Romulus, la recensione del terzo e del quarto episodio della serie tv di Matteo Rovere

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Linda Avolio

Leggi la recensione del terzo e del quarto episodio di ROMULUS, la serie tv creata da Matteo Rovere, un suggestivo viaggio nel passato e una coinvolgente rivisitazione del mito di fondazione della città di Roma. ** ATTENZIONE: SPOILER **

Romulus, cos'è successo nel terzo episodio

Il terzo episodio di Romulus si apre col ritorno di Ilia ad Alba. Sopravvissuta al suo terribile destino, la giovane (ex?) vestale viene ovviamente accolta dalla madre e dal padre, entrambi contenti di riaverla con loro, ma anche alquanto spaesati (e turbati, soprattutto Amulius): cos’hanno in serbo gli dei per quella figlia scampata miracolosamente alla morte? E’ presto detto: è stato Marte a manifestarsi a Ilia, e ora lei pretende di vedere sacerdote del dio della guerra e della vendetta. Parlerà solo con lui, ma lui non ha voglia di parlare con lei, perché Marte non si manifesta alle donne. Chi la dura, però, la vince, così la giovane – nonostante il parere contrario dei genitori, che la vorrebbero nuovamente a guardia del fuoco sacro nel tempio della dea feconda – riappare nella caverna dell’uomo e lo avverte: continuerà a tornare fin quando lui non accetterà di ascoltarla e di iniziarla.

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Intanto Wiros, che sta esplorando il bosco insieme a Ostus, mentre contempla stupito lo scheletro di un grande animale del passato (forse una balena, o addirittura un dinosauro?) riaffiorato in una radura viene scoperto: è stato lui a rubare il bracciale! Doppiamente colpevole in quanto ladro e bugiardo, il giovane orfano viene attaccato dal compagno di disavventure, che ha intenzione di punirlo con la morte, ma riesce inaspettatamente a ribaltare la situazione. Tornato al campo base dice a Cnaeus che la dea Rumia, la terribile signora dei lupi, li ha attaccati, e che lui si è salvato solo perché è fuggito in preda al terrore. Una mossa vigliacca, non c'è dubbio, ma lui non avrebbe comunque potuto fare niente. Non contro Rumia, alta quanto tre di loro e assetata di sangue.

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Taurus, intenzonato a spodestare Cnaeus, decide di andare a recuperare il corpo di Ostus insieme a un paio di fedelissimi. A guidarli sarà Wiros, che sa bene che, una volta trovato il cadavere, il suo castello di menzogne crollerà. Riesce così a convincere Taurus a portare con sé Yemos: almeno lui, forse, sarà dalla sua parte. Saggia decisione. Ciò che resta del povero Ostus – la testa, le braccia e il busto… – farebbe proprio pensare che dietro quello scempio ci sia Rumia. Ma per quale motivo Wiros sulla nuca ha lo stesso simbolo che è stato intagliato sulla schiena del morto? Semplice: dev’essere un seguace della signora dei lupi! Taurus e compagni decidono di lapidare quel giovane di cui non si sono mai fidati…ma ecco intervenire Yemos, che, alla fine, sceglie di stare dalla parte di Wiros e si lancia all’attacco uccidendo quasi tutti, e recuperando anche il suo bracciale. Ora, però, devono andarsene: sarà bene recarsi a Gabi, lì forse saranno al sicuro. Intanto, però, dovranno sopravvivere da soli nel bosco…

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L’unico luperco sopravvissuto all’attacco a sorpresa di Yemos pensa bene di darsela a gambe, ma poi, rimasto solo nel bosco, al calar della notte viene raggiunto da inquietanti presenze. Il suo destino è segnato, ma anche Wiros e il suo salvatore sono in pericolo. Il principe di Alba non ha dubbi: se riuscirà a raggiungere Gabi, dove lo attendono i fedeli Ertas e Lausus, allora sarà al sicuro. E forse potrà anche provare a ribaltare la situazione, riprendendo ciò che gli spetta di diritto. Intanto, però, Yemos si ritrova a combattere con i propri fantasmi, nello specifico con quello del senso di colpa: a un certo punto, infatti, gli sembra di vedere Enitos, peraltro già ferito a morte, che lo chiama a sé. Come se non bastasse, di notte i due fuggiaschi ricevono la visita di un lupo ringhiante…e di certi strani figuri che si confondono con le tenebre: è evidente, non sono i benvenuti in quel posto.

