Meta e TikTok, al via la class action a Milano per tutelare i minori

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Il 14 maggio si apre al tribunale civile di Milano il ricorso giudiziario promosso lo scorso luglio dal Moige (Movimento Italiano Genitori) insieme allo studio legale torinese Ambrosio & Commodo. Le richieste mosse nei confronti dei colossi social sono tre: informare gli utenti sui possibili danni per la salute, eliminare le strategie in grado di alimentare dipendenza e introdurre criteri per verificare l'età degli utenti e il divieto di accesso ai minori di 14 anni 

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Tutelare i minori che usano i social network. Questo è l'obiettivo dei promotori della prima class action in Europa contro i colossi Meta e TikTok che si apre oggi, 14 maggio, al tribunale civile di Milano. Nonostante le piattaforme abbiano provato a rinviare l'udienza (già rinviata una volta a febbraio), due giorni fa è arrivata la conferma della data di apertura. L'iniziativa è stata promossa lo scorso luglio da Moige, il Movimento Italiano dei Genitori, insieme allo studio legale torinese Ambrosio & Commodo. All’iniziativa hanno aderito l’Associazione nazionale famiglie numerose (Anfn) e l’Associazione italiana genitori (Age). 

Le richieste dell class action italiana 

Le richieste presentate al giudice del tribunale sono tre: informare gli utenti sui possibili danni per la salute, eliminare le strategie in grado di alimentare dipendenza e introdurre criteri per verificare l'età degli utenti e il divieto di accesso ai minori di 14 anni. Le associazioni promotrici hanno basato le loro richieste su una stima: in Italia  circa 3,5 milioni i bambini tra i 7 ei 14 anni frequentano le piattaforme violando i divieti già esistenti. Se la class action venisse accolta, l'avvocato Stefano Bertone ha spiegato che verrebbe chiesta la chiusura di tutti gli account italiani, da riaprire solo previa esibizione di un documento d'identità che attesta il raggiungimento dei 14 anni. In alternativa,, il giudice potrebbe ordinare la verifica dell'età tramite un ente terzo, meccanismo già previsto dal Decreto Caivano per i siti pornografici. Il procedimento potrebbe però essere solo l'inizio: i legali hanno anticipato che, dopo la class action, seguiranno cause civili individuali per i danni subiti dagli adolescenti, citando anche casi di suicidio. 

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TikTok ha depositato una memoria difensiva in cui attribuisce ogni eventuale responsabilità ai genitori, non alle piattaforme. Meta, dal canto suo, affronta il processo milanese con un carico di guai ben più pesante sul piano globale. Il 4 maggio, infatti, lo stato del New Mexico ha chiesto sanzioni da 3,7 miliardi di dollari contro il gigante, pari a dieci volte i 375 milioni imposti dalla sentenza civile del 24 marzo dal tribunale di Los Angeles, emessa in tandem con una condanna analoga a Google, per i danni inflitti a una giovane donna, all'epoca minorenne. Il procuratore del New Mexico Raúl Torrez ha accusato Meta di rifiutarsi di anteporre la sicurezza dei bambini ai ricavi pubblicitari, evidenziando come l'azienda abbia dimostrato in passato di saper riscrivere le proprie regole quando ha ritenuto conveniente farlo. 

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Il rischio europeo: fino a 60 miliardi di multa

Se le pressioni americane sono già ingenti, quelle europee potrebbero rivelarsi altrettanto devastanti sul piano economico. La Commissione europea ha, infatti, aperto cinque indagini su Meta: due riguardano la tutela dei minori su Facebook e Instagram, altre due riguardano le possibili interferenze sull'integrità elettorale, e una quinta affronta il tema della concorrenza in relazione a WhatsApp. Le conclusioni preliminari dell'esecutivo Ue sulla protezione dei minori sono severe: la valutazione interna di Meta sui rischi per i più giovani viene giudicata incompleta e parziale, e la Commissaria Henna Virkkunen ha criticato l'insufficienza delle misure adottate da Instagram e Facebook per impedire ai bambini l'accesso ai loro servizi. Il rischio economico è vertiginoso: il Digital Services Act consente sanzioni fino al 6% del fatturato mondiale per ciascun procedimento. Con ricavi globali di Meta che nel 2025 hanno superato i 200 miliardi di dollari, ogni singola indagine potrebbe tradursi in una multa da 12 miliardi, per un totale teorico che sfiora i 60 miliardi.

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