Giampiero Boniperti, la stella polare bianconera

Sport

Cristian Paolini

Prima calciatore, poi dirigente, ha conquistato tanti titoli con la Juventus. Ha codificato e incarnato l’essenza dello spirito juventino: sobrietà, organizzazione, efficienza e misura fuori dal campo, feroce pragmatismo sul rettangolo di gioco

Giampiero Boniperti della Juventus non è stato solo una bandiera, ma è stato la stella. La prima che ha fregiato la maglia bianconera, conquistata sul campo da giocatore, e poi da presidente diventando la prima star mediatica tra i dirigenti sportivi. Un magnifico gestore, non un munifico proprietario. La competenza e la passione si sono tramutate in una vita per la sua Signora. (LA FOTOSTORIA) Sul terreno di gioco Boniperti è stato un attaccante poliedrico, nato all’ala, esploso al centro dell’attacco per spostarsi dietro le punte sul finale di carriera per formare con Sivori e Charles il famoso trio magico, il tridente probabilmente più forte di tutta la storia bianconera. Da calciatore Boniperti conquistò 5 scudetti, 2 coppe Italia e il titolo di capocannoniere nella stagione 1947-‘48. 

I successi da dirigente

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Il difetto di trofei internazionali lo colmò ai vertici dirigenziali del club, incarico ricoperto dal 1971 fino al 1990 (con un’appendice da amministratore delegato fino al 1994), inizialmente affiancato da Allodi, e poi in simbiotica intesa con la proprietà impersonata dall’Avvocato Agnelli. Con Boniperti, e Trapattoni in panchina, la Juventus ha collezionato tutti gli allori europei (e la seconda stella e oltre in Italia), salendo fino sul tetto del mondo nella sfida all’Argentinos Jrs di Tokyo. 

 

Lo stile Juventus

Mai banale, durante la sua presidenza quasi ventennale, era solito lasciare lo stadio alla fine del primo tempo, mentre gli scarpini al chiodo li aveva appesi dopo il celebre 9-1 all’Inter dei ragazzini schierati polemicamente in campo da Moratti, mostrando pudore da campione. È lui che ha codificato e incarnato l’essenza dello spirito juventino: sobrietà, organizzazione, efficienza e misura fuori dal campo, feroce pragmatismo sul rettangolo di gioco. Perché, come disse, vincere non è importante, ma è l’unica cosa che conta. Boniperti lo sapeva fare anche con stile, anzi con lo Juventus style.

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