Rosa Elettrica, la fiducia è un rischio. Recensione episodi 3 e 4

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Nicoletta Notari

Nicoletta Notari

Introduzione

La fuga dei protagonisti si trasforma in un viaggio sempre più instabile, tra passato e presente. Le verità iniziano ad emergere, ma ogni risposta apre nuove zone d’ombra e sospetti incrociati. Rosa e Cocìss si ritrovano sempre più legati, pur muovendosi in un mondo in cui nessuno è davvero affidabile. Tra rivelazioni familiari, tradimenti e agguati, la fiducia diventa il vero terreno di scontro. Due nuovi episodi a settimana, fino al 22 maggio, ogni venerdì su Sky e in streaming su NOW

Quello che devi sapere

La musica e il legame. Recensione episodio 3

Il terzo episodio di Rosa Elettrica si apre con nuove rivelazioni che arricchiscono la storia e approfondiscono il passato dei protagonisti. La fuga di Rosa e Cocìss inizia a trasformarsi in un’alleanza ambigua, ma sempre più solida. Entrambi mostrano un fondo di umanità che porta a una crescente empatia verso i personaggi, nonostante il peso del loro presente: lei agente in fuga, lui criminale ricercato.

Attraverso un flash-back del 2004 scopriamo una Rosa bambina (sempre interpretata da Margherita Pantaleo) già legata alla musica e a un rapporto complesso con il padre, figura bizzarra ma affettivamente presente. Il locale “Rosa Elettrika”, simbolo della loro connessione, diventa lo spazio dell’infanzia e della perdita. L’incendio che distrugge quel mondo segna una frattura irreversibile: Rosa intravede il padre sulla scena e quel ricordo riemerge come ferita ancora aperta. La musica, in particolare, si conferma come filo emotivo, ponte tra ciò che si è stati e ciò che si è diventati.

 

 

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La trasformazione

Nel presente, la fuga a bordo di una Ford Mustang del '73 impone una trasformazione radicale. Rosa e Cocìss ora devo cambiare aspetto per non farsi riconoscere: lei si taglia i capelli e adotta un look più anonimo e funzionale, lui rinuncia ai suoi tratti distintivi, compresi gli occhi eterocromi, nascosti dalle lenti a contatto. Perde la sua parte più riconoscibile, quei due occhi diversi - uno azzurro e uno nero - che lo rendevano il “David Bowie dei palazzoni”.

Anche il gesto del taglio dei capelli, la lunga treccia di Cocìss, assume un valore simbolico forte, evocando la perdita di identità. Come Sansone, la cui forza leggendaria era legata ai capelli e che li perdeva insieme alla propria identità quando venivano tagliati, anche Daniele Mastronero (interpretato con sempre maggiore convizione da Francesco Di Napoli) vive un momento di rottura simbolica cambiando aspetto: come se insieme alla chioma venisse reciso anche il filo con la propria versione precedente.

Il ritorno al "Rosa Elettrika", il vecchio locale abbandonato dopo il rogo, rafforza questa sensazione di sospensione: un luogo ormai svuotato, che diventa rifugio temporaneo, ma anche specchio del loro smarrimento. 

 

 

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Il boss latitante, tra misteri e verità

L’incontro tra Rosa e il Sostituto Procuratore di Napoli Paolo D'Intrò (interpretato da Francesco Foti) apre una nuova fase dell’indagine. In un vecchio acquapark, il magistrato ascolta le sue accuse e la mette in guardia: la sua posizione è fragile, ma allo stesso tempo potrebbe anche trasformarla nella figura chiave per la cattura del superlatitante. Intorno alla figura di Saro Incantalupo si costruisce una vera e propria leggenda, fatta di figli segreti e ramificazioni criminali che rendono il sistema ancora più opaco e imprevedibile. 

Cocìss ha fatto all'agente Rosa Valera una rivelazione importante: è il figlio di Saro Incantalupo, il boss latitante più ricercato d’Italia. Una confessione che cambia completamente il peso della sua fuga e il ruolo che può avere nella guerra tra clan. Cocìss racconta anche di un imminente incontro tra i vertici degli Incantalupo a Castel Volturno e svela il legame nascosto tra Nunzia Serafino, assessora all’urbanistica di Napoli, e la famiglia criminale: in passato era legata sentimentalmente al fratello di Saro, morto anni prima.

