In un gesto di incredibile grandezza, fu lo stesso Zanardi, l'anno successivo all'incidente del 2001, a tranquillizzare Tagliani mostrandogli protesi e dicendo: "Vedi? Sono più alto adesso"
"I sensi di colpa mi stavano divorando". Il pilota canadese Alex Tagliani ha rivelato in un'intervista a Emanuela Audisio su Repubblica i suoi tormenti dopo il terribile schianto del 2001 al Lausitzring, in cui Alex Zanardi perse entrambe le gambe. Tagliani, protagonista suo malgrado dell'impatto, ha raccontato di come la paura e il dolore emotivo lo stessero "divorando". E ha ricordato l'ex campione scomparso pochi giorni fa: "Scaccio ancora il pensiero".
Tagliani: "Zanardi venne a liberarmi"
Il pilota canadese ha ammesso che, nonostante l'incidente fosse una dinamica di gara imprevedibile (Zanardi era appena uscito dai box e si era intraversato), convivere con l'idea di aver causato il danno fisico a un collega è stato devastante. "Zanardi venne a liberarmi". In un gesto di incredibile grandezza, fu infatti lo stesso Zanardi, l'anno successivo all'incidente, a tranquillizzarlo, mostrandogli le protesi e dicendo: "Vedi? Sono più alto adesso". E aiutandolo così a liberarsi dal peso del senso di colpa.
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L’incidente del 2001: cosa successe
Il 15 settembre 2001 al Lausitzring, in Germania, la vita del pilota automobilistico Alex Zanardi cambiò improvvisamente. Nella gara di Champ Car, dopo una sosta ai box e nella fase di rientro in pista, la monoposto di Zanardi perse il controllo a bassa velocità su un tratto sporco e la sua Reynard Honda - praticamente ferma sulla pista - venne centrata in un impatto violentissimo dalla Forsythe guidata dal canadese Alex Tagliani.
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Vennero amputate subito entrambe le gambe
Nell’impatto, avvenuto a circa di 320 km/h, la vettura di Tagliani spezzò a metà la monoposto di Zanardi, il quale subì l’amputazione immediata di entrambe le gambe. Quando arrivò il responsabile medico della Cart, Steve Olvey, le gambe erano staccate dal corpo e il sangue colava sull’asfalto. Bloccò il flusso chiudendo le arterie femorali, ma Alex in quel momento aveva solo un litro di sangue in corpo. Lo trasportarono in elicottero all’ospedale di Berlino, ma il cappellano prima di partire gli impartì l’estrema unzione. L’elisoccorso atterrò sul tetto dell’ospedale e il chirurgo responsabile dell’ospedale lo operò la prima volta già su quel tetto. Saranno quindici le operazioni, quattro i giorni di coma, sei le settimane di ricovero. Il 31 ottobre 2001 venne dimesso dalla clinica tedesca, pronto ad affrontare la seconda parte della sua straordinaria vita.