L'allenatore del numero uno al mondo parla al Corriere della Sera: "Sinner ha doti innate. Ma in questi anni è migliorato sotto tanti aspetti: dal servizio alla tattica"
Jannik Sinner "ha doti innate. Non si diventa puledri se si è ronzini. Ora si nota che lui sa fare ace nei momenti importanti, ma perché questo accada ti devi sentire sicuro del tuo colpo perché ci hai lavorato ore e ore in allenamento". Lo dice il coach di Sinner Simone Vagnozzi in un'intervista al Corriere della Sera.
Ecco come Jannik è migliorato
In questi anni è migliorato "certamente nel servizio. Ma soprattutto la tattica, la sensibilità con la quale legge ogni colpo, seleziona le scelte in una gamma di possibilità che si è ampliata. Sa che può rispondere alla battuta dell’avversario più o meno lontano dalla riga a seconda del punteggio, di come si sente, della natura del competitor. Tutto è studiato, tutto è pianificato e il cervello di Jannik riesce a individuare, gestendo questi fattori, la cosa giusta da fare".
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"I crolli? Dovremo convivere con questi episodi"
Quanto ai suoi sporadici black out, "non penso ci sia una sola causa, sono tante piccole cose che messe insieme possono determinare questi piccoli crolli, ma ricordiamoci che sono stati quattro negli ultimi cinque anni. Questi ragazzi non sono automi. Il caldo, la stanchezza, la tensione possono combinarsi. A Parigi c’era una temperatura proibitiva e lui era arrivato lì con un significativo stress fisico e mentale. Insomma non c’è un singolo fattore, in quel caso sarebbe più facile per noi correggerlo. Dobbiamo convivere con questi episodi, lavorando per evitarli".
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