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Screenomica, utile per studiare la vita digitale di ogni persona

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Per analizzare pienamente l’utilizzo dello smartphone e gli effetti psicologici e fisici ad esso associati, secondo un nuovo studio descritto su un editoriale su Human-Computer Interaction, non è sufficiente calcolare lo ‘screen time’

Lo smartphone, al giorno d’oggi, è un dispositivo per molti irrinunciabile. Fa oramai parte della quotidianità e viene utilizzato, non solo per restare in contatto con gli amici e i familiari, ma anche per lavoro e per svolgere una serie di altre azioni, quali fare acquisti online, comprare i biglietti dei mezzi di trasporto o controllare le proprie e-mail.
Per analizzare pienamente l’utilizzo dello smartphone e gli effetti psicologici e fisici ad esso associati, secondo un nuovo studio descritto su un editoriale su Human-Computer Interaction, non è sufficiente calcolare lo ‘screen time’, ovvero il tempo che ogni persona trascorre incollata al display. Per comprendere il rapporto degli individui con il proprio telefonino di ultima generazione serve la ‘screenomica’: un termine coniato dai ricercatori che hanno condotto l’analisi e che fa riferimento a un vero e proprio studio accurato della ‘vita digitale’ di ogni persona.

Lo ‘screen time’ non basta

Gli attuali metodi di registrazione delle esperienze digitali forniscono solo ricostruzioni parziali delle vite digitali: secondo gli esperti, calcolare il tempo che ogni individuo trascorre sullo smartphone o i minuti che dedica a ogni applicazione o social network non è sufficiente per valutare gli effetti associati al suo utilizzo.
"Si pensi solo a cosa si può fare aspettando il bus. Mandare messaggi, guardare uno sketch, giocare a un videogioco, comprare i biglietti di un concerto, fare selfie. La verità è che nessuno sa cosa fanno le persone davanti agli schermi, e per capire cosa succede bisogna saperlo”, spiega Byron Reeves dell'università di Stanford.

La screenomica è utile per valutare gli effetti psicologi e fisici dello smartphone

Per valutare la ‘screenomica' di ogni individuo sarebbe opportuno, secondo i ricercatori, studiare degli screenshot ravvicinati, analizzando nel dettaglio i testi e i contenuti multimediali al loro interno. Questa analisi servirebbe per elaborare nuove metodologie per comprendere come le persone utilizzano gli smartphone e gli effetti psicologici e fisici che ne derivano. La ‘screenomica’ sarebbe utile, per esempio, per comprendere come lo smartphone può incidere sullo sviluppo della depressione. Dallo studio è emerso che raramente le persone trascorrono più di 20 minuti consecutivi svolgendo la stessa attività sullo smartphone: in media cambiano azione ogni 20 secondi.

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