Sette anni dalla scomparsa di Yara alla condanna per Bossetti

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La tredicenne Yara Gambirasio scomparve il 26 novembre 2010 a Brembate di Sopra. Nel giugno 2014 è stato arrestato Massimo Bossetti. Lo scorso anno il processo di primo grado con la condanna all’ergastolo.

LA FOTOSTORIA DI UN CASO LUNGO 7 ANNI

Le tappe della vicenda

La tredicenne Yara Gambirasio scomparve il 26 novembre 2010 a Brembate di Sopra dopo aver lasciato la palestra in cui praticava ginnastica ritmica, che si trova a 700 metri da casa. Il corpo è stato ritrovato tre mesi dopo, il 26 febbraio 2011, in un campo a Chignolo d'Isola. Gli investigatori hanno isolato una traccia di dna maschile sui leggins e slip della ragazza. Un dna simile a quello trovato mesi dopo su una marca da bollo di un uomo morto nel 1999, Giuseppe Guerinoni. Da qui è nata l’ipotesi di un figlio illegittimo, ribattezzato “Ignoto 1”. Nel giugno 2014 è stato arrestato Massimo Bossetti, muratore di Mapello, il cui Dna è risultato coincidere con quello di Ignoto 1. Il processo a Bergamo si è concluso con la condanna all’ergastolo per Bossetti. Un anno dopo è iniziato il procedimento d’Appello che si è concluso dopo la mezzanotte del 18 luglio.

Sette anni dalla scomparsa al processo d'appello

Sono passati quasi 7 anni tra la sparizione della giovane e la sentenza del processo d'appello. Quando Yara Gambirasio scomparve aveva 13 anni. Venne vista per l'ultima volta mentre lasciava la palestra di Brembate di Sopra, il paesino in provincia di Bergamo dove viveva con la famiglia. Il cadavere di Yara fu ritrovato tre mesi dopo, il 26 febbraio 2011, a 10 chilometri di distanza dalla palestra, in un terreno incolto di Chignolo d'Isola. (LA FOTOSTORIA DI UN CASO LUNGO 7 ANNI)

Le prime indagini e l'arresto sbagliato

In una prima fase delle indagini, l'attenzione degli inquirenti si concentrò su Mohammed Fikri, origini marocchine. Fikri venne arrestato mentre si trovava su un traghetto diretto a Tangeri. A incastrarlo fu un'intercettazione la cui traduzione risultò in seguito sbagliata, per cui Fikri venne definitivamente scagionato.

Le indagini e il Dna

Dopo il ritrovamento del corpo di Yara, gli inquirenti riuscirono a rilevare, su mutandine e leggings, una traccia di sangue diversa da quella della 13enne. Venne così identificato un profilo di Dna, battezzato "Ignoto 1" e avviata una campagna a tappeto di prelievi tra la popolazione del posto per arrivare all'identificazione del sospetto. Attraverso l'esame di vari soggetti del ramo familiare con profilo genetico correlato, gli inquirenti arrivarono a Giuseppe Guerinoni, autista di Gorno morto nel 1999, identificato come padre del ricercato. Il profilo di "Ignoto 1", però, non corrisponde a quello dei figli di Guerinoni, gli inquirenti, così, arrivarono a colei che la genetica identificherebbe come la madre di "ignoto 1": la signora Ester Arzuffi, che negherà di aver mai avuto una relazione con Guerinoni.

L'arresto di Massimo Bossetti

Ester Arzuffi ha un figlio: Massimo Bossetti, muratore di 45 anni. L'uomo venne arrestato, dopo aver raccolto con una scusa il suo Dna, il 16 giugno 2014. Le indagini a suo carico vennero chiuse nel febbraio del 2015, con la richiesta di rinvio a giudizio. Il 3 luglio l'apertura del processo a carico di Bossetti, con l'accusa di omicidio pluriaggravato, davanti alla Corte d'Assise di Bergamo. Per l'accusa, a incastrare l'imputato, fu la "prova regina" del Dna, oltre ad alcune immagini di una videocamera che avrebbero ripreso il furgone di Bossetti passare davanti alla palestra pochi minuti prima della scomparsa di Yara. La difesa sostenne che la traccia di Dna mitocondriale, che indica la linea materna, non corrisponde al loro assistito; oltre al fatto che il dna prelevato fu "contaminato" e che le modalità di custodia e conservazione rappresentarono altri "tallone d'Achille" di un processo solo "indiziario".

La condanna in primo grado per Bossetti

Bossetti si è sempre dichiarato "innocente". Il primo luglio 2016 la Corte condannò Bossetti all'ergastolo, riconoscendo l'aggravante della crudeltà. A Bossetti venne inoltre revocata la patria podestà sui tre figli. Mentre ammonta a 1,3 milioni l'importo del risarcimento che deve alla famiglia Gambirasio.

La conferma dell'ergastolo in Appello

Il processo di secondo grado è iniziato il 30 giugno 2017 davanti alla Corte d'assise di Brescia. Bossetti, durante la dichiarazione spontanea, ha ribadito la sua innocenza: "Non posso marcire in carcere per un delitto che non ho commesso - ha affermato - Se fossi io l'assassino, sarei pazzo a chiedervi la perizia, io non mai fatto male a nessuno. Quel Dna non è mio. Sono innocente, non sono un mostro". La sentenza è arrivata poco dopo la mezzanotte del 18 luglio 2017. La parola passerà adesso alla Corte di Cassazione

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