Gomorra - Le Origini, l'inizio di tutto. Recensione dell'episodio 1

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Gabriele Lippi

Gabriele Lippi

Foto Marco Ghidelli

Il prequel di Gomorra - La serie è cominciato venerdì 9 gennaio in esclusiva su Sky e in streaming solo su Now. Un drama che è anche una storia di amicizia e amore

Topi, appartamenti sovraffollati, morti infantili. La Napoli di Gomorra – Le origini è fatta di miseria e nobiltà, citando Eduardo Scarpetta. Di una miseria profonda e di un’opulenza ostentata. E di chi, per uscire da quella miseria, è disposto a tutto, persino a cadere in un buco nero fatto di illegalità, violenza, soprusi. Il prequel di Gomorra – La serie , i cui primi due episodi sono andati in onda in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW venerdì 9 gennaio, comincia con un televisore acceso che racconta dei mali di Napoli e delle sue periferie.

Degrado e spensieratezza

Bastano quei pochi secondi per dipingere un quadro di degrado assoluto e inserire lo spettatore nell’ambientazione storica e sociale della nuova saga, poi un ragazzo prende il telecomando, cambia canale e nel bar si comincia a ballare. Ballare sui topi, sugli appartamenti sovraffollati, sulle case in rovina, sui bambini che muoiono troppo giovani, per malattia e malnutrizione. Ballare e sorridere, sognando un futuro migliore, è l’unica cosa che Pietro e i suoi amici possono fare, attratti da una Sirena che ha il volto e i capelli lunghi di Angelo. Angelo è tutto quello che loro vorrebbero essere: bello, ha una sua automobile, piace alle donne, è un leader tanto generoso con gli amici quanto spietato con chi lo tradisce, è portatore di un’ambizione cieca.

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Il lavoro del cast

Il cast dà credibilità a personaggi che vivono ai margini. Francesco Pellegrino (Angelo ‘A Sirena) trasuda carisma, mentre il gruppo dei più giovani Luca Lubrano (Pietro), Antonio Del Duca (Lello), Junior Rancel Rodriguez Arcia (Tonino), Mattia Cozzolino (Emanuele) e il più piccolo di tutti, Antonio Incalza (‘O Fucariello), dimostra una maturità insospettabile considerando carta d’identità e curriculum.

L'importanza dell'ambientazione

Nel primo episodio, la regia di Marco D’Amore dà a personaggi e ambientazioni un ruolo assolutamente paritario, con primi piani che si alternano a campi larghi. La storia di Gomorra – Le origini è la storia del giovane Pietro Savastano ma è anche un pezzetto di storia di Napoli, di una Napoli non da cartolina, dimenticata e derelitta, abbandonata a se stessa. Immersa in una fotografia desaturata, a tinte ocra e seppia, con toni da western urbano. Non c’è ricchezza nelle immagini come nelle tasche dei protagonisti, c’è però una certa poesia, un lirismo che risiede nell’amicizia che Pietro condivide con Lello, Toni, ‘O Fucariello ed Emanuele, nell’amore che inizia a sbocciare con Imma. Una poesia sporca che si inserisce in una storia fatta di scelte che sappiamo già da subito saranno sbagliate, ma che non possono e non vogliono prescindere dal contesto.

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Due grandi monologhi

Sotto il profilo della scrittura, poi, due grandi monologhi si prendono la scena. Il primo è quello di un ragazzo ormai condannato a morte, che perde così ogni freno inibitorio e trova la forza di buttar fuori tutto il rancore covato per anni nei confronti della vita, della società, persino di chi gli è stato più vicino. Ricorda “la puzza” costante che lo ha accompagnato per tutta la vita e che ora lo accompagna verso la morte. L’altro monologo è affidato a un personaggio ancora misterioso, rinchiuso nel carcere di Poggioreale, impegnato a convincere un altro prigioniero a non togliersi la vita. D’Amore lo lascia intravedere da dietro le sbarre, fuori fuoco e al buio, e così la sua voce viene fuori ancora più potente: “Napoli sono io, sei tu, siamo tutti quanti noi – dice -. E come faccio domani io a essere Napoli se tu non ci sei più? Napoli è una sola, è intera. O è tutti quanti noi o non è niente”. Stiamo per assistere all’ascesa di un boss il cui potere sconfinerà nel culto e nel misticismo.

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