Istat: cambia la dieta degli italiani, più frutta e meno carne

Le famiglie italiane nel 2016 per frutta e verdura hanno speso rispettivamente a 41,71 euro e a 60,62 euro al mese (LaPresse)
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Secondo l’Istituto di statistica i consumi delle famiglie nel 2016 evidenziano "una crescente attenzione a una più corretta alimentazione". In aumento anche la quota di spesa destinata a  pesci e prodotti ittici con un +9,5%. LO SPECIALE "UN PIATTO DI SALUTE"

 

 

 

Gli italiani, stando ai loro consumi, hanno cambiato le loro preferenze a tavola. Lo certifica l'Istat che, analizzando la spesa media delle famiglie per i prodotti alimentari, ha rintracciato "una crescente attenzione a una più corretta alimentazione". Dei 447,96 euro mensili di media spesi nel 2016 dai nuclei famigliari, infatti, la quota destinata alle carni, "pur restando la componente alimentare più importante, torna a diminuire" segnando un -4,8% rispetto al 2015. Di contro, dai dati raccolti dall’Istituto di statistica, emerge un aumento del 3,1% rispetto all’anno precedente della quota destinata a frutta e verdure, che salgono rispettivamente a 41,71 euro e a 60,62 euro mensili. 

In crescita anche il pesce

La voce che segna la maggiore crescita, però, è quella relativa a pesci e prodotti ittici con un aumento rispetto al 2015 del 9,5%, per un totale di spesa fino a 39,83 euro mensili. Una tendenza che, insieme all’aumento della quota destinata a frutta e verdura, secondo l’Istat certifica una maggiore attenzione da parte degli italiani a un'alimentazione sana.

Divario tra città e periferie

Per quanto riguarda i consumi in generale l'Istat riscontra "una ripresa a ritmo moderato", anche se il livello rimane ancora "al di sotto" di quello registrato nel 2011. Nel 2016 la spesa media mensile delle famiglie è stata pari a 2.524,38 euro, in rialzo dell'1,0% rispetto al 2015. Nello specifico, però, fa notare l’Istituto, si registra una differenza importante tra i livelli dei consumi registrati nelle grandi città e i valori rilevati sul resto del territorio. L'Istat, infatti, fa sapere che "si amplia nel 2016 il divario tra le città metropolitane e i comuni periferici delle aree metropolitane e quelli sopra i 50mila abitanti (circa 376 euro in media al mese da poco meno di 100 euro di differenza del 2015) e tra città metropolitane e altri comuni fino a 50mila abitanti (poco più di 491 euro da meno di 200 del 2015)". Una differenza che, secondo l’Istituto, si spiega con "la marcata crescita della spesa media mensile per beni e servizi non alimentari delle famiglie residenti nelle città metropolitane".

Fattori di rischio per la salute

L’Istituto insieme ai dati relativi alle "Spese per consumi delle famiglie" nel 2016 ha diffuso anche una serie di informazioni su abitudine al fumo, eccesso di peso, consumo di alcol e sedentarietà tra gli italiani "con l'obiettivo di offrire una lettura più completa delle dinamiche sociali in atto" in merito ai fattori di rischio per la salute. Dall’analisi, che ha previsto un campione di circa 19mila famiglie per un totale di circa 45mila individui, è emerso che nel 2016, il 19,8% della popolazione con più di 13 anni dichiara di essere fumatore (circa 10 milioni e 400mila persone), con il 22,6% che afferma di aver fumato in passato e il 56,1% di non aver mai fumato. Per quanto riguarda l’eccesso di peso, il 35,5% della popolazione a partire dai 18 anni dichiara di essere sovrappeso e il 10,4% di essere obeso. Il campione di italiani che, invece, dichiara di aver consumato almeno una bevanda alcolica nel corso dell'anno è pari al 64,7%, con il 43,2% che ha bevuto amari, superalcolici o liquori. Infine, per quanto riguarda l’attività sportiva, secondo l’Istat 23 milioni 85mila persone dichiarano di non praticare sport nel tempo libero.

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