Subsonica, l'album Terre Rare: "La musica va oltre la comunicazione, è connessione"
MusicaLa band torinese celebra i suoi trent'anni di carriera non solo con un disco ma anche con quattro concerti speciali e un tour. Inoltre la città ospita mostre ed eventi a loro dedicati. Siamo stati con Samuel, Max, Boosta, Vicio e Ninja in alcuni luoghi iconici del capoluogo piemontese. L'INTERVISTA
Terre Rare è il nuovo album di inediti dei Subsonica in uscita venerdì 20 marzo per Epic Records/Sony Music Italy. Per celebrare il trentennale di carriera della band ribattezzato Cieli su Torino 96-26 c'è un programma diffuso che coinvolge tutta la città a partire dai quattro concerti speciali il 31 marzo, l’1, 3 e 4 aprile 2026 alle OGR Torino, official partner dell’evento (già sold out) affiancati da un palinsesto di eventi in città dal 31 marzo al 12 aprile: mostre, spettacoli, dj set e percorsi sonori dedicati ai Subsonica. A seguire, la band sarà protagonista nei principali festival estivi con il tour Terre Rare 96-26 in partenza il 26 giugno e curato da Live Nation. Qualche ora a Torino con loro mi ha permesso di percepire l'abbraccio della città nei confronti di questi cinque ragazzi che hanno scritto pagine importanti di musica e impegno. Dopo avere visto quello che resta di quel locale immaginifico che fu CasaSonica, dove tutto è iniziato, una passeggiata sotto i portici sabaudi che accolgono loro fotografie e infine l'intervista in un luogo iconico di Torino, la Sala dei Mappamondi dell’Accademia delle Scienze. Decorata nel 1787 da Giovannino Galliari, la sala presenta sulla volta una serie di raffigurazioni dedicate alle scienze matematiche, fisiche e naturali ed è circondata da eleganti librerie in legno risalenti alla metà dell’Ottocento. Al centro dello spazio sono collocati due preziosi mappamondi realizzati dal cartografo e cosmografo veneziano Vincenzo Maria Coronelli, che raffigurano rispettivamente le costellazioni e la geografia terrestre.
I Subsonica compiono trent'anni: arrivano l'album Terre Rare, un tour, i quattro live all'OGR ribattezzati Subsonica Cieli su Torino, e per due settimane Torino racconta la vostra storia. Non sarebbe bastato un Greatest Hits?
Boosta: Siamo tornati, il cuore di tutto è la cosa più facile ma dimentichiamo quanto è bello celebrare questa festa e ci siamo regalati un nuovo tempo di qualità insieme, compreso con quel pubblico che vuole continuare a camminare con noi. Questo circo Barnum delle meraviglie stupisce anche noi che quelle fotografie le abbiamo viste mille volte, ma vederle sotto i portici della nostra città è un'altra cosa: è un grazie reciproco in una città che abbiamo visto cambiare. Siamo felici di vivere questo momento, quando si è giovani non pensi al futuro poi il tempo si allunga e dunque questa è per noi è una celebrazione, non una auto-celebrazione.
Samuel: Le scelte dei Subsonica mai si sono basate sulla semplicità, mai abbiamo fatto musica per diventare famosi, abbiamo sempre sentito l'urgenza di scrivere musica per passione. Per noi la cosa più bella per i trent'anni è continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto. E' un nuovo inizio che parte dal precedente Realtà Aumentata e ora prosegue in Terre Rare e si vedrà nelle prossime uscite discografiche: ci siamo lasciati cadere di dosso la vestaglia di certe regole e dunque possono succedere cose bellissime.
Al Confine, brano con cui aprite l'album, ha una intro strumentale di trenta secondi, nessun ritornello e musica ipnotica: questo è lasciarsi cadere la vestaglia in musica?
Max Casacci: Ci sentiamo attenzione speciale forse anche grazie alla nostra storia che sfugge dalla contemporaneità. La musica per noi non è comunicazione ma strumento di connessione. Oggi la musica è tempi ristretti, pole position di singoli e altri potenziali singoli. Noi così limiteremmo le nostre capacità, apparteniamo agli anni Novante che forse solo con quella dei 70 è quella che ha sperimentato di più utilizzando gli strumenti al pari della linea melodica. Si apre con suono enigmatico uscito dal cassetto di Boosta e parla in direzione di un'altra dimensione. Il confine può essere il giorno, la notte, essere tra la vita e la morte, quello da attraversare fisicamente un confine...si entra in una dimensione con elementi molto precisi verso la realtà. Un artista deve fare sentire speciale chi lo ascolta, oggi si tende a inseguire nei testi i desideri delle persone mentre le persone aspettano di essere guidate verso un altrove che non corrisponde agli spazi offerti dalla comunità.
