Nord Sud Ovest Est, gli 883 crescono e il sogno comincia a fare paura. Recensione ep. 1-2
Serie TV Ph. Paolo CirielloIntroduzione
Dopo il grande successo della prima stagione, Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883, ideata e diretta da Sydney Sibilia, torna su Sky e in streaming solo su NOW con una seconda stagione che cambia prospettiva. Max e Mauro non sono più due ragazzi che sperano di farcela: il successo è arrivato e adesso devono imparare a gestirlo. Tra nuove canzoni, amori, ambizioni e primi segnali di inquietudine, gli anni Novanta continuano ad essere al centro del racconto. L’ironia resta, ma sotto la superficie cresce una malinconia nuova, legata alla paura di non essere all’altezza. Un nuovo capitolo che racconta cosa accade quando il sogno finalmente si realizza e diventa necessario capire come continuare a viverlo, senza perdere se stessi e il legame che ha fatto nascere tutto.
Quello che devi sapere
Il sogno è diventato realtà. E adesso? - Episodio 1
La seconda stagione di Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883 riparte da dove si era interrotta la prima, ma cambia passo. Nei primi due episodi, disponibili dal 9 ottobre su Sky e in streaming solo su NOW, Max e Mauro non sono più soltanto due ragazzi che inseguono un sogno: sono due giovani che quel sogno lo hanno raggiunto e ora devono capire come viverlo.
La serie conserva l’ironia, la provincia, la musica e la nostalgia degli anni Novanta, ma introduce una domanda più adulta: cosa succede quando il successo non è più un traguardo, ma l'inizio del problema?
La storia degli 883 la conosciamo già e, inevitabilmente, sappiamo anche dove porteranno molte delle loro scelte. Ma è proprio qui il regista Sydney Sibilia trova la sua idea: non nel cambiare ciò che è realmente accaduto, bensì nel trasformare una storia che conosciamo in qualcosa di nuovo, capace ancora di emozionare, far ridere e sorprendere, regalando sfumature e riflessioni che vanno oltre la semplice ricostruzione dei fatti.
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"Questo potrebbe essere l’inizio della fine"
È Max a rompere subito la quarta parete. Non è solo un espediente narrativo: è come se, sapendo già dove potrebbe portarlo quella storia, cercasse nel pubblico un complice, qualcuno a cui confidarsi e da cui trovare una forma di appoggio mentre prova a mettere ordine nei propri dubbi.
Dopo il finale della prima stagione, lo ritroviamo mentre fa ascoltare a Mauro Come mai, un lento romanticissimo che scatena la domanda più semplice e spiazzante di Repetto: "E io questa canzone...come la ballo?". Poi Max guarda direttamente in camera e ci avverte: "Questo potrebbe essere l’inizio della fine degli 883".
Da qui parte un racconto che prende volutamente una strada laterale, quella dei Righeira, per ricordarci che le storie che ci sembrano irripetibili spesso sono molto più universali di quanto pensiamo. Due amici che si incontrano a scuola, i problemi con i compagni, la passione per la musica, le prime ragazze, il desiderio di farcela e poi la paura di perdere ciò che si è costruito: cambiano i protagonisti, ma le emozioni restano le stesse. Anche una separazione può assumere forme diverse: può finire un amore, può interrompersi un’amicizia, può semplicemente arrivare il momento in cui due persone scoprono di non voler più andare nella stessa direzione.
È proprio attraverso il parallelismo con i Righeira che vediamo come Max e Mauro non stiano vivendo soltanto la loro storia: stanno attraversando esperienze in cui una generazione intera può riconoscersi.
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I Righeira, lo specchio degli 883
Il primo episodio prende una strada laterale, apparentemente imprevedibile, per raccontare gli 883: quella dei Righeira (LA STORIA). Due ragazzi, Stefano e Stefano, un’amicizia nata tra i banchi, la passione per la musica e l'impressione di essere completamente fuori posto. Come Max e Mauro, anche loro sembrano impresentabili prima di diventare protagonisti di un successo enorme, a livello mondiale.
Con la complicità dei fratelli Carmelo e Michelangelo La Bionda, produttori e figure centrali della nascente Italo Disco, la serie costruisce un divertente gioco di specchi tra Righeira e 883. Il duo torinese era formato da Stefano Righi, alias Johnson Righeira, e Stefano Rota, alias Michael Righeira, due amici conosciutisi al liceo che decisero persino di presentarsi artisticamente come fratelli.
