Superman compare in Euphoria, James Gunn chiarisce il "cameo nascosto" frainteso dai fan

Serie TV

Camilla Sernagiotto

Il frame della serie tv "Euphoria" dove si vede una statua di Superman

Il supereroe di DC Comics è stato inserito quasi impercettibilmente all’interno di una scena dell’ultimo episodio della terza stagione. Una statua raffigurante il nuovo Uomo d'Acciaio interpretato da David Corenswet appare sullo sfondo, senza alcuna enfasi narrativa esplicita. Ma i fan hanno subito gridato al crossover dei due universi narrativi, tanto da spingere il regista del film a intervenire 

Quando un dettaglio di sfondo diventa un caso online si capisce quanto sia elevato il potere e l'appeal del prodotto culturale che accoglie il tal dettaglio marginale. 

Nel panorama delle serie tv contemporanee, Euphoria si distingue per la capacità di trasformare ogni elemento visivo in un potenziale indizio narrativo. È sufficiente una comparsa marginale, un oggetto sullo sfondo o un riferimento appena accennato per attivare immediatamente l’analisi collettiva degli spettatori. È quanto accaduto con una presenza inattesa: Superman, inserito quasi impercettibilmente all’interno di una scena dell’ultimo episodio stagionale.

 

L’attenzione del pubblico si è concentrata su un elemento preciso comparso nell’episodio 7 della stagione 3 di Euphoria (disponibile su Sky e in streaming su NOW), dove una grande statua raffigurante il nuovo Superman interpretato da David Corenswet appare sullo sfondo, senza alcuna enfasi narrativa esplicita.

La scena e l’oggetto che ha acceso le discussioni

Il momento "incriminato" si sviluppa durante un confronto che coinvolge Patty Lance, interpretata da Sharon Stone, e un dirigente televisivo. L’ambiente, un ufficio, ospita vari elementi scenografici tra cui, quasi con discrezione, il modello del nuovo Uomo d’Acciaio legato ai DC Studios.

 

Proprio la sua collocazione non enfatizzata ha generato una molteplicità di interpretazioni tra gli spettatori: c’è chi ha letto la scelta come una forma di inserimento commerciale, e chi invece ha ipotizzato una possibile connessione strutturale tra la serie HBO e l’universo narrativo DC guidato da James Gunn.

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La spiegazione di James Gunn e il contesto produttivo

A intervenire direttamente sulla questione è stato il regista di Superman, James Gunn, il quale ha risposto sui social al podcaster Brandon Davis, offrendo una chiave di lettura molto più concreta rispetto alle speculazioni circolate online. Il regista ha chiarito che l’ambiente in cui è stata girata la scena corrisponde a un ufficio reale dei DC Studios, condiviso tra lui e Peter Safran.

 

Gunn ha sintetizzato la situazione con una battuta: “Tecnicamente è di entrambi”. Ha poi aggiunto: “Sono io che praticamente non ci sto mai.” Un commento che, oltre a sgonfiare le ipotesi più elaborate, conferma la natura effettivamente reale dello spazio utilizzato per le riprese.

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Un universo di riferimenti supereroistici nella stagione

La presenza di Superman non rappresenta un caso isolato all’interno della stagione. Euphoria aveva già introdotto riferimenti simili nella sua première, quando Eli Roth appare con una maschera di Batman durante una corsa in Uber insieme a Rue, in una sequenza dal tono volutamente spiazzante.

 

In seguito, quella stessa scena si espande in un contesto ancora più surreale, con la comparsa di performer vestiti da Robin e Wonder Woman lungo Hollywood Boulevard, in un intreccio visivo che sovrappone immaginari diversi fino a dissolverne i confini geografici e narrativi.

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Il significato del contrasto tra mondi lontani

L’inserimento del simbolo di Superman all’interno dell’universo emotivamente instabile e frammentato di Euphoria produce un effetto di forte dissonanza. Da una parte si colloca la figura iconica dell’eroe luminoso, associato a un immaginario di stabilità e idealismo; dall’altra, il racconto della serie costruito su tensioni psicologiche, caos relazionale e derive esistenziali.

 

Questo incontro indiretto tra due sistemi narrativi così distanti contribuisce a rafforzare la percezione di un mondo audiovisivo sempre più interconnesso, anche quando non esiste alcuna intenzione esplicita di crossover.

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