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Facebook, UK accusa: "Gangster digitale, privacy violata volutamente"

I titoli delle 8 di Sky TG24 del 18/02

3' di lettura

Un lungo report del Parlamento britannico condanna il social di Zuckerberg, il cui modello di business prevederebbe la vendita dei dati degli utenti per denaro. "Necessario codice etico" 

Oltre 100 pagine di report firmate dai membri del Parlamento britannico affermano che le violazioni della privacy degli utenti operate da Facebook sarebbero state volontarie. È questa la conclusione di un processo cha ha visto i legislatori impegnati nella revisione di una serie di documenti privati, tra cui e-mail interne a Facebook, per accertare le responsabilità dell'azienda di Mark Zuckerberg riguardo alle svariate vicende controverse che l’hanno vista protagonista negli ultimi anni. Il Comitato Digitale, Cultura, Media e Sport, autore del rapporto, ha quindi chiesto che venga introdotto un codice etico, necessario a far sì che i colossi tecnologici non possano affermare “che non hanno alcuna responsabilità nel regolare il contenuto dei loro siti”.

Parlamento UK: “Facebook è un gangster digitale"

"Ad aziende come Facebook non dovrebbe essere consentito di comportarsi come ‘gangster digitali’ nel mondo online, considerandosi al di sopra e al di fuori delle leggi”. Sono queste le dure parole del corposo report redatto dai membri del Parlamento britannico, che accusa il social network di essere basato su una gestione “opaca”. Mentre Zuckerberg ha sempre cercato di difendere sé e la compagnia da lui fondata dalle accuse piovute fin dal caso Cambridge Analytica sostenendo di utilizzare i dati dei propri utenti solo per permettere agli inserzionisti di realizzare pubblicità indirizzate, senza mai venderli a terze parti. Una versione che secondo il Comitato del Parlamento sarebbe tuttavia falsa, poiché “il trasferimento di dati in cambio di denaro è il modello di business su cui Facebook si basa”. Ecco perché le fughe di dati, in particolare proprio quella relativa a Cambridge Analytica, non rappresenterebbero inconvenienti ma mosse volontarie per ottenere ritorni economici, evidenziando così secondo i legislatori la “malafede” del social network.

Facebook, Zuckerberg accusato di "disprezzo" per il Parlamento

La gestione volontariamente poco trasparente dei dati dei propri utenti non è oltretutto l’unica accusa rivolta dal Parlamento britannico a Facebook, colpevole anche di aver violato anche le leggi anticoncorrenziali, motivo per il quale il governo dovrebbe investigare per capire se Menlo Park stia “usando in maniera scorretta la propria posizione dominante sul mercato dei social media per stabilire chi deve avere successo o fallire”. Proprio in virtù di questo potere, per i legislatori è inaccettabile che le compagnie social si nascondano “dietro la pretesa di essere semplicemente una piattaforma”. Primo colpevole di questa situazione sarebbe proprio Zuckerberg, reo di aver presentato volutamente testimoni poco informati. Inoltre, la volontà del Ceo di non rispondere agli inviti del Comitato sarebbe segno di “disprezzo sia nei confronti del Parlamento che dell’intero Regno Unito”, si legge. Stando al Parlamento sarebbe quindi necessario introdurre un codice etico, da osservare obbligatoriamente sotto la supervisione di un ente regolatore, che stabilisca in modo chiaro quale sia la linea di confine che i social media non possono varcare, definendo e punendo tutti i comportamenti inaccettabili.

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