forza Italia, risultando il più votato nel territorio della provincia di Roma. Fino all’elezione come consigliere regionale nel 2018, con oltre 14mila preferenze.

Michele Civita, ex assessore alla Regione Lazio (Pd)

Nel quadro dell'inchiesta è entrato anche il nome di Michele Civita, ex assessore Pd alla Regione Lazio. Secondo gli inquirenti, avrebbe ottenuto una promessa di assunzione del figlio da parte del gruppo Parnasi. "Io ti voglio chiedere una cortesia per mio figlio… Tu me l'avevi detto no. Sì sì. Allora ovviamente per ragioni di opportunità nulla che riguarda le tue società. Ovviamente. Però tu mi avevi detto con qualcuno… Lui è laureato in Economia. Se ti mando il curriculum…”, avrebbe chiesto Civita, all'epoca assessore della Regione Lazio, in una conversazione con Luca Parnasi intercettata dagli inquirenti in un bar della Capitale. Civita è nato nel 1960 e, come scrive sul suo sito, le sue passioni giovanili sono state la politica, lo sport, il calcio e lo studio. Mentre studiava alla Sapienza di Roma, è stato eletto in consiglio di amministrazione in rappresentanza degli studenti. È l’inizio del suo percorso politico. Diventa poi dirigente del Partito comunista italiano e del Partito democratico della sinistra di Roma, e dal 1993 al 1996 coordina lo staff del sindaco di Roma, Francesco Rutelli. Dal 1997 lavora all'organizzazione del Grande Giubileo del 2000. Entra nella giunta provinciale di Enrico Gasbarra, dove ricopre il ruolo di assessore alla Mobilità, quindi è con Nicola Zingaretti sempre alla Provincia di Roma dove ricopre il ruolo di assessore alle Politiche del territorio e tutela ambientale. Nel marzo 2013, è nella giunta Zingaretti alla Regione Lazio, come assessore all'Urbanistica e ai trasporti. Si è presentato per la prima volta all'elettorato come candidato del collegio 1 di Roma e Provincia per le elezioni regionali del Lazio del 4 marzo 2018. Viene eletto, ma entra in Consiglio dopo il passaggio del collega del Pd Valeriani in giunta. 

Marcello De Vito, presidente dell'Assemblea Capitolina (M5S)

Il 20 marzo 2019, il presidente dell'Assemblea Capitolina M5S, Marcello De Vito, è stato arrestato per corruzione. Destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, è accusato di aver preso utilità dell'imprenditore Luca Parnasi, promettendo in cambio di favorire il progetto per la costruzione dell'impianto sportivo nell'area di Tor di Valle. De Vito, 45 anni, si è unito al Movimento nel 2012 ed è stato il primo candidato sindaco pentastellato a Roma, nel 2013. In quelle elezioni, ha sfidato Ignazio Marino, Gianni Alemanno e Alfio Marchini piazzandosi terzo con il 12,4% dei voti. E' diventato quindi il primo capogruppo del Movimento nell’Assemblea Capitolina, a capo per due anni e mezzo dell’opposizione contro la giunta di centrosinistra. Accanto a lui, Daniele Frongia, Virginia Raggi ed Enrico Stefàno e 29 consiglieri municipali. Alla caduta di Marino si è ricandidato alle primarie pentastellate, venendo però sconfitto da Virginia Raggi che nel 2016 è stata eletta sindaca. Con 6451 preferenze è però risultato il candidato con più voti nell’intera Assemblea Capitolina e si è aggiudicato il soprannome di “Mr Preferenze”. Questo successo lo ha spinto, il 14 luglio di quell’anno, all’elezione come presidente dell’Assemblea.

Gli altri indagati: da Ferrara a Prosperetti

Fra le persone indagate, compaiono poi i nomi di altri esponenti del mondo politico. È il caso di Davide Bordoni, capogruppo di Forza Italia al Campidoglio e di Paolo Ferrara, capogruppo per il M5s che si è autosospeso. Indagato anche Francesco Prosperetti, il sovrintendente responsabile dei beni artistici e culturali della Capitale. Secondo la Procura l'ex capo segreteria del Ministro ai Beni culturali, Claudio Santini, "avvicinò il Sovrintendente Francesco Prosperetti chiamato a pronunciarsi sul vincolo" che poi fu tolto. 

Data ultima modifica 20 marzo 2019 ore 11:45

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