Jack Thorne, l’autore che interroga la rabbia: da Adolescence a Il Signore delle Mosche
Drammaturgo e sceneggiatore pluripremiato, Jack Thorne è una delle voci più incisive della tv britannica. La sua nuova serie Il Signore delle Mosche è una Sky Exclusive: i primi due episodi sono disponibili on demand e in streaming su NOW, mentre gli ultimi due arriveranno il 1° marzo su Sky e NOW. Tra populismo, mascolinità e potere, la sua scrittura racconta le crepe del presente
Jack Thorne scrive dove brucia.
Scrive nel punto esatto in cui la vergogna diventa rabbia.
Nel momento in cui un gruppo sceglie un leader perché promette forza.
Nel passaggio in cui l’identità maschile si costruisce contro qualcuno.
A 47 anni, nato a Bristol e formatosi a Cambridge, Thorne è uno degli sceneggiatori britannici più influenti della sua generazione
. Teatro, cinema, televisione. Olivier Award, BAFTA, Emmy. Ma il cuore del suo lavoro non sta nei riconoscimenti: sta nell’urgenza con cui affronta le crepe della contemporaneità.
La sua ossessione è chiara: il potere quando nasce dentro un gruppo.
Oggi torna con Il Signore delle Mosche, primo adattamento televisivo del romanzo di William Golding, disponibile come Sky Exclusive: i primi due episodi sono già on demand e in streaming su NOW, mentre il capitolo finale – con gli episodi tre e quattro – arriverà il 1° marzo sempre su Sky e NOW.
L’infanzia come origine del conflitto
Aveva nove anni quando lesse per la prima volta Il Signore delle Mosche. Si riconobbe in Simon, il ragazzo introverso, emotivo, quasi invisibile
.
Quella lettura non lo ha più lasciato. Per quasi vent’anni ha coltivato l’idea di adattare il romanzo di William Golding per la televisione
. Quando finalmente ci è riuscito, il mondo attraversava una nuova stagione di polarizzazioni e populismi.
Thorne vede nel libro un testo capace di “guardare il populismo negli occhi”
. Il clima postbellico in cui Golding scriveva, segnato da paura e divisione, trova eco nel presente. “Siamo di nuovo sotto l’ombra del populismo”, ha spiegato
.
La sua lettura non è nostalgica. È attuale. La paura come collante politico. Il gruppo come spazio di radicalizzazione.
Approfondimento
Il Signore delle Mosche, recensione dei primi 2 episodi della serie
Adolescence: la vergogna come detonatore
Con Adolescence, Thorne ha raggiunto un pubblico globale, conquistando Emmy e Golden Globe. La serie affronta la radicalizzazione maschile nell’era dei social, partendo da una domanda semplice: cosa succede quando un ragazzo si sente escluso?
Il progetto nasce da un confronto personale con Stephen Graham. I due hanno parlato delle proprie adolescenze, della rabbia, dei momenti di crudeltà, del senso di inadeguatezza
.
Il risultato è un’indagine sulla vergogna come detonatore identitario. Thorne collega questa dinamica al mondo digitale, dove l’odio trova comunità e amplificazione
. Ha sostenuto pubblicamente l’idea di limitare l’accesso ai social per i minori, parlando della necessità di una “età digitale del consenso”
.
In questa prospettiva, Il Signore delle Mosche diventa un racconto sorprendentemente contemporaneo. Non servono algoritmi per creare un branco. Basta un vuoto di responsabilità.
Approfondimento
Il Signore delle Mosche, il cast della serie tv in esclusiva su Sky
Il Signore delle Mosche: attraversare il volto di Jack
Nella serie tratta da Golding, Thorne sceglie una struttura precisa: ogni episodio è dedicato a un personaggio. Piggy, Jack, Simon, Ralph.
Il focus su Jack risulta decisivo. “Nel nostro mezzo sono i volti a raccontare le storie”, ha spiegato
. Restare sul volto del leader significa attraversarne la complessità.
Golding costruiva Jack come una figura stratificata, quasi musicale. Thorne amplifica questa dimensione: il capo del branco emerge da una ferita, da un bisogno di riconoscimento, da una frustrazione mai elaborata.
La leadership nasce dall’energia, ma si consolida grazie alla paura.
In questo passaggio tra individuo e massa si trova il cuore politico della sua scrittura
Approfondimento
Il Signore delle Mosche, la serie di Jack Thorne in esclusiva su Sky
Perché oggi il personaggio di Jack è più attuale?
Nel romanzo di Golding, Jack è il ragazzo che incarna l’istinto, la brutalità, la regressione tribale. È la forza che prende il posto della ragione. Ma nel 1954 il suo potere nasce in un contesto simbolico: l’isola è una metafora del mondo postbellico.
Oggi, invece, Jack non è più una figura allegorica. È un archetipo sociale riconoscibile.
La sua leadership non si impone solo con la violenza fisica, ma attraverso tre dinamiche che risuonano fortemente nel presente:
la promessa di protezione in tempi di incertezza
la costruzione di un nemico comune
l’uso della paura come collante identitario
Il Jack contemporaneo non è soltanto un capo tribù. È un leader che intercetta frustrazione, vergogna, senso di esclusione. Non governa perché è il più forte, ma perché sa trasformare un disagio diffuso in appartenenza.
In un’epoca segnata da polarizzazioni, populismi e comunità digitali radicalizzate, Jack appare meno come un “mostro” e più come il prodotto di una dinamica collettiva.