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E’ Wiros stavolta a trarli d’impiccio. Raggiunta la strada dei carri, il giovane (ex, ormai) schiavo riesce a convincere dei mercanti ad aiutarli ad arrivare fino a Gabi. La notte scorre più tranquilla della precedente, ma il mattino successivo Yemos, sempre in preda alle sue visioni, per poco, per placare il senso di colpa e il dolore per la morte del fratello (che gli si “manifesta” ancora) non muore lanciandosi da un dirupo. Di nuovo, è Wiros a salvarlo. Tornati al campo, i due vengono attaccati dai mercanti, che hanno capito di avere di fronte Yemos di Alba Longa e che sono intenzionati a consegnare il “principe fratricida” ad Amulius. Ma l’improvviso arrivo di oscure figure ricoperte di fango, ossa e pellicce, le stesse intraviste nel bosco, ribalta la situazione. Morti i mercanti, Yemos e Wiros sono ora alla mercé della Lupa e dei suoi seguaci…

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Nel frattempo, a Gabi, Silvia si rende conto che suo padre potrebbe essere prossimo alla fine. E’ lo stesso Numitor a dirle di parlare in sua vece a Ertas e ai membri del Consiglio dei Saggi. E Silvia ovviamente obbedisce: la pioggia è arrivata grazie al sacrificio del Re dei Re, non grazie a quel traditore di Amulius. Yemos, lei lo sa bene, non avrebbe mai potuto dare del male a Enitos. Da che parte sceglieranno di stare? Ovviamente Ertas è dalla loro, ma anche gli altri sembrano colpiti e convinti dalle sue parole. Hirtius, però, decide di andare a parlare con Amulius, per avvisarlo degli ultimi sviluppi.

 

Ilia intanto, nonostante il parere fortemente contrario della madre, ha appena iniziato il duro apprendistato per diventare servitrice del dio della guerra e della vendetta. Le prove a cui la sottopone il sacerdote di Marte sono estreme: dapprima viene legata e fatta penzolare sopra le fiamme, con tanto di rovi che le bucano la pelle; poi, ormai stremata, deve ballare al ritmo del tamburo da guerra. In quel momento, in quello stato di trance, ha una visione (il dio le mostra ciò che non è mai accaduto, come spiegato dal suo nuovo maestro): è insieme all’amato Enitos, col quale sta per fare l’amore. Infine è tempo di impugnare la spada. Ilia non ha esperienza, il sacerdote sì, così si ritrova presto a terra con un taglio in fronte. Ma l’idea di arrendersi non la sfiora nemmeno: lei non vuole la pace, lei vuole giustizia!

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Prosegue spedita la corsa di Romulus, che con gli episodi 3 e 4 getta le basi per una serie di sviluppi futuri ormai semplicemente inevitabili. I nostri tre giovani protagonisti, Yemos, Wiros e Ilia, sono infatti solo all’inizio del loro viaggio, e da qui in avanti andranno incontro a una serie di sfide e trasformazioni che li cambieranno per sempre. Ma andiamo con ordine.

