Dragon's Lair, con il joystick nella tana del drago

Tecnologia

Cristian Paolini

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Alla riscoperta di uno dei titoli che hanno fatto la storia. Creato da Don Bluth, uno dei maestri del cinema di animazione, spopolò in sala giochi negli anni '80

Su Game Show la nostra macchina del tempo dei videogiochi torna all’anno 1983. Un anno d’oro per chi come il sottoscritto si avvicinava al mondo delle sale giochi. E proprio nelle sale giochi italiane, in quell’anno faceva capolino un gioco diverso da tutti gli altri, anche nel packaging, come si direbbe adesso, ma i giochi di allora non avevano confezioni, ma erano veri e propri cassoni. Per noi ragazzini abituati a grafiche “pixellose”, fu una fulminazione. Sto parlando di Dragon’s Lair. Non appariva in realtà un videogioco, ma un vero e proprio cartone animato. Si trattava, di uno dei primi giochi su laserdisc, non il primissimo, ma quello che certamente portò la categoria al successo. In realtà, costava più delle altre attrazioni presenti in Sala Giochi, non era il massimo della giocabilità visto che l’interazione si limitava a premere il tasto giusto al momento giusto (o spostare repentinamente il joystick), ma per gli occhi era un vero e proprio spettacolo. Specie per ammazzare il tempo mentre aspettavi che si liberassero i titoli più economici, guardando i frequentatori più facoltosi che spendevano una fortuna in monetine per progredire nella storia che filava davanti agli occhi quasi come un film (GUARDA IL VIDEO).

 

Dalla tana del drago alla tv

 

Ecco, la storia era la cosa più affascinante, non solo nella forma, ma anche nella sostanza. Nel gioco si impersonava un cavaliere medievale, Dirk the Daring, la cui missione era liberare la bella principessa Daphne dal drago Singe che si trovava all’interno di un castello stregato in grado di riservare mille insidie al nostro eroe (e a chi stava al joystick). Insidie che si potevano evitare con una memoria ferrea, per scegliere, di solito in base alle vite perdute in precedenza, la mossa giusta per ogni situazione e avanzare alla scoperta di scenari di gioco nuovi. Il successo del titolo fu tale che fu convertito negli anni a seguire per pc e per un gran numero di console (su Nintendo Wii è disponibile la trilogia classica formata da Dragon’s lair, il sequel Dragon’s Lair II: Time Warp e il “gemello” a tema spaziale Space Ace) per finire nel 2009 su Smartphone. Fu inoltre trasformato in una serie animata distribuita anche in Italia, trattamento riservato solo alle superstar dei videogames come Pac Man, ad esempio, con cui divide l’onore di essere uno dei tre videogiochi (il terzo è Pong) conservati allo Smithsonian Institution di Washington. Qualche anno fa si era anche vociferato di una trasposizione cinematografica di Dragon’s Lair, ma del progetto agli Studios pare se ne sia persa traccia. Una destinazione, quella del grande schermo, che sarebbe anche logica considerato che l’autore del gioco è Don Bluth, storico animatore della Disney (Robin Hood, Eliott il drago invisibile, Red e Toby nemiciamici) che, da regista, vanta lungometraggi di successo come Fievel sbarca in America e Anastasia. Ma ai tempi delle sale giochi, i film che ci facevamo, ipnotizzati dalla bella Daphne, erano diversi.

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