Yara, pm: vittima seviziata, il killer ha agito con crudeltà

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Secondo l'accusa, tra il dna di Bossetti e quello ritrovato sugli indumenti della 13enne vi è "sostanziale e assoluta certezza di compatibilità". Il presunto omicida non risponde ai giudici. Polemica tra Alfano e la Procura

Avrebbe agito con crudeltà, colpendola alla testa per tre volte e l'avrebbe lasciata agonizzante sul campo. E' quanto scrivono i pm nel provvedimento di fermo per Giuseppe Massimo Bossetti, l'uomo arrestato il 16 giugno per l'omicidio di Yara Gambirasio avvenuto quasi 4 anni fa. Il suo dna, dicono gli inquirenti, mostra una "sostanziale assoluta compatibilità" con quello ritrovato sui leggings della 13enne di Brembate di Sopra uccisa il 26 novembre del 2010. (LA FOTOSTORIA - LE TAPPE DELLA VICENDA: VIDEO - TUTTE LE IMMAGINI - TUTTI I VIDEO).

Il questore: "Caso chiuso solo con sentenza" - Per il questore di Bergamo Fortunato Finolli, il caso "non può considerarsi chiuso fino a quando non interverrà una sentenza". Il questore ha spiegato che vi sono "numerosi altri accertamenti da svolgere" sulla posizione di Massimo Giuseppe Bossetti per capire se abbia agito da solo o se qualcuno sapesse qualcosa e non l'avesse rivelato per complicità.


Polemica tra la Procura e Alfano - La notizia della svolta nelle indagini è stata data da Angelino Alfano. E proprio sull'annuncio del Viminale si è innescata una polemica tra il procuratore di Bergamo Francesco Dettori e il ministro dell'Interno. "Io non ho dato alcun dettaglio" afferma Alfano in risposta alla Procura che fa sapere che avrebbe voluto "maggiore riserbo".

La madre di Bossetti: "Se è stato lui deve pagare" - La madre del presunto assassino, intanto, è descritta dai conoscenti come "devastata", ma avrebbe detto a una vicina: "Se è stato lui, deve pagare". Giuseppe Massimo Bossetti, che ha già trascorso la sua prima notte in carcere, dopo aver negato ogni responsabilità nell'omicidio si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Contro Bossetti la prova del Dna e le celle telefoniche - La svolta nelle indagini, ha spiegato il comandante provinciale dei carabinieri di Bergamo, Antonio Bandiera, è arrivata venerdì 13 giugno. Quel giorno gli investigatori sono infatti riusciti a risalire all'identità della madre del cosiddetto "ignoto 1". Domenica 15, Giuseppe Massimo Bossetti è stato avvicinato con uno stratagemma: è stato sottoposto ad etilometro durante un controllo stradale. Lunedì la definitiva conferma che il suo Dna era "altamente compatibile" con quello trovato sugli indumenti di Yara. Da qui il fermo.
Ma l'esame del Dna che lo indicava come figlio biologico dell'autista di autobus Giuseppe Guerinoni, scomparso nel 1999 e a cui era riconducibile il profilo genetico trovato sulla vittima, sarebbe stata solo l'ultima conferma. Bossetti, infatti, era già stato individuato: apparteneva a quel gruppo di persone che gli investigatori ipotizzavano potessero essere, in qualche modo, coinvolti nel delitto. Erano partiti dal suo cellulare che era rimasto agganciato alla cella della zona di Brembate di Sopra nelle ore di quel 26 novembre del 2010 quando Yara scomparve.
Secondo indiscrezioni Bossetti sarebbe il nipote biologico (non anagrafico) della donna di servizio della famiglia Gambirasio. Non si esclude, dunque, che l'uomo conoscesse Yara.

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