Intelligenza artificiale, si accende la sfida tra entusiasti e apocalittici dell'IA

Tecnologia
©IPA/Fotogramma

Introduzione

Il dibattito sull'intelligenza artificiale, tra chi esalta le potenzialità per l’umanità e chi dipinge un futuro apocalittico, si accende sempre di più. Da Amodei a Zuckerberg, da Trump a Huang: sono tanti i leader, gli esperti e i big dell’IA che hanno espresso la propria posizione su un tema che ormai non è solo di interesse tecnico ma è diventato argomento geopolitico. 

Quello che devi sapere

Intelligenza artificiale tra entusiasmo e cautela

All’interno dell'industria tecnologica e della leadership politica internazionale ci sono posizioni diverse. A dividere sono soprattutto due temi: la sicurezza dei modelli e i ritmi della loro evoluzione. Il confronto è ormai polarizzato tra l'entusiasmo di chi intende accelerare, gli allarmi degli apocalittici e la cautela diplomatica dei grandi colossi della rete. Il dibattito è acceso anche tra chi pensa che servano delle regole per disciplinare il settore e chi invece non è d’accordo.

 

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Le posizioni da Musk a Zuckerberg

Tra i big della tecnologia si sono esposti Dario Amodei di Anthropic, Sam Altman di OpenAI ed Elon Musk di xAI: pur impegnati in una corsa quotidiana agli annunci, hanno chiesto cautela. Dall’altra parte ci sono Mark Zuckerberg di Meta e Jensen Huang di Nvidia, i quali ritengono che la responsabilità legale e ingegneristica bastino a garantire sicurezza a chi sviluppa le IA, senza frenare il progresso.

 

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La politica

Sullo sfondo, poi, c’è la politica. La Casa Bianca, con l'amministrazione Trump, ha più volte ribadito la propria posizione, sottolineato l'importanza di mantenere il primato tecnologico degli Stati Uniti in un settore sempre più centrale nello scenario globale. Anche perché la Cina, è il pensiero fisso di Washington, continua a correre con massicci investimenti statali e piani industriali aggressivi volti a colmare il divario con l'Occidente. 

 

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Nvidia

Da un lato, quindi, c'è chi sostiene l'avanzamento ad ogni costo: qui si concentrano le figure convinte dell'inevitabilità del progresso. In questa direzione spinge Nvidia, guidata anche da interessi economici visto che i suoi semiconduttori costituiscono l'infrastruttura materiale della rivoluzione artificiale "La sicurezza è una questione ingegneristica, non legale", ha detto Huang. "In fin dei conti, stiamo sviluppando software", ha aggiunto.

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Trump e Vance

Una linea che trova riscontro anche nella politica di Donald Trump, deciso – come detto - ad azzerare ogni freno per preservare il vantaggio tecnologico di Washington su Pechino. Sulla questione si è esposto anche il vicepresidente Usa JD Vance, che ha respinto la richiesta delle big dell'intelligenza artificiale di imporre nuove regole. "Se state creando Frankenstein, fermatevi. Se avete intenzione di creare Frankenstein, non venite dal governo a dire che servono regole", ha detto Vance.

Zuckerberg

La linea di Trump, che vuole preservare il vantaggio sulla Cina, trova favorevole anche Mark Zuckerberg. L'amministratore delegato di Meta ha respinto l'ipotesi di un accordo tra aziende per rallentare lo sviluppo dell'IA, rivendicando la piena autonomia dei singoli laboratori nella gestione della sicurezza e proponendo il ricorso a revisori indipendenti al posto di moratorie collettive. "Sull'IA non serve rallentare ma costruire fiducia", ha detto il fondatore di Meta con un post sui social.

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Amodei di Anthropic

Sul versante opposto, poi, troviamo le voci più allarmate, spesso nate all'interno delle stesse società di punta. Dario Amodei, co-fondatore di Anthropic, ha formalizzato la richiesta di una pausa nei rilasci per dare agli sviluppatori il tempo di integrare requisiti di sicurezza fondamentali senza intaccare la competitività americana.

Sam Altman di OpenAI

In una posizione più complessa e sfumata, invece, si trova Sam Altman di OpenAI: dopo aver messo in guardia dal rischio di perdere il controllo e dalle derive distopiche legate alla concentrazione del potere tecnologico, il dirigente ha diffuso messaggi di rassicurazione, dichiarando piena fiducia nella capacità del settore e della propria azienda di sviluppare l'IA senza timori per l'umanità. Secondo il Financial Times, comunque, all'interno di OpenAI e Anthropic sarebbero emerse tensioni riguardo alle posizioni dei Ceo.

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Google e Amazon

Nel mezzo, poi, ci sono giganti come Google e Amazon. Le due multinazionali - forti di una lunga esperienza nelle dinamiche regolatorie statunitensi – stanno adottando un posizionamento più neutrale e calcolato: secondo gli esperti, si tratta di un atteggiamento tipico dei grandi conglomerati, che evitano l'esposizione diretta nelle dispute politiche così da proteggere le proprie infrastrutture cloud e le rispettive quote di mercato senza alienarsi l'opinione pubblica.

New York

Le inquietudini legate all’intelligenza artificiale, comunque, stanno ormai investendo anche i livelli istituzionali. Per fare un esempio, il consiglio comunale di New York ha fissato per il 5 ottobre un'udienza pubblica straordinaria interamente dedicata all'intelligenza artificiale, invitando a partecipare formalmente sia OpenAI che Anthropic, con il riferimento esplicito alla recente ondata di rapporti e analisi che mettono in guardia contro il potenziale della tecnologia.

 

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