Ed è questo che lo rende inquietantemente attuale: non è un’eccezione. È una possibilità latente in ogni gruppo.
Approfondimento
Il Signore delle Mosche, trama e cast della serie Sky Exclusive
Cosa cambia rispetto al romanzo?
Golding scriveva Il Signore delle Mosche con una visione fortemente pessimistica della natura umana. La violenza emerge come verità profonda dell’uomo quando le strutture civili crollano.
Thorne, pur rispettando la matrice originale, sposta leggermente il baricentro.
Nel romanzo:
il conflitto è quasi mitico
il male ha una dimensione archetipica
l’isola è un laboratorio morale
Nell’adattamento televisivo, invece:
il conflitto diventa psicologico
il potere è analizzato come dinamica relazionale
l’isola assomiglia più a uno spazio sociale che a una parabola morale
Golding guarda all’umanità come specie.
Thorne guarda ai meccanismi del gruppo.
Nel libro la degenerazione appare inevitabile.
Nella serie emerge una domanda più inquietante: cosa sarebbe successo se qualcuno avesse ascoltato Simon? Se Piggy non fosse stato ridicolizzato? Se la fragilità non fosse stata scambiata per debolezza?
Il male non è solo destino. È scelta collettiva.
Che differenza c’è tra Golding e Thorne?
La differenza più significativa sta nel punto di osservazione.
Golding scrive da ex ufficiale di marina, testimone della Seconda guerra mondiale. La sua visione nasce dalla constatazione che la civiltà è un velo sottile. Basta poco perché cada.
La sua scrittura è allegorica, simbolica, quasi teologica.
Il conflitto è universale.
Thorne, invece, scrive nel XXI secolo, in un’epoca in cui il potere non è solo militare o istituzionale, ma mediatico, culturale, narrativo.
Dove Golding parla di natura umana, Thorne parla di costruzione identitaria.
Dove Golding descrive il crollo della civiltà, Thorne analizza la formazione del consenso.
Golding si chiede: “Chi siamo davvero?”
Thorne si chiede: “Come diventiamo ciò che siamo?”
È una differenza sottile ma decisiva.
Nel romanzo, Jack è la prova che l’uomo è selvaggio.
Nella serie, Jack è la dimostrazione che il potere nasce da un bisogno di riconoscimento non elaborato.
Golding osserva l’ombra.
Thorne osserva il processo che la produce.
Tra mainstream e impegno civile
La carriera di Thorne attraversa linguaggi e piattaforme.
Harry Potter and the Cursed Child domina il West End e Broadway.
His Dark Materials porta Philip Pullman sul piccolo schermo.
Enola Holmes e Wonder conquistano il cinema internazionale
Parallelamente, sviluppa progetti che scavano nelle contraddizioni sociali britanniche. Con Help racconta la tragedia delle case di cura durante la pandemia. Con Toxic Town affronta uno scandalo ambientale. Con The Hack entra nel cuore dello scandalo delle intercettazioni. La sua scrittura alterna grande spettacolo e racconto civile senza perdere coerenza tematica: identità, responsabilità, potere.
Disabilità e rappresentazione
A vent’anni Thorne sviluppa una malattia cronica che lo costringe a interrompere temporaneamente gli studi. L’esperienza diventa parte integrante della sua identità e del suo percorso creativo.
Diventa un sostenitore attivo dell’inclusione nell’industria audiovisiva, promuovendo iniziative per garantire accessibilità e rappresentazione autentica . La televisione, per lui, è una “empathy box”: uno spazio domestico capace di generare consapevolezza collettiva.
Non è una formula retorica. È una visione culturale precisa.
BBC, Netflix e responsabilità culturale
Pur lavorando con piattaforme globali, Thorne difende il ruolo del servizio pubblico britannico. Ha criticato le pressioni politiche sulla BBC, invitando il governo a riconoscerne il valore. Allo stesso tempo, riconosce che le piattaforme internazionali hanno valorizzato la specificità delle storie locali, dimostrando che precisione e dettaglio possono parlare a un pubblico globale
Nel suo percorso convivono dimensione industriale e responsabilità culturale.
Mascolinità sotto pressione
Rabbia repressa.
Competizione.
Bisogno di appartenenza.
La mascolinità attraversa gran parte della sua opera.
In Adolescence si confronta con la radicalizzazione online.
In Il Signore delle Mosche con la formazione del branco.
In altre serie, con il trauma e la colpa pubblica.
Thorne scava nella zona grigia in cui identità e potere si intrecciano. I suoi personaggi si muovono tra fragilità e dominio, tra desiderio di riconoscimento e responsabilità collettiva.
Un autore del presente
Jack Thorne appartiene a quella categoria di autori che usa la narrazione come strumento di indagine sociale. Populismo, media, adolescenza, disabilità, vergogna collettiva: il suo lavoro attraversa le tensioni del nostro tempo.
La domanda che ritorna è sempre la stessa: cosa accade quando la voce più fragile viene ignorata?
In Il Signore delle Mosche è Piggy.
In Adolescence è il ragazzo invisibile.
Nella realtà, spesso, è chi resta ai margini del discorso pubblico.
Thorne continua a riportare quella voce al centro. Con tensione. Con complessità. Con responsabilità.
Ed è questa coerenza a renderlo una delle figure più incisive della televisione contemporanea.
Perché Per Thorne, il pericolo non è l’isola deserta.
È la comunità quando smette di riconoscere i suoi fragili.