Che cosa sono i dispositivi wearable e quando sono nati

L'Apple Watch ha dato grande visibilità ai mercato wearable (Getty Images)
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Dai primi orologi "smart" agli occhiali intelligenti: è la tecnologia indossabile, sempre più popolare ed evoluta. Breve storia di un settore in espansione

Orologi, bracciali e occhiali intelligenti, auricolari bluetooth. Ma anche action cam, visori per la realtà virtuale, sensori impiantati sottopelle e persino esoscheletri, cioè macchine che supportano e sostengono il corpo umano. Tutti questi prodotti fanno parte dell'universo wearable, ovvero di quell'insieme di dispositivi che possono essere indossati. Come si intuisce da questo breve elenco, il settore è molto ampio. Al di là dei grandi classici (anche il caro vecchio orologio è in fondo un "wearable"), il termine si riferisce soprattutto ai prodotti digitali e – quasi sempre – rappresenta un sottoinsieme della Internet of Things, cioè quell'universo tecnologico in cui gli oggetti connessi dialogano tra loro.

Breve storia dei dispositivi indossabili

Individuare il primo dispositivo wearable di nuova generazione (cioè digitale) non è semplice. Secondo alcuni il primato spetterebbe all'orologio-calcolatrice lanciato da Pulsar nel 1975. È però a partire dagli anni '80 che arrivano i primi esperimenti, altamente innovativi seppur artigianali. Tra i padri del wearable figura ad esempio Steven Mann, un ricercatore canadese passato anche dal Massachusetts Institute of Technology: questi, a partire dalla fine degli anni '70, lavora al progetto "Digital Eye Glass". L'idea di fondo è quella degli attuali occhiali intelligenti: guardare il mondo attraverso la realtà aumentata. All'inizio il risultato è ingombrante (prevede un casco e un pesante marsupio), poi si evolve in modelli che ricordano vagamente i Google Glass. Soltanto nel 1996, però, il termine "wearable" inizia a circolare con più insistenza: merito anche della Darpa, l'agenzia del dipartimento della Difesa Usa che investe sulle nuove tecnologie, che organizza una conferenza ("Wearables 2005") dedicata al tema.

La spinta del Google Glass

Con il nuovo millennio, il settore accelera. Anche se non sempre arriva il successo commerciale. Diverse case giapponesi producono orologi con tastierino e display, parlare di smartwatch è ancora molto prematuro ma sono comunque modelli che si muovono in quella direzione. Il primo grande successo wearable è in realtà costituito dagli auricolari bluetooth: si fissano sull'orecchio e sono collegati ai telefonini senza fili. L'altra grande spinta arriva nel 2011, quando Google svela il progetto Glass: occhiali intelligenti in grado di fornire all'occhio di chi li indossa dati, informazioni, gestione delle chiamate. I Glass non ottengono il successo commerciale sperato - anche se nelle ultime settimane si è parlato di una loro riscoperta a livello industriale - ma riescono comunque ad influenzare il settore (basti pensare agli Spectacles, gli occhiali con fotocamera incorporata di Snap).

Da Samsung ad Apple: arrivano i grandi

Oggi tra le tecnologie indossabili più pubblicizzate figura l'I-Watch di Apple. Ma ormai quasi tutti i gruppi tecnologici hanno investito sul settore, da Samsung (con Gear) a Sony, da Garmin a Xiaomi. Spesso l'accento si sposta su fitness e salute: i dispositivi wearable da polso sono perfetti per misurare l'attività degli utenti. Dai chilometri percorsi al battito cardiaco fino alle calorie consumate. È questo, al momento, l'utilizzo che ha riscosso il maggior successo: Fitbit (azienda specializzata in band – cioè bracciali – per l'attività fisica) è leader di mercato e vende più di Samsung ed Apple messi insieme (anche grazie a un prezzo più contenuto). Ma il settore è ancora in evoluzione, soprattutto considerando lo sviluppo rapido della realtà virtuale, che potrebbe offrire nuove applicazioni.

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