Addio Yahoo, conclusa l'acquisizione da parte di Verizon: nasce Oath

Uno stand di Yahoo durante il Ces di Las Vegas (Getty Images)
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L'azienda che ha segnato i primi anni di Internet confluirà dentro una nuova sussidiaria della società acquirente. Marissa Mayer lascia l'incarico di Ceo

Verizon ha concluso l'acquisizione di Yahoo. Trova così compimento un'operazione da 4,48 miliardi di dollari, annunciata nei mesi scorsi ma complicata dalle falle nella sicurezza del gruppo guidato da Marissa Mayer. L'ormai ex ceo ha, come previsto, lasciato la plancia di comando, anche perché il suo ruolo non è previsto nell'organigramma della nuova società.

L'ufficialità: nasce Oath

Yahoo e i suoi marchi confluiranno, assieme ai brand di Aol (altra controllata di Verizon) in una nuova sussidiaria. Si chiama Oath, sarà guidata dall'attuale ceo di Aol Tim Armstrong e comprenderà “più di 50 brand”, tra i quali HuffPost, Yahoo Sports, AOL.com, Tumblr, Yahoo Finance e Yahoo Mail. Che quindi continuerà a vivere, anche se non più sotto l'ombrello di una società indipendente. “La combinazione di asset di Verizon e Oath, tra realtà virtuale e intelligenza artificiale, reti 5G e Internet of Things, contenuti originali e partnership, creerà nuovi modi per attirare nuovo pubblico in tutto il mondo”, ha affermato Marni Walden, presidente della divisione Media di Verizon.

Le dimissioni di Marissa Mayer

Sin dal momento in cui, lo scorso luglio, sono iniziate le trattative tra Verizon e Yahoo, il destino di Marissa Mayer era parso segnato: avrebbe avuto un ruolo marginale. O comunque molto ridimensionato. Una prospettiva che, per un ceo con pieni poteri per quattro anni (è diventata amministratore delegato nel luglio 2012), equivaleva a uno scontato addio. L'epilogo è arrivato con due righe in fondo al comunicato che ufficializza l'acquisizione. Dopo i saluti e i ringraziamenti di rito, Verizon scrive: “Visti i cambiamenti del suo ruolo come risultato della transazione, Marissa Mayer ha scelto di rassegnare le sue dimissioni da Yahoo”. In altre parole: dopo la fusione con Aol, c'è spazio per un solo amministratore delegato. Una “scelta”, quindi, quantomeno indotta. Finisce così la parabola della donna chiamata a risollevare (senza successo) le sorti di uno dei marchi storici della net-economy mondiale. Indebolita prima dagli scarsi risultati di bilancio e poi dai ripetuti attacchi hacker, potrà consolarsi con una buonuscita molto sostanziosa. E, a soli 42 anni, con la prospettiva di nuovi incarichi.      

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