Chi è Gianni Infantino, luci e ombre del presidente FIFA: dal caso Balogun agli amici vip

Sport

Introduzione

La decisione della FIFA di sospendere la squalifica dell'attaccante statunitense Folarin Balogun, arrivata dopo una telefonata del presidente Donald Trump al numero uno del calcio mondiale Gianni Infantino, ha riacceso i riflettori su una delle figure più discusse dello sport globale. Avvocato italo-svizzero, alla guida della FIFA dal 2016, Infantino ha reso l'organizzazione più ricca e più globale, ma è al centro di critiche crescenti su governance, trasparenza e rapporti con leader politici controversi. Ecco chi è, cosa ha realizzato e quali sono le principali ombre della sua presidenza.

Quello che devi sapere

Il caso Balogun e la telefonata di Trump a Infantino

Il 5 luglio 2026 la FIFA ha sospeso la squalifica di una giornata inflitta a Folarin Balogun, attaccante della nazionale statunitense espulso per fallo su Tarik Muharemović nella vittoria per 2-0 contro la Bosnia ed Erzegovina agli ottavi. La decisione consente al giocatore di scendere in campo contro il Belgio. Secondo quanto ricostruito dal New York Times, da ABC e da Associated Press, la revoca è arrivata dopo una telefonata del presidente statunitense Donald Trump (che poi ha confermato) al numero uno FIFA Gianni Infantino, con cui ha chiesto di rivedere il cartellino rosso. Trump ha poi celebrato l'esito sui social: "Grazie alla FIFA per aver fatto la cosa giusta e aver ribaltato una grande ingiustizia".

Il FIFA Peace Prize a Trump e i biglietti del Mondiale per Club

Il rapporto tra Infantino e Trump è al centro di crescenti polemiche. Nel dicembre 2025 il presidente FIFA ha istituito e consegnato al leader statunitense il primo "FIFA Peace Prize", scelta contestata con un reclamo formale al Comitato Etico dell'organizzazione. La disclosure finanziaria di Trump per il 2025, divenuta pubblica di recente, ha inoltre rivelato che Infantino aveva regalato al presidente statunitense dieci biglietti per la finale del Mondiale per Club del luglio 2025, valutati 15.000 dollari. Trump aveva partecipato alla partita al MetLife Stadium, dove il Chelsea aveva battuto il Paris Saint-Germain 3-0, salendo poi sul terreno di gioco con Infantino per la consegna del trofeo.

Trump e Infantino
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Chi è Gianni Infantino: origini e formazione

Giovanni Vincenzo Infantino è nato il 23 marzo 1970 a Briga, in Svizzera, da genitori italiani: il padre originario di Reggio Calabria, la madre bresciana. Possiede la cittadinanza svizzera, quella italiana e, dal febbraio 2026, anche quella libanese. Si è laureato in giurisprudenza tra le università di Friburgo e Neuchâtel, specializzandosi in diritto sportivo. In gioventù ha giocato a calcio a livello dilettantistico nella quarta serie svizzera. È tifoso dichiarato dell'Inter.

Dall'UEFA alla FIFA: l'ascesa dopo lo scandalo Blatter

Entrato all'UEFA nel 2000, Infantino ne diventa direttore degli affari legali nel 2004, vice segretario generale nel 2007 e infine segretario generale dal 2009 sotto la presidenza di Michel Platini. In quegli anni contribuisce all'introduzione del Fair Play Finanziario, all'ampliamento dell'Europeo a 24 squadre e all'ideazione della Nations League. Dopo le dimissioni di Sepp Blatter travolto dallo scandalo corruzione, il 26 febbraio 2016 viene eletto presidente FIFA al secondo scrutinio con 115 voti su 207. Sarà rieletto all'unanimità nel 2019 con 211 voti e per acclamazione nel 2023, con mandato in corso fino al 2027.

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Le luci: espansione dei Mondiali e crescita economica

Sotto la sua guida la FIFA ha ampliato la Coppa del Mondo maschile a 48 squadre a partire dall'edizione 2026 e ha allargato il Mondiale per Club a 32 partecipanti dal 2025. Ai Mondiali 2018 in Russia è stato introdotto il VAR. Sul piano economico i ricavi dell'organizzazione sono passati da circa 502 milioni di dollari nel 2016 a 2,66 miliardi nel 2025, con proiezioni che sfiorano i 9 miliardi per l'anno del Mondiale nordamericano.

