Superlega, Perez: "Il progetto è in stand-by, Juve e Milan non hanno lasciato"

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Il presidente del Real Madrid e della stessa Superlega insiste: "La società esiste ancora: riflettiamo, lavoriamo. Un peccato non considerare questo formato". E aggiunge: "Forse non l'abbiamo spiegato bene". Poi l'attacco alla Uefa: "Non ho mai visto un'aggressività del genere"

Il progetto della Superlega europea è "in stand-by", insiste il presidente del Real Madrid e della stessa Superlega, Florentino Perez, in un'intervista alla radio spagnola Cadena Ser. "La società (della Superlega) esiste ancora", ha detto Perez assicurando che "Juventus e Milan non se ne sono andate. Stiamo tutti insieme: riflettiamo, lavoriamo". Sulla rinuncia da parte dei sei club inglesi che erano tra le 12 squadre fondatrici della Superlega, il presidente del Real Madrid ha dichiarato: "Abbiamo lavorato per anni a questo progetto. Forse non siamo riusciti a spiegarlo. Forse ora lo farò meglio". Perez ha attaccato duramente il presidente della Uefa Aleksander Ceferin: "Non ho mai visto una tale aggressività da parte del presidente Uefa e dei presidenti dei campionati nazionali. Sembrava qualcosa di orchestrato, che volessimo uccidere il calcio, che avessimo appena sganciato una bomba atomica. Mentre stavamo semplicemente cercando di salvarlo, il calcio", ha commentato Perez (RIVOLUZIONE FALLITA IN 48 ORELE TAPPE).

Perez: “Un peccato non considerare questo formato”

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"Dobbiamo puntare ai ricavi anche nei giorni feriali",  ha aggiunto Perez. "Il formato Champions è obsoleto e ha interesse solo dai quarti di finale. La scorsa stagione sono stati persi 650 milioni e questo perché il formato non funziona", sottolinea il presidente del Real Madrid. "I partecipanti fissi - ha continuato Perez - se lo sono guadagnato in campo. Sono quelli con più tifosi sui social. Ci sono partite che nessuno guarda. Ho parlato con Agnelli tre volte oggi. Non mi sento solo. Stiamo vedendo in che modo possiamo generare quei soldi con l'accordo con JP Morgan. Sarebbe un peccato se non considerassimo questo formato. E dobbiamo farlo adesso. Non possiamo aspettare tre anni”, ha detto il presidente del Real Madrid.

Dall’annuncio allo stop in 48 ore

Il progetto della Superlega è naufragato ieri, 21 aprile, a 48 ore dal lancio. "Il progetto non esiste più senza i club inglesi", è la frase che ne ha sancito la fine, pronunciata da uno dei suoi principali fautori, Andrea Agnelli, dopo l’addio delle sei big della Premier League, seguito da quelli di Inter, Atletico Madrid e Milan. Il muro di "no" alzato dai governi, dai vertici del calcio europeo e mondiale, e dalle tifoserie è parso invalicabile. I dirigenti del Manchester United e quelli del Liverpool hanno diffuso messaggi di scuse rivolti ai propri tifosi. L’ultima mossa della Superlega è la diffusione di un comunicato congiunto per annunciarne "la sospensione”, con la necessità di "rimodellare il progetto".

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A Londra Boris Johnson, tra i principali detrattori del progetto, ha esultato: "È il risultato giusto per i tifosi, i club e le comunità del Paese", ha dichiarato il premier. Anche il principe William ricorre a Twitter per rallegrarsi del flop. A Nyon se la gode il presidente dell'Uefa, Aleksander Ceferin, che definisce "ammirabile, da parte dei club che hanno fatto un errore, arrivare ad ammetterlo". Il presidente della Figc, Gabriele Gravina, esclude "processi, condanne o vendette trasversali. Non si può sanzionare un'idea che non si è concretizzata. Ma è un alert che deve far riflettere, qualcosa non funziona". "Una vittoria del buonsenso", ha commentato il vicepresidente della Commissione Ue Margaritis Schinas da Bruxelles, dove crescevano i timori per una guerra legale che avrebbe anche rischiato di mettere a nudo le contraddizioni del sistema, tra libera concorrenza, diritti dei lavoratori, dominio della finanza.

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