El Niño, Onu: “Forse durerà fino a novembre, nel 2026 record di caldo ed eventi estremi”

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Introduzione

Il mondo deve prepararsi all’imminente ritorno di El Niño. Sono mesi che la comunità scientifica lo ripete e adesso lo conferma nuovamente anche l’Organizzazione metereologica mondiale (Omm) dell’Onu, secondo cui il fenomeno climatico ciclico e naturale che innalzerà le temperature di tutto il mondo e intensificherà gli eventi estremi è ormai già dietro l’angolo. C’è l'80% di probabilità che si formi durante l’estate, prima di settembre, e il 90% di probabilità che vada avanti fino al mese di novembre. Da tempo gli scienziati hanno avvertito che potrebbe essere il più intenso di questo secolo, motivo per cui è già stato indicato da alcuni come un Super El Niño. Per Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, il mondo "deve considerarlo come un urgente allarme climatico".

Quello che devi sapere

El Niño sarà “potenzialmente forte"

Le nuove stime fanno parte di uno studio presentato oggi, 2 giugno, alla sede centrale dell’Omm, a Ginevra. La maggior parte dei modelli adottati per le previsioni, rileva l’analisi, indica che il ritorno di El Niño si verificherà con un'intensità "almeno moderata", ma c’è anche il rischio che sia “potenzialmente forte”.

 

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Cos’è El Niño

El Niño è il fenomeno climatico che si verifica ogni due-sette anni, quando le acque dell’Oceano Pacifico, in particolare quelle nella zona equatoriale centro-orientale, si surriscaldano in modo anomalo. In sintesi, prende forma quando i venti alisei si indeboliscono all’improvviso, spingendo l'acqua calda di Asia e Australia verso le coste dell’Ecuador e del Perù, come spiegano gli esperti de iLMeteo.it. Quello che succede dopo è un grande rilascio di vapore e calore nell’atmosfera, capace di dispiegare i suoi effetti in tutto il mondo: le temperature si alzano e gli eventi estremi si moltiplicano.

 

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Acque del Pacifico già a +6°C

La situazione nell’Oceano Pacifico tropicale è già peggio di quanto ci si aspettasse. Al momento, le temperature delle acque hanno toccato 6°C in più rispetto alla media primaverile

Verso nuovi record di temperature globali

L’Omm avverte che molto probabilmente abbiamo davanti a noi i mesi più caldi di sempre. Dovrebbero quindi essere superati anche i recentissimi record degli scorsi anni: la probabilità che succeda, sempre secondo l’Onu, è almeno dell’86%. L'ultimo El Niño, che ha colpito nel biennio 2023-2024, è stato uno dei cinque più forti mai registrati e ha contribuito al caldo estremo del 2024, che finora non ha eguali in termini di temperature globali.

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Piogge torrenziali, uragani ed estrema siccità

Secondo le Nazioni Unite, i prossimi tre mesi saranno segnati da temperature insolitamente elevate in quasi tutte le parti del pianeta, che porteranno con sé una maggiore probabilità di pioggia torrenziale e di estrema siccità, due facce della stessa medaglia. Nonostante ogni manifestazione del Niño sia unica e in parte diversa dalle precedenti, gli scienziati lo associano solitamente a precipitazioni più intense in alcune zone del Sud America, del sud degli Stati Uniti, del Corno d'Africa e dell'Asia centrale. Le condizioni meteo più secche interessano invece generalmente l'America centrale, il nord del Sud America, i Caraibi, l'Australia, l'Indonesia e alcune zone dell'Asia meridionale. C’è poi il rischio uragani, particolarmente forte nella zona del Pacifico orientale e di quello centrale. L'Europa non viene coinvolta direttamente, ma questo non significa che l'onda lunga degli effetti del Niño non abbia conseguenze anche sul Vecchio Continente.

El Niño e il cambiamento climatico: “Benzina sul fuoco"

Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha definito il ritorno di El Niño come “benzina sul fuoco” per la Terra, già alle prese con i devastanti effetti del cambiamento climatico. A livello scientifico, il fenomeno in sé non è per forza legato al surriscaldamento globale, perché potrebbe verificarsi a prescindere. Sommandolo però a tutte le complicazioni che l’aumento delle temperature causato dall’uomo sta già avendo, i risultati potrebbero essere peggio del previsto. Per questo Guterres ha ricordato ancora una volta come sia fondamentale agire in fretta per limitare quantomeno i danni provocati dall’uomo, ponendo fine alla dipendenza mondiale dai combustili fossili e di spingere al passaggio definitivo verso l’energia rinnovabile.

 

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