Le luci: fondi alle federazioni e apertura globale

Attraverso il Programma Forward, Infantino ha distribuito risorse crescenti alle 211 federazioni affiliate: secondo dati FIFA i fondi per lo sviluppo del calcio sono cresciuti di circa otto volte, superando i 5,1 miliardi di dollari investiti a livello globale. Sono stati inoltre introdotti standard minimi sulla maternità per le calciatrici nel 2020 e avviate campagne per l'accesso delle donne agli stadi, come quella in Iran nel 2019. Rilevanti anche i programmi sociali come FIFA Football for Schools e FIFA Guardians per la tutela dei minori. Nel 2018 Infantino è stato il primo presidente FIFA invitato a un vertice del G20, a Buenos Aires.

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Le ombre: Qatar 2022 e Arabia Saudita 2034

L'assegnazione di grandi eventi a Paesi accusati di violazioni dei diritti umani è tra i capitoli più contestati della sua presidenza. Alla vigilia del Mondiale in Qatar del 2022, Infantino difese con forza il torneo nonostante le denunce di ONG come Human Rights Watch e Amnesty International sulle condizioni dei lavoratori migranti, pronunciando la frase divenuta simbolo: "Mi sento qatariota, arabo, africano, gay, disabile come un lavoratore migrante". Nel 2024 la FIFA ha assegnato il Mondiale 2034 all'Arabia Saudita, unica candidata al termine di un processo di selezione ristretto sul piano geografico.

Le ombre: i rapporti con Putin e altri leader controversi

I rapporti di Infantino con leader politici discussi sono un altro nodo ricorrente. Nel 2019 Vladimir Putin gli ha conferito l'Ordine dell'Amicizia della Federazione Russa. Secondo accademici ed ex dirigenti, il presidente FIFA avrebbe consolidato consenso tra le federazioni distribuendo risorse economiche, un modello che alcuni critici hanno definito di "legal bribery". Le contestazioni si sono acuite con l'avvicinamento a Trump culminato nel FIFA Peace Prize e nei ripetuti incontri di questi mesi.

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Le ombre: Panama Papers e incontri segreti con la procura svizzera

Nel 2016 il nome di Infantino era emerso nei Panama Papers in relazione a un contratto per diritti televisivi firmato quando era all'UEFA con una società collegata a persone poi indagate: Infantino ha sempre negato irregolarità e non è mai stato incriminato. Più delicate le riunioni non dichiarate con l'allora procuratore generale svizzero Michael Lauber, poi dimessosi per gravi irregolarità, mentre erano in corso le indagini sulla corruzione FIFA. L'inchiesta aperta a suo carico per abuso d'ufficio è stata archiviata nel 2023 senza rinvio a giudizio.

Le polemiche del Mondiale 2026: prezzi, visti e "chill, relax"

L'organizzazione del Mondiale 2026 in Stati Uniti, Canada e Messico ha portato con sé nuove critiche. Sotto accusa sono finiti i prezzi elevati dei biglietti, le difficoltà legate al rilascio dei visti d'ingresso negli Stati Uniti e il pesante coinvolgimento politico dell'amministrazione Trump nella macchina organizzativa. Alle contestazioni Infantino ha risposto con toni sbrigativi ("chill, relax") e ricordando che "non controlliamo tutto", risposte che hanno alimentato ulteriori polemiche mediatiche.

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Governance, stipendio e denuncia Platini

Sul fronte interno, nel 2017 Infantino non aveva riconfermato i presidenti indipendenti del Comitato Etico Cornel Borbély e Hans-Joachim Eckert, mossa letta come un indebolimento dei controlli post-Blatter. Il suo compenso annuo è progressivamente cresciuto fino a 4,4-5,3 milioni di euro lordi tra base e bonus, quasi quadruplicato rispetto al 2016. A giugno 2026 Michel Platini ha depositato in Francia una denuncia penale nei suoi confronti per "persecuzione dolosa", traffico di influenze e diffamazione, in relazione agli eventi del 2015 che ne bloccarono la candidatura alla FIFA. Il procedimento è in corso; la FIFA respinge ogni addebito.

Il bilancio: una FIFA più ricca e più polarizzante

Dieci anni dopo l'elezione, Gianni Infantino consegna al calcio mondiale una FIFA molto più ricca, con più squadre nei tornei principali e più risorse distribuite alle federazioni di Asia, Africa e Sudamerica, dove il suo consenso resta ampio. I critici, soprattutto in Europa e tra le organizzazioni per i diritti umani, gli contestano una concentrazione di potere, un indebolimento dei controlli indipendenti e un allineamento a interessi geopolitici e commerciali. Il caso Balogun, con la telefonata di un presidente degli Stati Uniti risoltasi in una decisione tecnica favorevole, è destinato a diventare uno dei simboli di questa presidenza.

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