Gli attacchi informatici costano oltre 400 mld di dollari all'anno

Tecnologia

Secondo l’ultimo rapporto del World Economic Forum, oltre alla privacy, la principale vittima della mancanza di cybersecurity è l’economia globale. Nel 2022 il 60% della popolazione mondiale sarà digitalizzata e quindi potenzialmente attaccabile

In un mondo dove oltre il 50% della popolazione naviga su Internet (sarà il 60% nel 2022) e con un'economia sempre più digitalizzata, una delle questioni principali – emersa anche nell’ultimo rapporto "Our Shared Digital Future" del World Economic Forum – è quello della sicurezza informatica, la cosiddetta cybersecurity. Secondo il Wef, entro il 2020 ci saranno oltre 20 miliardi di dispositivi connessi nel mondo e ognuno di questi è potenzialmente hackerabile. Attacchi che hanno causato e causeranno enormi danni sotto diversi punti di vista: da quello della privacy a quello economico (COME PROTEGGERE LO SMARTPHONE e COME PROTEGGERE LA PROPRIA PRIVACY).

Più vulnerabili attraverso i Social

I numeri emersi dall’ultimo rapporto Wef sono particolarmente significativi: dal 2015, oltre il 70% delle aziende e dei commerci online subiscono o possono subire un attacco da parte degli hacker. Un fenomeno sempre più preoccupante: nella sola prima parte del 2018 sono stati più di 4.5 miliardi i documenti e i file compromessi da fattori esterni, molti più rispetto ai 2.7 miliardi dell’intero 2017. Il Breach level index, il database globale delle violazioni informatiche pubblicato nel 2018, ha confermato che si tratta di un aumento del 133% rispetto allo scorso anno. In particolare, l’incremento di questi attacchi è stato attribuito alla fragilità nei sistemi di sicurezza dei social media che da soli contano il 56% delle violazioni totali: sono state sei le piattaforme compromesse nel 2018, un anno particolarmente negativo in cui si ricorda lo scandalo Cambridge Analytica-Facebook. Per quanto riguarda l’ultimo anno completo, invece, il Wef cita un esempio specifico: il WannaCry (COS’È). Nel 2017, questo malware, capace di insediarsi nel sistema operativo criptando tutti i file salvati sull’hard disk e su eventuali chiavette Usb collegate, ha infettato milioni di dispositivi in 155 Paesi diversi, Italia compresa.

Perdite per oltre 400 miliardi di dollari

Questi attacchi informatici hanno un peso anche nell’economia globale: il Wef ha infatti calcolato che i cyberattacks provocano perdite che superano i 400 miliardi di dollari annui. Secondo quanto riferito alla Cnbc da Steve Langan, amministratore delegato Hiscox Insurance, nel 2016 il cybercrime è costato a livello mondiale 450 miliardi di dollari, anno in cui nei soli Stati Uniti sono stati rubati più di due miliardi di dati personali e ad oltre 100 milioni di cittadini sono state violate informazioni di carattere sanitario. Inoltre, durante la presentazione dell’ultimo report, il Wef ha confermato che già a partire dal 2019 è possibile che vengano sviluppate nuove minacce informatiche. Cyberattacks che potrebbero celarsi dietro innovativi modelli di business illegali o dietro azioni dannose che partono dal mondo sviluppato verso economie che si affacciano alla digitalizzazione. Ci si aspetta dunque che nuove tecnologie continueranno a minacciare la rete, fornendo una superficie di attacco sempre maggiore, come nel caso dei dispositivi collegati e abilitati per il 5G. Uno scenario che però non è del tutto negativo: secondo Forbes, citato dal Wef, entro il 2022 oltre il 50% degli avvisi di sicurezza sarà gestito dall'automazione basata sull’AI, l’intelligenza artificiale, ovvero i nuovi sistemi capaci di garantire una maggiore sicurezza grazie analizzando una moltitudine di dati in tempi assai brevi.

Come incrementare la cybersecurity

Se è vero che il numero e la varietà degli attacchi informatici è destinata ad aumentare parallelamente all’incremento della digitalizzazione mondiale, è altrettanto vero che sono state studiate delle strategie per contrastare il fenomeno. Al di là degli aspetti tecnici e degli accorgimenti che ciascun utente dovrebbe utilizzare per proteggersi, secondo il Wef, per esempio, bisognerebbe partire dallo "human capital", cioè il capitale umano. È necessario investire su professionisti del settore in quanto, afferma il report, c’è un significativo gap tra la richiesta di sicurezza informatica e l’effettivo numero di persone specializzate nel garantirla. Per questa ragione, diversi Paesi e compagnie stanno già lavorando alla formazione di nuove figure che potranno colmare o quantomeno ridurre questo gap. Tra le altre misure ritenute dal Wef necessarie c’è quella della "consapevolezza": governi, agenzie e multinazionali dovrebbero considerare i cyberattacks come minacce molto serie ed è per questo motivo che si promuove “l’Intelligence sharing” ovvero la condivisione e la collaborazione sia tra governi e agenzie dello stesso Paese sia tra tecnologie di Stati diversi.

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