Facebook, "talpa" accusa: "Ha favorito l'odio online e messo profitti davanti a sicurezza"

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Frances Haugen, una ex dipendente, in un'intervista a “60 Minutes” racconta di aver presentato diverse denunce alla Sec, la Consob americana, nelle quali accusava il social di aver nascosto le sue ricerche e i suoi studi agli investitori e al pubblico. La 37enne afferma che la piattaforma social avrebbe allentato la censura dei messaggi d'odio e i contenuti che disinformavano sul risultato delle elezioni presidenziali 2020, finendo per favorire la diffusione dei messaggi sui presunti brogli

Facebook ha messo i "profitti al di sopra della sicurezza" del pubblico. A denunciare il social di Mark Zuckerberg è Frances Haugen, ex dipendente che in un'intervista a “60 Minutes” sulla Cbs racconta di aver presentato diverse denunce alla Sec, la Consob americana, nelle quali accusava il social di aver nascosto le sue ricerche e i suoi studi agli investitori e al pubblico. La 37enne afferma di aver lavorato in diversi social ma a Facebook ha trovato la situazione peggiore. "A un certo punto nel 2021 ho realizzato che dovevo agire in modo sistematico e dovevo avere abbastanza documenti in modo che nessuno potesse mettere in dubbio che era reale" la descrizione della società, racconta. Haugen ha poi passato molti documenti al Wall Street Journal. Martedì è attesa al Congresso per una deposizione, intanto ha raccontato di aver deciso di intraprendere questa battaglia perché ha perso una persona cara a causa delle teorie cospirazioniste che circolavano sui social. 

Il cambio di rotta nel 2020

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Haugen ha spiegato che "c'era un piano di sicurezza" e di controlli sui messaggi d'odio e sulla disinformazione che apparivano su Facebook, ma "dopo le elezioni presidenziali del 2020 qualcosa è cambiato". Gli algoritmi sarebbero cambiati e il sistema sarebbe diventato "meno sicuro”. La ragazza, laureata a Harvard e assunta nel 2019 come ingegnere informatico addetta ai dati, ha affermato che da quel momento la piattaforma social avrebbe allentato la censura dei messaggi d'odio e i contenuti che disinformavano sul risultato elettorale, finendo per favorire la diffusione dei messaggi sui presunti brogli.

Haugen: “Fb ha contribuito all'attacco del 6 gennaio”

L’ex dipendente accusa Facebook di aver contribuito all'attacco al Congresso del 6 gennaio allentando troppo presto i controlli imposti per le elezioni del 2020. Inoltre dice che l’azienda ha contribuito alla polarizzazione della politica americana. Facebook ha avviato la sua difesa con un'email ai dipendenti di 1.500 parole, scritta da Nick Clegg, il vicepresidente di Facebook per gli Affari Globali. Una missiva in cui le accuse vengono definite "fuorvianti". "I social media hanno avuto un forte impatto sulla società negli ultimi anni", ma le prove "non sostengono l'idea che Facebook, o i social media in generale, siano la causa primaria della polarizzazione".  Poi in una dichiarazione scritta, Facebook si è difesa sostenendo che la compagnia "continua a fare significativi miglioramenti per contrastare la diffusione di disinformazione e contenuti che possano danneggiare le persone. Sostenere che incoraggiamo i cattivi contenuti e non facciamo niente per fermarli non è vero".

Haugen: “Ho agito a fronte dei conflitti di interesse”

"Ho visto ripetutamente conflitti di interesse fra quello che era buono per il pubblico e quello per che era buono per Facebook. E Facebook ogni volta ha scelto quello che era meglio per lei" e per i suoi profitti, ha affermato Haugen, spiegando perché ha deciso di denunciare la società. "Facebook amplifica il peggio degli esseri umani - ha dichiarato - e questo atteggiamento si è allargato a Instagram. Avevano pensato che se avessero cambiato gli algoritmi per rendere il sistema più sicuro, la gente avrebbe speso meno tempo sui social, avrebbero cliccato meno le inserzioni pubblicitarie" e Facebook "avrebbe fatto meno soldi”.

Le accuse a Facebook 

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Le ultime rivelazioni si vanno ad aggiungere a quelle emerse nelle ultime settimane sul Wall Street Journal, sempre su Facebook, basate su documenti interni alla società che mostrano come il social media sapeva dei danni che le sue app e i suoi servizi potevano causare. Rivelazioni che hanno spinto Facebook a correre ai ripari e cercare di contenere i danni: una serie di riunioni interne sono state organizzate per mettere a punto la risposta più adeguata alle accuse. L'amministratore delegato Mark Zuckerberg e il chief operating officer Sheryl Sandberg hanno approvato le strategie messe a punto ma, riporta il New York Times, hanno preferito restare dietro le quinte per prendere le distanze dai fatti. Secondo le accuse, i problemi di Facebook sono in parte legati alle modifiche introdotte a News Feed nel 2018, quando il social media ha rivisto l'algoritmo per dare enfasi alle 'Meaningful Social Interactions', che danno la priorità ai post di amici e parenti. Facebook in una comunicazione interna ha respinto le accuse. "Voglio essere chiaro: lavoriamo per limitare non per espandere i discorsi di odio, e abbiamo politiche chiare che vietano contenuti che incitano alla violenza. Non realizziamo profitti dalla polarizzazione, il contrario", afferma Clegg.

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