Macerata, scontro sulla manifestazione antifascista prevista sabato

Cronaca
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Anpi, Arci, Cgil e Libera hanno accolto l'appello del sindaco, ritirando l'adesione al corteo del 10 febbraio. Diverse organizzazioni studentesche e sigle vicine ai centri sociali hanno dichiarato che scenderanno in piazza comunque

Rischia di cadere nel vuoto l'appello lanciato ieri dal sindaco di Macerata e di numerosi altri esponenti di "fermare tutte le manifestazioni" in risposta al raid xenofobo a colpi di pistola del 3 febbraio. L'invito, accolto da Anpi, Arci, Cgil e Libera, non ha avuto lo stesso effetto su organizzazioni studentesche e centri sociali che prenderanno regolarmente parte alla manifestazione. Presente in piazza anche la Fiom che parteciperà "in difesa del diritto costituzionale a manifestare".  

L'appello del sindaco

Nella giornata del 7 gennaio, Carancini aveva lanciato il suo appello "alle donne e agli uomini, in particolare ai giovani, di buona volontà per sospendere spontaneamente ogni pur legittimo desiderio di far sentire la propria voce, in questi giorni difficili e fragili". Sottolineando inoltre la necessità di un ritorno alla normalità e invitando l'intera città alla riflessione. A fianco del sindaco si sono schierati il ministro Maurizio Martina e il vescovo Nazzareno Marconi, che propone "preghiere individuali e luci ad ogni finestra come segno di partecipazione civile".

Il ritiro di Anpi, Arci, Cgil e Libera

In una nota congiunta Anpi, Arci, Cgil e Libera hanno così raccolto l'invito di Carancini e ritirato la loro adesione. "Nel prendere atto dell'appello, seppur tardivo, del Sindaco di Macerata affinché si fermino tutte le manifestazioni in città per il clima di smarrimento, paura e dolore vissuto dalla comunità locale, abbiamo assunto la decisione, non senza preoccupazione e inquietudine, di sospendere la manifestazione nazionale del 10 febbraio". Nella stessa nota Anpi ha sollecitato però tutti i "sinceri antifascisti e democratici" per una "grande manifestazione nazionale unitaria" da realizzare prossimamente in un'altra città. 

Chi parteciperà alla manifestazione

D'altro canto i gruppi di estrema sinistra e i centri sociali hanno confermato la volontà di manifestare regolarmente sabato 10 febbraio. La rete "Realtà di movimento delle Marche", vicina ai centri sociali, ha confermato la manifestazione leggendo un comunicato, in piazza della Libertà, per contestare l'appello del sindaco. "La manifestazione è stata annunciata il 4 febbraio scorso. Dopo aver aderito, Cgil, Anpi, Libera e Arci hanno ritirato l'adesione, facendo circolare la notizia falsa che la manifestazione era stata annullata. Nonostante ciò - hanno sostenuto nel comunicato -, tanti attivisti di base, sezioni e circoli territoriali di queste organizzazioni hanno espresso la volontà di non abbandonare la piazza di Macerata e di essere, comunque, presenti". Stessa posizione è stata condivisa da Rete della Conoscenza, l'Unione degli Studenti e Link - coordinamento universitario. "Saremo a Macerata - spiegano le associazioni studentesche in una nota - perché è inaccettabile equiparare le manifestazioni dei gruppi neofascisti che giustificano il gesto di Traini a quelle di chi porta avanti i valori fondativi della nostra democrazia e vuole portare solidarietà alle vittime, riportando colori in un territorio che in questi giorni si è riempito di nero".

Grasso: "Decisione che spetta alle autorità"

Sulla questione è intervenuto anche il presidente del Senato, Pietro Grasso, che nella giornata odierna (8 febbraio) è arrivato a Macerata. "Sono decisioni che dovranno prendere le autorità responsabili dell'ordine e della sicurezza - ha spiegato sull'ipotesi di un divieto alla manifestazione. "Però non si può confondere l'antifascismo, che è un valore fondante della nostra Repubblica con una violenza gratuita". "Capisco che ci sia paura - ha aggiunto -, ma la tensione non va alimentata".

Tensione in città

Intanto a Macerata la tensione rimane alta e non va meglio nel resto del Paese: a Roma, davanti al Colosseo, qualcuno ha appeso a testa in giù un manichino con la croce celtica e uno striscione con la scritta "Minniti e fascisti la vostra strategia della tensione non passerà". Un gesto rivendicato dal gruppo "Noi Restiamo".

La visita del ministro Orlando

A Macerata ieri è stato anche il giorno del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, venuto a visitare i feriti del raid in ospedale (ne sono rimasti due). Il Guardasigilli sull'autore del raid, Luca Traini ha dichiarato: "è un folle che ha infangato il tricolore". Poi ha incontrato il presidente del tribunale e il procuratore, Giovanni Giorgio: ufficialmente "un segno di solidarietà", con l'invito a "lasciar lavorare i magistrati". Ma forse anche un tentativo di arginare le indiscrezioni sulle indagini, spesso con particolari scabrosi "che offendono la pietà". Qualche ora dopo, in una città blindata, è arrivata CasaPound Italia (Cpi) per una conferenza stampa, poi trasformata in sit-in. Il leader del partito di estrema destra, Simone Di Stefano, ha preso le distanze da Traini e ribadito il suo no alla pena di morte, che però "potrebbe essere una liberazione, anche morale" per chi commette delitti orribili come quello che ha ucciso Pamela Mastropietro.

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