Cocìss vuole collaborare davvero: fornisce nomi, indirizzi, dettagli utili, mostrando di conoscere a fondo quel sistema criminale da cui sta cercando di allontanarsi. In queste scene emerge anche una fragilità silenziosa già intuibile nei precedenti episodi: il ragazzo fatica a leggere e scrivere, dettaglio che restituisce ulteriore vulnerabilità a un personaggio abituato a nascondersi dietro aggressività e istinto.

 

 

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"No Surprises"

Rosa lascia a Cocìss un cellulare con un solo numero memorizzato: il suo. Nessun altro contatto, nessun margine di errore.

Nel nascondiglio abbandonato del locale Rosa Elettrika arriva un cane randagio e maleodorante chiamato "Fieto" ("puzza" in napoletano) che simpatizza subito con Cocìss. Del resto lui ha una passione vera per i cani, forse l'unica eredità buona trasmessa da suo padre, che ha la stessa passione. Ascoltando la radio, Cocìss scopre che il suo amico Lorenzo “Mano Morta” è morto. Poco dopo sente anche l’intervento di Miriam Scurante, che continua a indicarlo come l’assassino di sua cugina, la piccola Caterina Scurante, e accusa la polizia di averlo lasciato scappare.

Travolto dalla rabbia e dal bisogno di essere creduto, Cocìss commette l’errore che Rosa gli aveva proibito: usa il telefono e chiama Miriam. Dal loro dialogo emerge il legame sentimentale tra i due. Lui le giura di essere innocente e le dice di volerle ancora bene, ma Miriam lo respinge: per lei resta l’uomo che ha distrutto la sua famiglia.

Intanto Reja arriva al locale Rosa Elettrika. Cocìss sente dei passi, il cane inizia ad abbaiare e lui riesce a fuggire ancora una volta, lasciando però tracce evidenti del loro passaggio nel locale.

Un flashback riporta al passato di Rosa bambina insieme al padre. Lui le suona la chitarra e canta No Surprises dei Radiohead: “No alarms and no surprises” diventa una carezza sospesa nel tempo, mentre tutto intorno sembra fermarsi. La musica appare come il loro vero linguaggio comune, il luogo emotivo in cui riescono ancora a incontrarsi.

Subito dopo, però, il padre convince Rosa a non raccontare nulla dell’incendio al Rosa Elettrika. Le dice che a volte bisogna lasciare indietro certe cose per poter andare avanti. In quel locale suonavano insieme e Rosa soffre all’idea di perderlo, ma lui prova a rassicurarla: ne troveranno un altro, perché la cosa importante è che ci siano ancora “io e te, la mia Rosa Elettrika”. Un abbraccio, il loro modo speciale per “ricaricarsi”. Poco dopo arriva la polizia: una giovane Reja entra in casa per fare domande sull’incendio, mostrando come i destini dei personaggi fossero già intrecciati molti anni prima.

Rosa, Cocìss e il cane Fieto si presentano a casa di Carlo Morano, il collega amco fidato di Valera. Rosa gli chiede aiuto per procurarsi documenti falsi.    

“Ci leghiamo troppo, Rosa. Magari in modi diversi”, dice Morano a Rosa, mettendola in guardia sul confine fragile tra lavoro e coinvolgimento emotivo. Il cane Fieto resta da Morano per essere lavato e accudito, mentre Rosa e Cocìss ripartono di nuovo sulla statale. Qui durante un controllo stradale, Cocìss prende la pistola e spara ai poliziotti senza esitazione. Poi resta senza fiato, quasi travolto da ciò che ha fatto, mentre Rosa lo guarda con paura e incredulità.

