Android, 9 app gratuite su 10 cedono dati a Google e Facebook

Immagine di archivio (Getty Images)
2' di lettura

Uno studio dell’Università di Oxford dimostra che i cosiddetti 'tracker' sono diffusi nell’88,4% delle applicazioni non a pagamento del sistema operativo mobile 

Quali sono le pratiche più diffuse che mettono a rischio i dati personali? Secondo un nuovo studio, scaricare app gratuite rientrerebbe sicuramente tra queste. Alcuni ricercatori del Dipartimento di Scienze Computerizzate dell’Università di Oxford affermano infatti che quasi il 90% delle app disponibili senza pagare sullo store di Google, sui dispositivi Android, sono caratterizzate da meccanismi che comunicano le informazioni personali a parti terze. Sarebbero moltissimi, a seconda del programma scaricato, i cosiddetti ‘tracker’ che trasmettono i dati degli utenti, per un fenomeno che viene ormai definito “fuori controllo” che riguarda svariati Paesi, nonostante l’indagine si concentri su Gran Bretagna e Stati Uniti.

App Android gratuite cedono dati personali

La privacy degli utenti è ormai un tema sempre più centrale in ambito tecnologico, visti i continui modi con cui le compagnie del settore hanno possibilità di accedere alle informazioni delle persone. Lo stesso amministratore delegato di Apple, Tim Cook, ha recentemente affermato che "l'uso dei dati personali degli utenti internet è stato reso un’arma”. Uno scenario ulteriormente confermato dal lavoro dei ricercatori dell’Università di Oxford, che hanno analizzato 959.000 applicazioni scaricabili gratuitamente dagli store Google Play presenti sui dispositivi Android, scoprendo che quasi 9 app su 10 trasmetterebbero i dati degli utilizzatori a parti terze.

Google, Facebook ma non solo

La ricerca è stata pubblicata sul portale ArXiv e si limita ai mercati di Gran Bretagna e Stati Uniti, constatando che l’88,4% delle app presenta i cosiddetti ‘tracker’, tecnologie presenti all’interno delle applicazioni che monitorano l’attività dell’utente al fine di costruirne un profilo dettagliato. I dati possono variare di tipologia, e riguardare la posizione geografica, l’età, il genere, e il tipo di dispositivo utilizzato. Gli autori specificano che le app per controllare le news e quelle dedicate ai bambini presentano, in media, il numero maggiore di ‘tracker’. Grazie a questi meccanismi, le informazioni finiscono nelle mani di Alphabet, un’azienda controllata da Google, e di altre società. Tra queste spiccano Facebook, che riceve i dati nel 42,5% dei casi e Twitter (33,8%). Seguono poi Verizon, Microsoft e Amazon. 

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