Bene il design, male il vino: su web e chat i cinesi “bacchettano” il Made in Italy

Baidu (Getty Images)
3' di lettura

In un’indagine di Business Strategies e Nomisma Wine Monitor, Francia avanti su vino, moda e turismo nelle ricerche su Baidu e i social del Dragone

Un ottimo posizionamento, ma un potenziale ancora tutto da sfruttare. E’ quanto si evince dall’ultima indagine sulla presenza del Made in Italy nei motori di ricerca e nelle chat cinesi dell’Osservatorio Paesi terzi di Business Strategies, condotta in partnership con Nomisma Wine Monitor.
Corrisponde, infatti, a una media di 9200 digitazioni della parola “Italia” la frequenza giornaliera di ricerca da parte degli internauti collegati dalla Cina, una cifra superiore a tanti “competitor” europei come, ad esempio, la Francia.
Ma cosa cercano i cinesi in merito al Belpaese?

Il design tiene, il vino soffre la concorrenza

Sicuramente, informazioni generali: il 34% degli utenti di Baidu – motore che raccoglie tre quarti delle ricerche effettuate all’interno dello Stato più popolato al mondo – utilizza termini riconducibili all’Italia per ottenere riscontri riguardanti ambiti generali sulla nostra storia, il contesto socio-politico, l’economia. Al 26% troviamo, invece, “arredo e design”, prima delle categorie per cui il Made in Italy spicca per tradizione agli occhi degli stranieri, con i cinesi che non fanno eccezione. Il turismo, al 23%, è un settore con grandi potenzialità di crescita, se pensiamo alla biodiversità del territorio italiano e alle centinaia di opere d’arte che il nostro Paese può vantare. I cugini francesi, meglio posizionati, ci superano con il 34%.
La vera bocciatura, tuttavia, l’Italia la registra sul food & beverage, in particolar modo sul vino: uno dei prodotti più tipici e da sempre di maggior successo, non riesce a “bucare” nelle ricerche cinesi attestandosi a un misero 1%, con il cibo che raggiunge a malapena il 4%. Numeri che stridono rispetto alle recenti stime sull'andamento dell'export vitivinicolo italiano nel mondo.
Agli osservatori più attenti non sfugge la diversità nelle abitudini enogastronomiche fra Italia e Cina, aspetto che influenzerebbe non di poco i dati, ma è altresì vero che la Francia, termine di paragone spesso scomodo per i più campanilisti, raggiunge un discreto 6% nelle ricerche, appunto, sul vino.

La corsa è sulla Francia

A tal proposito, sono gli under40 cinesi ad avere una sensibilità più accentuata nelle ricerche riguardanti il settore vitivinicolo, con la provincia di Guangdong più “votata” al vino francese e quelle di Pechino e Shanghai maggiormente fedeli al fascino, e al gusto, di quello italiano.
A testimoniare una volta di più la discrepanza con i risultati che premiano i francesi, l’indagine condotta su WeChat e Weibo, i più popolari social della Cina: a metà giugno, il vino rosso francese supera di ben dieci volte (33,360 contro 3,182) quello italiano nel numero di ricerche eseguite ogni giorno.
Brucia, infine, anche la sconfitta nel testa a testa con la Francia nelle ricerche sulla moda, con Parigi che batte Milano raggiungendo il 13%.

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