Il Venezuela pronto a lasciare l'Organizzazione degli Stati Americani

Il governo del presidente Maduro aveva annunciato che, nel caso il vertice per esaminare la situazione in Venezuela fosse stato approvato, il suo Paese avrebbe lasciato l'Organizzazione (Getty Images)
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Secondo il governo di Maduro ci sarebbero tentativi di ingerenza nella sua politica interna

Il Venezuela ha deciso di abbandonare l’Organizzazione degli Stati americani (Osa) in segno di protesta nei confronti di alcuni Stati, che hanno dimostrato l’intento di voler interferire negli affari interni di Caracas. Lo ha annunciato la ministra degli Esteri venezuelana, Delcy Rodriguez, dopo la convocazione di un vertice dell'organismo regionale per discutere la crisi nel Paese.

Diplomazia bolivariana

L’Osa è un’organizzazione internazionale di carattere regionale che, con il Venezuela, comprende i 35 stati indipendenti delle Americhe. Il suo principale scopo è promuovere il dialogo multilaterale per mantenere la pace e migliorare le condizioni sociali ed economiche dei Paesi del continente. Secondo la Ministra del governo Maduro, però, "l'Osa ha insistito con le sue azioni intrusive contro la sovranità della nostra patria e dunque procederemo a ritirarci da questa organizzazione". La Rodriguez, durante l’annuncio ha voluto anche aggiungere che "la nostra dottrina storica è segnata dalla diplomazia bolivariana della pace, e questo non c'entra niente con l'Osa". Il motivo scatenante di questa decisione è stata la convocazione il 26 aprile di un vertice dei ministri degli Esteri dell'organismo - approvato a maggioranza - per esaminare la situazione in Venezuela. Prima del voto, il delegato venezuelano presso l’Osa aveva chiesto la sospensione della sessione e aveva dichiarato che nel caso il vertice fosse stato approvato il Venezuela avrebbe dato inizio alle pratiche per lasciare l'Organizzazione.

Violenza nelle strade

Intanto in tutte le principali città del Venezuela continuano le proteste contro il governo, accusato dalle opposizioni di aver attuato "un colpo di Stato in piena regola". Lo scorso 31 marzo il Tribunale Supremo di Giustizia ha esautorato il Parlamento e si è auto-attribuito le sue funzioni. La misura nei giorni successivi è stata ritirata ma le proteste sono proseguite e, dall’inizio delle manifestazioni, il bilancio delle vittime è salito a 28. Le ultime due sono Christian Ochoa, un 22enne ferito da spari di arma da fuoco il 24 aprile a Valencia, capitale dello stato di Carabobo, e Juan Pablo Pernalete, un ventenne raggiunto in faccia da un lacrimogeno a Caracas il 26 aprile. Le opposizioni, che hanno la maggioranza all’interno dell’Assemblea Nazionale, esigono dal Defensor del pueblo Tarek William Saab che dichiari la sentenza della Corte Suprema, poi ritirata, una violazione della Costituzione e approvi di conseguenza la destituzione i magistrati che l'hanno approvata.

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