Arrigo Sacchi compie 80 anni: carriera e trofei dell'ex allenatore di Milan e Nazionale
Lo sport italiano celebra l'uomo che più di tutti ha rivoluzionato il calcio moderno, esportando il dogma del bel gioco e guidando il Milan sul tetto del mondo. Nella sua bacheca uno Scudetto, due Coppe dei Campioni e due Intercontinentali con i rossoneri, ma anche l'amaro secondo posto a Usa 94, prima del burrascoso divorzio con la Nazionale due anni più tardi. L'addio alla panchina in quel Parma, da dove era partito il mito di Arrigo
UN RIVOLUZIONARIO DEL CALCIO
- La carriera di Arrigo Sacchi, nato a Fusignano 80 anni fa, l'1 aprile 1946, è la storia di una rivoluzione metodologica che ha segnato per sempre la storia del calcio. Senza essere mai stato un calciatore professionista, ha dimostrato che per essere un allenatore di successo non occorre un passato sul rettangolo verde, portando il concetto di 'calcio totale' a livelli di perfezione organizzativa raramente visti prima del suo avvento
GLI ESORDI E L'ASCESA
- Sacchi inizia nei dilettanti con il Fusignano e il Bellaria, per poi mettersi in luce nelle giovanili del Cesena e con il Rimini. La svolta arriva al Parma, dove nel 1986-87 batte il Milan in Coppa Italia a San Siro, impressionando il presidente Silvio Berlusconi con il suo gioco innovativo basato sulla zona e sul pressing
CON IL MILAN SUL TETTO DEL MONDO
- Fortemente voluto da Berlusconi nonostante lo scetticismo iniziale dei media, Sacchi trasforma il Milan nella squadra più forte del mondo. Vince uno Scudetto (1987-88) in rimonta sul Napoli di Maradona, due Coppe dei Campioni consecutive (1989 e 1990), due Coppe Intercontinentali e due Supercoppe Europee. Resta leggendario il 5-0 al Real Madrid a San Siro nel 1989, simbolo della superiorità tattica del suo sistema
IL BEL GIOCO ANTEPOSTO AI CAMPIONI
- Al Milan Sacchi lega il proprio nome in maniera indissolubile. Tanto che quella squadra, ancora oggi, viene ricordata come 'il Milan di Sacchi'. Un’orchestra di campioni (la metafora che Sacchi preferisce per evidenziare l’armonia tra gli interpreti) che esprime un calcio unico nel mondo. Sopra a tutti, però, per Arrigo c’è sempre 'il gioco': il campione da solo, senza uno schema di riferimento, serve a poco
LA NAZIONALE E L'AMARO MONDIALE DEL 94
- Nel 1991 viene nominato commissario tecnico dell'Italia. Tre anni più tardi conduce gli Azzurri fino alla sciagurata finale mondiale a Pasadena contro il Brasile. Nonostante una cavalcata epica guidata dai gol di Roberto Baggio, l'Italia perde il titolo ai calci di rigore
L'USCITA DI SCENA DOPO IL FALLIMENTO A EURO 96
- L'avventura in azzurro si conclude non senza polemiche con l'eliminazione al primo turno degli Europei del 1996. L'era di Sacchi alla guida della Nazionale giunge al capolinea: il bilancio sulla panchina azzurra è di 53 partite, con 34 vittorie, 11 pareggi e otto sconfitte
LO SFORTUNATO RITORNO AL MILAN E LA PARENTESI SPAGNOLA
- Torna brevemente al Milan per un revival deludente (1996-97) e allena l'Atletico Madrid (1998-99), senza mai ripetere i successi passati. Chiude la carriera da allenatore al Parma nel 2001, dimettendosi dopo sole tre partite a causa dell'eccessivo stress psicofisico legato alla gestione del campo
I RUOLI DIRIGENZIALI PRIMA DEL RITIRO
- Come dirigente ha ricoperto ruoli di direttore tecnico al Parma e al Real Madrid. Dal 2010 al 2014 è stato coordinatore tecnico delle nazionali giovanili italiane per la Federcalcio
LA CARRIERA DA OPINIONISTA E IL MANTRA DEL BEL CALCIO
- Oggi Sacchi resta uno dei opinionisti più seguiti in Italia, continuando a promuovere un calcio offensivo e legato merito. Nel febbraio 2025, a 78 anni, ha confermato di aver ricevuto ancora proposte per tornare in panchina, dichiarando scherzosamente di avere ancora "tante idee", pur preferendo ormai il ruolo di analista del calcio moderno