L’Italo Disco era il pop elettronico da ballo sviluppatosi in Italia tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, fatto di sintetizzatori, ritmi dance, melodie immediate e un immaginario internazionale. I La Bionda, già protagonisti della disco italiana con successi come One for You, One for Me, produssero alcune delle hit più celebri dei Righeira: Vamos a la playa, No tengo dinero e L’estate sta finendo.
E proprio qui il parallelismo con Max e Mauro diventa interessante: due amici, una passione nata da ragazzi, il successo improvviso e poi il rischio che le strade si separino.
Vamos a la playa esplode nel 1983, No tengo dinero arriva nello stesso anno e L’estate sta finendo conquista il Festivalbar nel 1985. Ma quando le storie sembrano coincidere, arriva la differenza: Johnson sceglierà la musica, mentre Max, davanti al bivio, sceglierà Mauro.
Certe storie possono assomigliarsi moltissimo. Senza avere necessariamente lo stesso finale.
Per approfondire: Perché gli 883 si sono divisi, la vera storia di Max Pezzali e Mauro Repetto
Nostalgia Anni Novanta
Uno dei punti di forza della nuova stagione è la capacità di trasformare gli anni Novanta in un mondo concreto, non in una semplice cartolina nostalgica.
I calzini fluorescenti, i pantaloni larghi, i giubotti di pelle, le cravatte un po' kitsch, gli orologi improbabili, gli antenati degli emoticon di oggi gli "smile", le musicassette, i videogiochi: tutto contribuisce a ricreare un’epoca in cui la cultura pop aveva ancora qualcosa di ingenuo, di artigianale.
Anche la sigla di Con un deca continua a funzionare proprio per questo: hamburger americani, videogame e oggetti cult diventano il linguaggio visivo di una generazione che sognava il futuro senza sapere ancora come sarebbe stato.
In questo viaggio nella memoria trovano spazio anche i volti che hanno popolato l’immaginario televisivo in quegli anni. Nella sigla compaiono supermodelle come Cindy Crawford e personaggi che hanno fatto la storia della televisione italiana, da Red Ronnie a Pippo Baudo, da Fabrizio Frizzi ad Alberto Castagna, fino a Fiorello.
E poi ci sono gli oggetti della vita quotidiana, quelli che oggi sembrano quasi reperti archeologici: il Cioè da sfogliare e collezionare, TuttoCittà per trovare un indirizzo senza Google Maps, le cabine telefoniche, i diari, i walkman e le schede telefoniche. Sono dettagli che non servono soltanto a ricostruire un’epoca, ma riattivano una memoria fatta di piccoli rituali, abitudini e gesti che appartengono a chi, quegli anni, li ha davvero vissuti.
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Il secondo album è la prova del nove - Episodio 2
Dopo le 700mila copie del primo album, improvvisamente tutto sembra più difficile. "Ci attendono tutti al varco", dice Max ai genitori. Non basta più essere due ragazzi che hanno scritto sette canzoni: bisogna dimostrare di essere davvero degli artisti.
Il secondo album degli 883, Nord Sud Ovest Est nasce così, tra i tavolini di un bar, dubbi e chiacchiere tra amici.
"Non siamo più gli stessi di un anno fa", osserva Max. La risposta, però, è nella musica: forse non devono tornare quelli di prima, devono imparare a scrivere per quello che sono diventati.
Il Max Pezzali - interpretato dal giovane e bravissimo Elia Nuzzolo - sembra trasforma la crisi creativa in una metafora della crescita: cambiare non significa tradire ciò che si è stati, ma trovare un nuovo linguaggio per raccontare chi si è diventati.
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Michela entra in scena, Silvia resta nei pensieri
La seconda stagione introduce Michela Rossini, interpretata da Gaia Zampighi, nuova figura femminile accanto a Silvia, ancora interpretata da Ludovica Barbarito. Max la incontra quasi per caso e ne rimane immediatamente incuriosito: per cercarla ricorre persino all’elenco telefonico, in un gesto che oggi sembra quasi archeologico.
Il loro appuntamento è tenero e goffo, come tutto ciò che riguarda Max quando si parla d’amore. Ma Silvia, anche se è lontana in Irlanda, continua a essere presente nella sua testa: più che un ricordo, diventa quasi la sua coscienza, il senso di colpa che lo trattiene dal lasciarsi andare alla tentazione di una nuova relazione.
Silvia e Michela non sono soltanto interessi sentimentali, ma rappresentano due momenti diversi della crescita di Max, tra ciò che ha vissuto e ciò che potrebbe ancora scegliere.
"Starò cercando lei o forse me?"
Il cortocircuito sentimentale diventa così una delle metafore più riuscite della stagione. Max guarda Michela, continua a pensare a Silvia e, nel mezzo, prova soprattutto a capire che persona sia diventata dopo il successo.
