Kurdistan iracheno, si vota per il referendum per l'indipendenza. FOTO

Nella regione, autonoma dal 1991, urne aperte fino alle 18 di lunedì 25 settembre per scegliere se diventare o meno uno Stato indipendente. Contrari alla consultazione l'Iraq, i vicini Siria, Turchia e Iran e parte della comunità internazionale. LA FOTOGALLERY. VIDEO
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    Oggi, 25 settembre, si vota nel Kurdistan iracheno, regione nel nord dell’Iraq: dalle 8.00 ora di Erbil i curdi sono chiamati a esprimere un voto sull’indipendenza della regione – autonoma dal 1991 – in un referendum. L'obiettivo della popolazione curda "è ottenere uno Stato per il quale lottano da quasi un secolo". Secondo l'agenzia curda Rudaw, ci sono lunghe file di elettori che attendono ai seggi i quali verranno chiusi alle 18.00 ora locale - In Kurdistan voto storico per l'indipendenza
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    Lo svolgimento del referendum era in dubbio fino a ieri, giorno prima della consultazione. È stato il presidente del governo regionale e leader del Partito democratico del Kurdistan, Massoud Barzani, a confermarlo durante un’attesa conferenza stampa che era stata rinviata di 24 ore. Haydar al-'Abadi, il premier iracheno, ha subito avvertito la popolazione: "Saranno prese tutte le misure per proteggere l'unità del Paese"
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    Sono molti a non volere questo referendum: in primis l'Iraq, che con la regione autonoma ha alcune contese territoriali per le province ricche di petrolio di Kirkuk, Ninive e Dyala. Contrari anche gli Stati Uniti, impegnati contro l'Isis alla guida di una coalizione cui partecipano anche forze curde, e l’Onu che in una risoluzione del Consiglio di Sicurezza ha parlato di minaccia alla stabilità della regione
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    In generale, la comunità internazionale teme che il referendum si svolga anche in aree che non fanno parte del Kurdistan, ma dove vivono popolazioni curde, come quella ricca di petrolio di Kirkuk. A osteggiare il referendum ci sono anche i vicini Turchia, Siria e Iran che ospitano al loro interno ampie fette della minoranza curda, per effetto della spartizione del Kurdistan dopo il crollo dell’Impero Ottomano
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    Le autorità turche hanno sospeso l'accesso nel Paese a veicoli e camion che arrivano dal Kurdistan attraverso il valico di Habur, come risposta al referendum. In mattinata, un comunicato del ministero degli Esteri, ha sottolineato ancora una volta che Ankara rifiuta il referendum "perché privo di base e legittimità legale" e ha annunciato che "prenderà tutte le misure necessarie" per proteggere la sua sicurezza, senza però specificare quali
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    La popolazione ufficiale del Kurdistan iracheno è di 4,7 milioni, ma a votare sono stati chiamati a partecipare 5,2 milioni di elettori, inclusi cioè quelli che vivono all’estero. Possono votare tutte le persone maggiorenni registrate, curdi e non curdi, residenti nelle regioni curde del nord dell’Iraq
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    Il voto dei curdi della diaspora è già cominciato il 23 settembre e continuerà fino alla sera del 25. I primi risultati di quelli che vivono all'estero sono già arrivati: il 98% si è dichiarato a favore dell'indipendenza. I risultati finali, secondo la commissione elettorale che sovrintende al processo, arriveranno entro 72 ore dopo la chiusura dei seggi. Nella foto: poliziotti in fila davanti a un seggio
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    Il risultato, che ci si aspetta sia favorevole all'indipendenza, non è vincolante ma darà al governo regionale del Kurdistan di Barzani il mandato di negoziare la secessione della regione dall'Iraq e dagli Stati confinanti. "Abbiamo atteso questo giorno per 100 anni", ha dichiarato un uomo in fila davanti a un seggio di Erbil, la capitale del Kurdistan iracheno. "Vogliamo uno Stato e oggi è un giorno di festa per tutti i curdi"
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    I votanti dovranno scegliere tra due caselle – Sì e No – sulla scheda elettorale. La domanda "Vuoi che la regione del Kurdistan e le aree curde fuori da questa regione diventino uno Stato indipendente?" è tradotta in curdo, turco, arabo e assiro
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    In mattinata, anche il leader del Kurdistan iracheno Barzani si è recato a votare, in un seggio della città di Erbil. Barzani ha sottolineato che "questo referendum non disegnerà il confine del Kurdistan. Non imporrà nessuno status quo. Dopo il referendum siamo pronti a iniziare un lungo dialogo con Baghdad e dar loro tutto il tempo che necessitano per costruire una politica di “buoni vicini” tra i due Stati. Ma non torneremo mai alla fallita partnership che avevamo fino ad ora”