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Paranoia e trappole. L'episodio 4

Il quarto episodio di Rosa Elettrica si apre nel pieno dell’azione, riprendendo il momento immediatamente successivo alla sparatoria: Rosa rimprovera Cocìss per aver aperto il fuoco contro quelli che sembravano agenti di polizia. Lui però è convinto del contrario: non erano veri poliziotti, ma uomini del clan Scurante. La scena chiarisce subito il livello di confusione e paranoia in cui i due sono immersi, dove distinguere alleati e nemici diventa sempre più difficile.

Il sospetto di una trappola si allarga: sul posto viene ritrovato anche il cosiddetto “cacciatore”, figura chiave già emersa nelle indagini, segno che qualcuno conosceva in anticipo i loro spostamenti. Rosa inizia a dubitare ancora una volta delle istituzioni, pur escludendo Morano, mentre il nome di Reja torna a pesare come possibile punto di rottura interno alla polizia.

In parallelo, si torna indietro di 24 ore, a Napoli, dove Nunzia Serafino incontra Antonio Scurante. Il messaggio è chiaro e brutale: all’interno della polizia qualcuno avrebbe dovuto consegnare Cocìss, ma ha fallito. Per rafforzare la sua posizione, Serafino mostra a Scurante il corpo di Lorenzo, l'amico di Cocìss, nel bagagliaio, trasformandolo in un simbolo di punizione e controllo.

Per Scurante la situazione è personale: vuole Cocìss vivo, ma solo per ucciderlo con le proprie mani, convinto che sia lui il responsabile della morte della figlia. La tensione si sposta così su un piano di vendetta totale, mentre la rete criminale e istituzionale è sempre più intrecciata.

Carmela, i palazzoni e il ritorno alle origini

Rosa e Cocìss si muovono verso i palazzoni, luogo carico di memoria e contraddizioni. Qui entra in gioco la figura di Carmela, la “nonna” che ha cresciuto Cocìss nei momenti più difficili della sua infanzia. Ma la donna risulta inizialmente irreperibile, alimentando la paura che anche questo legame sia stato spezzato.

Nel frattempo emergono ulteriori dettagli sul passato di Daniele Mastronero: il suo rapporto con i cani e un mondo personale fatto di affetti distorti ma autentici. Anche il rapporto con Miriam, nipote degli Scurante, si carica di ambiguità sentimentale e strategica, tra amore dichiarato e manipolazione reciproca.

Anche il passato di Rosa riaffiora indirettamente attraverso la figura della madre, assente e distante, mentre la fuga continua a cancellare ogni possibilità di stabilità.

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In fuga verso Scauri

La fuga continua da Napoli verso il litorale laziale: Carmela si trova a Scauri e conserva una scatola di ricordi di Daniele tra cui un vecchio telefonino che conserva delle foto-prova per incastrare Saro Incantalupo. Grazie all’aiuto di Morano, Rosa riesce a rintracciarla, ma la situazione è già compromessa: Reja intercetta le informazioni e si muove per anticiparli.

Quando Cocìss finalmente ritrova Carmela il passato riaffiora attraverso gesti semplici e oggetti conservati, come una scatola di ricordi e un legame mai davvero interrotto.

Ma la tregua dura poco. Gli Scurante arrivano a Scauri, la tensione esplode in una sparatoria e il luogo si trasforma in campo di battaglia. Rosa, pur riluttante, è costretta a sparare, mentre Reja e Nunzia Serafino si ritrovano sullo stesso teatro di conflitto, segno di un sistema ormai completamente fuori controllo.

Il mare come unica via di fuga

La fuga sembra concludersi sulla scogliera, ogni possibilità di uscita sembra svanita. Circondati, Rosa e Cocìss scelgono l’unica via possibile: il salto nel vuoto. Il mare diventa così non solo fuga fisica, ma anche simbolica, un passaggio oltre il limite.

Prima di tuffarsi, Cocìss riesce a recuperare il telefono con le prove, elemento cruciale che potrebbe ribaltare le indagini. Ma il momento successivo lascia lo spettatore in sospeso: Rosa, ferita a un fianco e priva di sensi, viene lasciata sulla riva mentre Cocìss si allontana con il dispositivo.

Un gesto ambiguo, che rompe la logica della loro alleanza e apre un finale sospeso: tradimento o necessità? 

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