Ancora baracche. Ancora senza una casa. Nei luoghi colpiti dai peggiori terremoti degli ultimi anni la ricostruzione non è mai terminata. E c'è chi dorme ancora sotto tetti di amianto. O prega in una chiesa container.
REPORTAGE FOTOGRAFICO a cura di Chiara Ribichini
Messina 1908, Belice 1968, Irpinia 1980, Umbria e Marche 1997, Abruzzo 2009. Oggi, a decenni di distanza da quei terribili terremoti, ci sono famiglie che continuano a vivere in strutture costruite per ospitare gli sfollati nella fase di emergenza "post sisma". Tra il degrado e il pericolo amianto
Messina, 108 anni dopo. Si vive ancora nelle baracche costruite dopo il terremoto.
Come spiega il sindaco della città Renato Accorinti, le situazioni sono diverse: c’è chi è morto in una baracca senza riuscire ad avere assegnata una casa e chi, invece, l’abitazione l’ha avuta ma è riuscito a tenere la baracca (o persino a rivenderla) per cedere la casa assegnata a figli o nipoti.
I nuclei familiari che attualmente vivono nelle baracche sono in tutto 2871 ma non tutte le costruzioni sono legate al sisma. Il Comune di Messina sta iniziando a smantellare le baracche.
Per la ricostruzione della valle del Belice si è speso tanto per realizzare grandi opere. Come il teatro di Gibellina, mai terminato.
O l’asse del Belice, una strada che avrebbe dovuto favorire i collegamento tra i vari paesi. Oggi viene chiamata dagli abitanti “l’autostrada delle pecore” perché inutilizzata. "L'errore - spiega il coordinatore dei sindaci della Valle del Belice e sindaco di Partanna, Nicola Catania - è stato quello di decidere dove e come ricostruire senza coinvolgere chi abita e conosce il territorio" .
Il Comune ha assicurato che ci sono 57 alloggi realizzati con fondi regionali in fase di assegnazione.