Il lavoro degli arrangiamenti vocali diventa, anche in questo progetto, uno strumento ritmico: come è stato il processo?
Samuel: Da sempre la voce la uso come uno strumento, la costruzione del linguaggio dei Subsonica non è come quella del cantante tradizionale ma si trasforma in un qualcosa che alimenta le trame musicali della band. Lo facciamo già dai primi album e lo ho testato su di me quando ho iniziato a fare dischi solisti. Negli ultimi anni ho ascoltato solo musica ritmica e la mescolanza di questi ingredienti porta a questi risultati.
Imponente anche la stratificazione del suono, e cito per tutti Teorie e Rifugio: anche qui come ci avete lavorato?
Boosta: La musica è il nostro posto sicuro e non c'è rischio ma se vogliamo preservare la nostra voglia di fare musica incontriamo le stratificazioni degli anni, c'è una amalgama che si rinnova, il rischio ci sarebbe se si scegliesse consapevolmente di fare qualcosa di diverso. Noi abbiamo sempre giocato con tutti i suoni che ci piacevano, siamo stati predatore di suoni.
Altro elemento affabulante è il ricorso a strumenti particolari: mi date qualche riferimento?
Vicio: Mi sono preso più tempo sulla cura delle parti di basso, il Basso Fretless è uno strumento già centrale nella musica a partire dagli anni Settanta. Il ghembri è stata una follia scoperta nella Medina di Essaouira in Marocco, è un bastone con tre corde e una cassa coperta da pelle di cammello. La linea melodica è complessa e apocrifa.
Essaouira è stata importante anche per le influenze della musica Gnaoua: in cosa ha accompagnato la parte ritmica del progetto?
Ninja: Quella settimana è stata emotivamente fortissima, lì la musica ha una funzione spirituale di guarigione, è meditativa. Il Krakeb e una nacchera metallica che segna il rito, se ne tiene una per mano: il flusso non è trascrivibile su un pentagramma, è totalmente fuori da quello che noi consideriamo ritmo. Dopo una vita trascorsa a studiare la batteria, trovarmi in una situazione inesplorata è stato sconvolgente. Il Krakeb è come un tamburello o uno shaker, provando a suonarlo in tutti brani il marchio diventa riconoscibile e netto dopo qualche ascolto.
Il video di Straniero, nel quale è ospite TÄRA, unico featuring dell'album, è molto impattante e reale nel suo racconto di guerra.
Max Casacci: Il primo giorno di attacco dell'ultima guerra tuttora in corso avevamo bisogno di trasmettere un messaggio forte su quello che la Casa Bianca fa come fosse un videogioco. Siamo assuefatti, non sentiamo più l'odore della morte, la nostra è stata una scelta ed è stato giusto portarla avanti. Nelle immagini ci sono elementi di connessione profonda con tutto quello che provano i nostri stati d'animo.
Ognuno mi dice una frase rappresentativa dei trent'anni di carriera?
Ninja: Non c'è più gente che fuma nei locali, c'è gente che si è persa nella memoria ma ascoltati i primi quattro pezzi di Terre Rare ho sentito la contemporaneità quasi ad annullare il tempo che passa.
Max Casacci: Un percorso collettivo che ci ha portato verso direzioni sconosciute, costruite in base a esigenze, capricci e convinzioni. Nessuno di noi sarebbe andato a Essaouira se non come turista. La solidità dei legami è l'incastro delle rispettive fragilità e hai bisogno di qualcuno con cui salire sul palco per affrontare una botta emotiva che forse da solo non saresti riuscito a reggere.
Samuel: Quando ci siamo incontrati eravamo. ognuno a suo modo, dei disadattati e insieme abbiamo condiviso ed esorcizzato i demoni trovando un modo nuovo di stare al mondo.
Vicio: La nostra è una musica potente che si percepisce a livello interiore e fisico. Quando penso a questo gruppo penso al viaggio, forse abbiamo attraversato milioni di chilometri. Siamo destinati a continuare a viaggiare oltre i confini.
Boosta: Vi auguro amore e che la persona di riferimento che volete vicina abbia gli stessi occhi nostri quando saliamo sul palco e si spengono le luci.
Infine cosa è oggi la speranza in questo mondo a pezzi?
Max Casacci: "Prendersi cura della democrazia e ripristinare un diritto internazionale, siamo in mano di poche persone ricchissime con idee deliranti. Noi non marchiamo i brani in forma di slogan, non è la nostra filosofia, preferiamo la rottura di palle che esce da una esternazione sui social e poi qualcuno che ci insulta. Questo lo ottieni quando nelle canzoni dai delle indicazioni senza costringere le persone a skippare dopo una manciata di secondi.