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"Una mazzata, avevo fiducia nella giustizia" avrebbe commentato l'uomo, che in aula aveva chiesto di "rifare l'esame del Dna". I genitori della 13enne: ora sappiamo chi è stato, ma nostra figlia non tornerà"

Dopo 45 udienze e oltre dieci ore di camera di consiglio è arrivata la sentenza a carico di Massimo Giuseppe Bossetti (la fotostoria di un caso lungo sei anni). Il muratore di Mapello, unico indagato per l’omicidio di Yara Gambirasio è stato condannato all’ergastolo. I giudici hanno anche deciso di revocare all'uomo la patria potestà. Ed è in questo momento che il 45enne, rimasto impassibile durante tutta la lettura del dispositivo, avrebbe alzato gli occhi al cielo in segno di disperazione.

 

Bossetti: è una mazzata - "E' stata una mazzata grossissima, avevo fiducia nella giustizia" si sarebbe sfogato l'uomo coi suoi legali. Bossetti, che si è sempre dichiarato innocente, anche oggi in aula, dove ha reso dichiarazioni spontanee, ha ribadito di non aver mai conosciuto Yara e ha chiesto di "ripetere l'esame del Dna". 

 

 

I genitori di Yara: mai avuto dubbi - Nella loro casa a Brembate di Sopra, invece, i genitori della ragazzina, trovata morta nel febbraio 2011 (FOTO - VIDEO)., hanno ricevuto la notizia che ha dato loro sollievo nel dolore che va avanti da sei anni: "Non abbiamo mai avuto dubbi sulla colpevolezza di Bossetti da quando l'hanno arrestato", hanno spiegato ai loro legali. "Ma Yara - hanno poi aggiunto - non tornerà più indietro".

 

La prova del Dna - E mentre i difensori del muratore di Mapello, gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, polemizzavano con alcuni cronisti che chiedevano loro conto della scelta del rito ordinario al posto di quello abbreviato e continuavano ad attaccare anche sulla validità degli esami del Dna ("ci sono più anomalie che marcatori", hanno ripetuto come avevano fatto sempre in aula), il procuratore facente funzione di Bergamo, Massimo Meroni, ha spiegato che quella genetica è stata "una prova decisiva". Così la battaglia tra accusa e difesa sugli accertamenti sul Dna che hanno inchiodato Bossetti si è spostata anche fuori dal Palazzo di Giustizia subito dopo il verdetto.

 

Respinta la richiesta di isolamento - La Corte d’Assise di Bergamo ha poi respinto la richiesta del pubblico ministero, Letizia Ruggeri, che oltre all'ergastolo aveva chiesto per Bossetti anche l'isolamento. L'uomo, riconosciuto colpevole della morte della 13enne, è stato infine condannato a risarcire i genitori della vittima con 400mila euro ciascuno e i tre fratelli con 150mila euro ciascuno. Un risarcimento pari a 1,25 milioni di euro.

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