Wikipedia torna accessibile in Turchia dopo blocco di quasi 3 anni

Tecnologia

La Corte costituzionale ha decretato che il divieto di accesso all’enciclopedia online in vigore dall’aprile 2017 rappresenta una violazione della libertà di espressione 

È terminato dopo quasi tre anni il blocco che impediva agli utenti turchi di accedere a Wikipedia. La rimozione della censura è stata disposta dalla Corte costituzionale, secondo cui il divieto di accesso all’enciclopedia online rappresentava una violazione della libertà di espressione. Dal 29 aprile 2017 era diventato impossibile in Turchia consultare qualsiasi versione linguistica di Wikipedia in seguito alla richiesta, non accolta, di rimuovere alcuni contenuti considerati offensivi da Ankara, con il Paese accusato di sostenere gruppi terroristici quali l’Isis e Al-Qaeda.

Wikipedia bloccata in Turchia: il motivo

Wikipedia, definita anche “l’enciclopedia libera”, non era tale in Turchia da quasi tre anni, precisamente dal 29 aprile 2017. Quel giorno, le autorità turche avevano infatti decretato un divieto d’accesso a tutte le versioni linguistiche del sito per tutti gli utenti del Paese, in virtù di alcuni riferimenti presenti sul portale che associavano la Turchia ad alcuni gruppi terroristici. L’autorità turca per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Btk) aveva chiesto a più riprese di procedere con la modifica dell’articolo, una richiesta tuttavia non soddisfatta dalla comunità di Wikipedia, secondo cui le informazioni contenute sarebbero provenute da fonti affidabili e verificate.

Cade il blocco di Wikipedia in Turchia: la sentenza

Il divieto di accesso a Wikipedia imposto dalla Turchia è stato però ritenuto una violazione della libertà di espressione da parte dalla Corte costituzionale, che ha quindi disposto la fine del blocco. Dopo la decisione presa a fine dicembre, è arrivata la pubblicazione dei motivi che hanno portato alla sentenza sulla Gazzetta ufficiale, un passaggio atteso dalla Btk per rendere nuovamente accessibile Wikipedia agli utenti del Paese. Nel periodo di applicazione, il bando è stato criticato apertamente da diversi gruppi, compreso dalla pagina Facebook di Wikipedia che ha avviato la campagna internazionale “We miss Turkey”.
 D'altronde, già in passato non erano mancati blocchi o censure, parziali o totali, di altre piattaforme online disposti dal presidente turco Erdogan, come accaduto per Twitter, Facebook e YouTube.

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