È proprio da questa confusione che prende forma la frase "Starò cercando lei o forse me", che diventa parte del testo della canzone Nord Sud Ovest Est.
La scrittura di questa canzone che darà il titolo al secondo album non è quindi soltanto un processo creativo: diventa il modo con cui Max prova a mettere ordine nella propria confusione, a dare un significato alle emozioni che sta attraversando.
La canzone nasce dalla sua vita, ma allo stesso tempo contribuisce a interpretarla: ogni dubbio, ogni incontro e ogni cambiamento trova posto dentro il testo. È il momento in cui esperienza personale e musica si fondono, mostrando come per Max scrivere significhi anche imparare a conoscersi.
Due cowboy senza una mappa
"Siamo due cowboy nell’avamposto che non sanno nemmeno cosa cercano" dice Pezzali: è forse la frase che meglio riassume i primi episodi di questa seconda stagione sulla stroia del duo di Pavia.
Max e Mauro hanno davanti un mondo enorme, ma nessuna vera istruzione per attraversarlo. La metafora del cowboy torna così come simbolo di due ragazzi che non sanno ancora quale direzione prendere.
A incuriosire Max è anche la teoria elaborata da Stephen Hawking e Thomas Hertog sull’origine dell’universo: l’idea che possano esistere molte possibili storie o versioni dell’universo, senza che una sola rappresenti necessariamente l’unica realtà possibile.
È un concetto che colpisce Max e lo spinge a interrogarsi sulle diverse strade che una vita può prendere, proprio mentre lui e Mauro si trovano davanti a un futuro ancora tutto da scrivere.
Un piccolo gioco con ciò che noi spettatori già sappiamo: Mauro non può ancora immaginare dove lo porterà la sua strada, ma il riferimento a Disneyland Paris, destinazione della futura esperienza del vero Repetto, lascia intravedere con discrezione quel futuro.
Tra il teatro e Disneyland, infatti, Mauro troverà due luoghi in cui potrà finalmente vivere davvero quella dimensione da cowboy che tanto lo affascina, cambiando pelle, entrando in altri personaggi e trasformando la sua irrequietezza in un nuovo modo di stare sul palcoscenico.
Il valore dell'amicizia
Attorno a Max rimane il piccolo universo degli amici, quello che rende la serie più umana quando il successo rischia di farla diventare soltanto una storia di fama. Cisco, interpretato da Davide Calgaro, è il filosofo disincantato del gruppo: ruvido, sarcastico, costante fonte di distrazione, ma incredibilmente sul pezzo.
Se nella prima stagione il suo obiettivo era portare Max a concludere le sue immeritate fortune sentimentali, in questa seconda assisterà al leggendario incontro con Michela Rossini, ma sarà anche colui che ricorderà sempre a Max la realtà di Pavia, i sogni che non sempre si realizzano ma possono cambiare, e che lui ci sarà sempre. Meglio se davanti a una birra scura.
È un personaggio molto amato anche dagli stessi interpreti: Elia Nuzzolo e Matteo Oscar Giuggioli hanno raccontato più volte quanto sia forte il legame con Calgaro, anche perché tra i tre si è creato un rapporto di amicizia che va oltre il set. Anche Nemorino, interpretato da Riccardo Armiento, è una presenza sgangherata e tenera, ma sempre dalla parte di Max.
Sono loro gli amici del "tranquillo, siamo qui noi" come canta Pezzali in Gli anni: la parte di Pavia che il successo non riesce a cancellare.
Forse proprio la sintonia reale tra i giovani attori rende credibile quel senso di gruppo che è uno degli elementi più riusciti della serie.
La sintonia di Elia Nuzzolo e Matteo Oscar Giuggioli
Se la serie riesce a rendere credibile la crescita di Max e Mauro, il merito è anche di Elia Nuzzolo e Matteo Oscar Giuggioli, ormai perfettamente dentro i rispettivi personaggi.
Nuzzolo restituisce un Max più maturo, ancora impacciato ma sempre più consapevole delle conseguenze delle proprie scelte. Giuggioli conserva invece l’energia irruenta di Mauro, aggiungendovi inquietudine e fragilità.
I due hanno trovato un equilibrio prezioso: non imitano semplicemente i protagonisti reali, ma li trasformano in personaggi televisivi credibili, capaci di sostenere tanto la commedia quanto i momenti più malinconici.
La loro forza sta soprattutto nel non cercare la copia perfetta: rendono Max e Mauro riconoscibili, ma abbastanza umani da farci dimenticare per un momento che quella storia la conosciamo già.