Facebook, ex mentore Zuckerberg: "Manifesto privacy è solo marketing"

Tecnologia

Secondo Roger McNamee, in passato vicino a Facebook, il recente comunicato non tocca i veri problemi del social, identificabili in un modello di business basato sui dati degli utenti 

Nient’altro che una strategia di marketing, per riabilitare la propria immagine. Sarebbe questo, secondo l’ex mentore di Mark Zuckerberg Roger McNamee, il vero significato del recente manifesto nel quale il fondatore di Facebook definiva “la nostra visione e i principi attorno ai quali costruire una piattaforma social e di messaggistica concentrata sulla privacy”. Intervenendo al festival SXSW di Austin, McNamee ha definito la nota firmata dal CEO di Menlo Park “un’efficace mossa pubblica che ancora una volta è mirata distrarci dal vero problema”.

Facebook: la crittografia non è il vero problema

Con il manifesto pubblicato nei giorni scorsi, Zuckerberg è entrato per la prima volta nel dettaglio dei piani aziendali che prevedono l’integrazione dei servizi di messaggistica offerti da Facebook, WhatsApp e Instagram. La privacy rappresenterebbe dunque il cardine attorno al quale organizzare la futura evoluzione della compagnia, che cita anche l’utilizzo della crittografia per garantire la sicurezza degli utenti. Ma per McNamee, che fin dai primi tempi aveva investito in Facebook, dando persino alcuni preziosi consigli a Zuckerberg, “dobbiamo capire che la crittografia dei messaggi e dei post riguarda circa l’1% del problema”. Ecco perché il comunicato pubblico firmato dal fondatore del social potrebbe indicare qualcosa di brutto in arrivo, “forse la Federal Trade Commission, o forse qualcos’altro”.

McNamee: Facebook invade la privacy

In sostanza, McNamee sostiene che l’obiettivo del manifesto di Facebook sia “ottenere del credito per qualcosa, che è nobile ma non risolve i veri problemi”. In particolare, l’ex consigliere di Zuckerberg crede che il problema risieda nel modello di business della piattaforma, improntato sull’ottenimento dei dati dei propri utenti come sottolineato anche da un recente report del Parlamento britannico. “Quello che mi preoccupa, - prosegue McNamee - è che il cosiddetto manifesto non tocca questo aspetto. Il problema con Facebook non riguarda la crittografia, ma ciò che fanno con la localizzazione e che invade i miei spazi privati”. Non si tratta del primo attacco da parte dell’ex mentore di Mark Zuckerberg, che in passato aveva accusato il social di approfittare “della vulnerabilità della psicologia umana”. 

Tecnologia: I più letti