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Maker Faire 2019, iCub: il robot umanoide più diffuso al mondo

Maker Faire 2019, tra cibo del futuro, robot e economia bio

2' di lettura

L’automa, sviluppato dall’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit), ha le dimensioni di un bambino di quattro anni e integra dei sensori tattili, che gli permettono di interagire con l’essere umano  

Ha aperto i battenti lo scorso venerdì, la Maker Faire 2019, il più grande evento europeo sull’innovazione, tenutosi a Roma, dal 18 al 20 ottobre.
Tra i protagonisti della settima edizione della fiera tecnologica, hanno avuto un ruolo centrale i nuovi 20 progetti esposti nei padiglioni dedicati ai settori della Robotica e dell’Intelligenza artificiale.
Tra loro c’era anche iCub, un robot umanoide con la forma e le dimensioni di un bambino di 4 anni, sviluppato dall’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit).
Si tratta di un automa alto 104 cm, in grado di gattonare, camminare, sedersi e di manipolare oggetti.
Nei piani dei suoi sviluppatori, ci sarebbe l’aggiunta in futuro di tecnologie di ultima generazione in grado di permettergli di volare.

iCub: caratteristiche

Uno dei suoi punti di forza è l’integrazione di sensori tattili, che gli permettono di interagire con l’essere umano. Questa sua particolarità, come ha spiegato Stefano Dafarra, esperto dell'Iit, “permette a iCub di capire se e come viene toccato dall"uomo, e di rispondere nella maniera adeguata”.
Il robot, inoltre, monta delle telecamere e dei microfoni che simulano la vista e l’udito e dei sensore di ultima generazione pensati per ‘offrirgli’ l’equilibrio e per farlo interagire con l’ambiente esterno.

È il robot umanoide più diffuso al mondo

Nel mondo sono già state consegnate circa quaranta unità: iCub è al lavoro in diversi laboratori in Europa, Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud. È attualmente il robot umanoide più diffuso sul Pianeta. "Sono esemplari utilizzati per scopi di ricerca, per capire ad esempio come migliorare i movimenti, o l'equilibrio dei robot umanoidi, rendendoli sempre piu' simili a quelli umani. E, infine, come perfezionarne l'interazione con l'uomo, rispondendo a semplici comandi vocali oppure al contatto fisico con le persone”, ha dichiarato Stefano Dafarra. “In futuro stiamo anche pensando di insegnargli a volare".

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