Valanga sull'hotel Rigopiano: le tappe della tragedia

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Il 18 gennaio il resort abruzzese è stato sventrato dalla neve. Passarono ore prima che la macchina dei soccorsi si mettesse in moto. Morirono 29 persone, mentre i sopravvissuti furono 11. Ora la procura di Pescara ha iscritto sei persone nel registro degli indagati

E’ il 18 gennaio, tra le 16.30 e le 16.50, quando una valanga travolge l’hotel Rigopiano di Farindola.  Quel giorno la struttura ospita una quarantina di persone, tra ospiti e personale. Tutto avviene in pochi attimi: la neve impatta contro l’albergo fino a sventrarlo (LE FOTO). Muoiono 29 persone, mentre 11 saranno estratte vive, dopo un’attesa di giorni. Ora, per ciò che è accaduto, la procura di Pescara ha inviato sei avvisi di garanzia destinati anche al presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco, al sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, e al direttore dell’albergo, Bruno Di Tommaso. 

L'hotel isolato tra scosse di terremoto e nevicate   

Il 18 gennaio, l’Abruzzo è colpito dal maltempo e dal terremoto, con 300mila utenze senza luce e le frazioni isolate. Le nevicate si alternano alle scosse di terremoto. Quattro di queste sono molto forti,con epicentro a Montereale (L'Aquila) e Capitignano (L’Aquila), e tutte con magnitudo superiore a 5. L’Hotel Rigopiano è completamente isolato dopo una nevicata notturna. I suoi ospiti chiedono di andarsene e il proprietario, Roberto Del Rosso, incomincia a inviare diverse richieste d'aiuto per liberare la strada intorno al resort. Ma non arriva nessuno: lo spazzaneve, che in un primo momento avrebbe dovuto presentarsi alle 15, rinvia alle 19. Non arriverà mai perché, tra le 16.30 e le 16.50, una valanga travolge la struttura.

I primi allarmi ignorati

Alle 17.08 Giampiero Parete, un cuoco ospite della struttura, illeso perché nel parcheggio, lancia l'allarme al 118: dice che c'è stata una valanga e che l'albergo è crollato. Alle 17.10 la prefettura chiama l'hotel, ma nessuno risponde. Alle 17.40 una funzionaria della prefettura contatta il direttore dell'hotel, Bruno Di Tommaso. L’uomo è a Pescara e dice di non sapere nulla. Alle 18.03 Parete chiama il suo titolare, Quintino Marcella, e lo informa della situazione. Marcella fa diverse telefonate, sia al 112 che al 113. Alle 18.08 e alle 18.20 Marcella parla per due volte con la prefettura di Pescara, ma in entrambi i casi la funzionaria liquida la richiesta d'aiuto come un falso allarme. Solo alle 18.57, quando sono passate più di due ore dalla tragedia, un volontario della Protezione civile crede al racconto di Marcella e la macchina dei soccorsi si attiva (LE FOTO).

L'arrivo dei soccorsi

Le squadre del Soccorso alpino si mettono in cammino con le ciaspole la sera del disastro, ma raggiungono il luogo della tragedia solo all'alba del 19 gennaio. La bufera di neve e le condizioni delle strade, infatti, rendono difficile arrivare a quel che resta dell’hotel in breve tempo (FOTO). Poco dopo, arriva anche la colonna dei soccorritori, dietro le turbine che hanno lavorato tutta la notte per sgomberare la strada. Due persone, Giampiero Parete e il tuttofare dell'hotel, Fabio Salzetta, che al momento della slavina era all'esterno dell'albergo, vengono recuperati dagli uomini del soccorso alpino. 

Gli 11 sopravvissuti e le 29 vittime

Intanto le macerie restituiscono le prime vittime. Il 20 gennaio i vigili del fuoco estraggono vive nove persone: la moglie e il figlio di Parete, Adriana Vranceanu e il piccolo Gianfilippo, oltre che tre bambini, fra cui l'altra figlia di Parete, Ludovica, e poi Edoardo Di Carlo e Samuel Di Michelangelo. Vengono poi ritrovate vive anche altre quattro persone. Si tratta di Giampaolo Matrone, Vincenzo Forti, Francesca Bronzi e Giorgia Galassi (IL RACCONTO). Insieme a loro vengono trovati anche altri cadaveri. Le operazioni di recupero terminano il 25 gennaio, cioè sette giorni dopo la slavina. Il bilancio è di 29 morti e 11 sopravvissuti

 

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