Assegno Unico, verso estensione per i figli a carico non residenti in Italia: le novità

Economia
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Introduzione

Un emendamento del governo al decreto Pnrr, depositato in Commissione Bilancio della Camera, prevede di estendere la platea degli aventi diritto all’Assegno Unico e Universale anche ai lavoratori degli Stati dell’Ue non residenti in Italia (ma che lavorano nel nostro Paese) e ai figli a carico residenti in un altro Stato. Nel concreto, se la misura passasse, per esempio, un cittadino residente in Francia, ma che lavora nel nostro Paese, potrebbe accedere al sostegno mensile anche se i figli che ha a carico risiedono all’estero.

 

Il voto sugli emendamenti al decreto Pnrr dovrebbe riprendere dopo la pausa pasquale, quando la Commissione Bilancio tornerà a esaminare il provvedimento. Ecco in cosa consiste la novità

Quello che devi sapere

L'impatto dell'estensione

La relazione tecnica sull'ampliamento dell'Assegno Unico stima il numero di nuovi figli beneficiari in circa 50.000. L'onere parte da 20 milioni nel 2026 per salire poi  progressivamente fino a 36 milioni a decorrere dal 2035.

 

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Cosa cambia

Come detto, l'emendamento prevede che all'Assegno Unico e Universale possano accedere anche i lavoratori degli Stati membri dell'Unione europea che non siano residenti in Italia (ma che lavorano nel nostro Paese).

 

L'emendamento dell'esecutivo stabilisce che "l'erogazione dell'Assegno Unico e Universale è parametrata alla durata effettiva della residenza, del domicilio o della prestazione di lavoro svolta in Italia". E spiega anche che "la domanda deve essere presentata per la durata della prestazione lavorativa e, in ogni caso, deve essere rinnovata ogni anno dal 1° marzo".

 

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Come si è arrivati all'emendamento

Il testo dell'emendamento interviene sul decreto legislativo 29 dicembre 2021 n. 230, che tra i beneficiari dell'Assegno Unico esclude i lavoratori che non risiedono in Italia per almeno due anni o i cui figli non risiedono in Italia.

 

L'intervento è stato promosso dall'esecutivo anche per evitare una possibile condanna della Corte di giustizia dell’Unione europea, dopo che la Commissione europea ha deferito il nostro Paese nel 2024 (a seguito del reclamo inoltrato nel 2022 dalla Uil del Friuli-Venezia Giulia a tutela dei lavoratori frontalieri). Il motivo è legato ai due anni di residenza richiesti per accedere al sostegno economico. Una "discriminazione" che viola, secondo Bruxelles, "il diritto dell’Ue in materia di coordinamento della sicurezza sociale e di libera circolazione dei lavoratori".

La posizione della Uil

"Si rimuove così per il governo il pericolo di una condanna da parte della Corte di giustizia europea, dopo che la Commissione ci aveva dato ragione, rilevando che la norma sull’Assegno Unico introdotta nel 2022 violava il diritto dell'Ue in quanto non tratta i cittadini comunitari allo stesso modo, il che si qualifica come discriminazione", spiega il responsabile del Dipartimento Internazionale della Uil, Michele Berti, come scrive il sito ilfriuli.it.

 

“Siamo di fronte a una modifica che finalmente va nella direzione di eliminare ogni discriminazione a danno dei lavoratori frontalieri impiegati nel mercato regionale – ha poi commentato il segretario generale Uil del Friuli-Venezia Giulia, Matteo Zorn –, condizione per favorire l’emersione delle ancora troppe posizioni lavorative irregolari. La Uil continuerà a monitorare la situazione, e informare tempestivamente tutti i lavoratori non appena saranno date disposizioni pratiche per fare domanda di Assegno Unico”.

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Alcuni aspetti ancora da chiarire

Per la Uil, comunque, "restano da chiarire ancora alcuni aspetti, come ad esempio il problema degli arretrati, ovvero quello che le lavoratrici e i lavoratori frontalieri avrebbero dovuto prendere dal 2022, ma non hanno preso a causa di requisiti discriminatori inseriti nella norma", dice Michele Berti.

Cos'è e come funziona l'Assegno Unico

Va ricordato che l'Assegno Unico e Universale è il principale sostegno economico pubblico per le famiglie con figli a carico. Viene attribuito per ogni figlio fino ai 18 anni oppure ai 21, al ricorrere di determinate condizioni (requisiti di studio, tirocinio o reddito non superiore agli 8mila euro, ndr). Spetta invece senza limiti di età per i figli disabili. Anche se il suo valore è parametrato all’Isee e all’età e al numero dei figli, spetta anche – quantomeno nel suo importo minimo – a chi ha Isee superiore alla soglia massima rivalutata annualmente (46.582,71 euro per il 2026): in questo caso, si riceve il minimo, pari a 58,30 euro. Le famiglie numerose con almeno quattro figli, invece, hanno diritto a un extra mensile forfettario di 150 euro.

 

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