 

Passata l’iniziale botta d’adrenalina che l’ha fatto entrare in “modalità sopravvivenza,” Yemos comincia a elaborare quanto accadutogli, e il senso di colpa per la morte del fratello è così potente da spingerlo al suicidio. A salvarlo, restituendo dunque il favore e andando così a stabilire un nuovo equilibrio nel loro rapporto, è Wiros. Che sarà anche un bugiardo e un manipolatore, ma che comunque nel momento del bisogno ha dimostrato di esserci. Per il personaggio di Andrea Arcangeli quello di Francesco Di Napoli diventa a tutti gli effetti un fratello putativo, cosa che peraltro viene proprio esplicitata nel bel dialogo che segue la scena della quasi caduta di Yemos. “Mio fratello ti ha mandato da me come seconda occasione, per salvarmi dagli spiriti che mi tormentano…” dice il principe di Alba a quello sconosciuto che in realtà ormai è già parte della sua vita, ed è evidente che da qui in avanti i loro destini saranno intrecciati.

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Tornano finalmente in scena, anche se per pochissimo, l’inquietante Lupa di Silvia Calderoni – un personaggio che, siamo sicuri, ci riserverà parecchie sorprese – e i suoi feroci seguaci, chiaramente interessati a Yemos e a Wiros, in particolare al secondo. Che, è bene ricordarlo, sulla nuca porta un segno riconducibile alla dea Rumia, la signora dei lupi…

 

Sempre interessantissimo il personaggio di Ilia, personaggio molto amato dallo stesso Matteo Rovere, come dichiarato in più occasioni. Misteriosamente tornata dal regno di morti, la giovane (ex) vestale si vota alla vendetta con una determinazione davvero notevole. Ma d’altronde il personaggio dell’ottima Marianna Fontana alla rinuncia, al sacrificio e alla perdita è ormai abituato: non saranno certo delle spine conficcate nelle carni o uno squarcio in fronte a fermarla. Ilia è una donna pronta a sfidare ogni cosa – i genitori, le convenzioni sociali dell’epoca, il fato, gli stessi dei –, è una donna alla ricerca di giustizia, cioè di vendetta, e nei suoi occhi brucia un fuoco che non si spegnerà tanto facilmente. Lo sa bene il sacerdote di Marte (interpretato da Pietro Micci), perché anche nei suoi occhi c’è stato lo stesso fuoco per molto tempo. Chi si assomiglia si riconosce.

 

Assolutamente ambiguo il personaggio di Gala, resa alla perfezione da Ivana Lotito, capace di portare in scena con credibilità sentimenti contrastanti. La nuova regina di Alba è ovviamente felice di aver riavuto indietro sua figlia, ma allo stesso tempo è anche molto turbata da ciò che sta accadendo. Chiede al marito di fare dei sacrifici per ingraziarsi gli dei, chiaramente coinvolti nel ritorno di Ilia, e si adopera affinché tutto torni come prima, ma allo stesso tempo dichiara che avrebbe preferito una figlia morta a una figlia seguace di Marte. In tutto questo, Amulius è a dir poco spiazzato: da una parte questo miracolo, che però porta con sé delle conseguenze potenzialmente terribili, dall’altra la consapevolezza che il crollo del suo castello di carte potrebbe essere molto più vicino del previsto.

 

NOTE SPARSE

  • Chi diavolo ha spostato le lastre di pietra poste sopra la tomba di Ilia? Seriously…cosa diavolo è successo??
  • Secondo l’aruspice sarà Ilia a salvare Alba…ma in che senso? Ovviamente si tratta di una premonizione di un certo peso, considerando che potrebbe implicare il patricidio! Amulius avvisato, mezzo salvato!
  • Sempre a effetto le uscite del personaggio di Marianna Fontana, che questa volta ci delizia con “Io non sono una benedizione, ma una vendetta!”
  • Anche il sacerdote di Marte, un “vendicatore” dell’era arcaica, però, non si tira indietro in merito. Quando Ilia gli comunica che lei continuerà a tornare, ancora e ancora, lui le risponde dicendole: “Lo so, i mortali fanno cose folli quando il signore delle battaglie parla al loro cuore…” Tutto sommato, una massima che, a pensarci bene, valeva allora e che, nel bene e nel male, ha una certa validità ancora oggi. La prossima volta che sarete arrabbiati e farete o direte qualcosa di sciocco, se qualcuno vi chiederà spiegazioni ditegli che il signore delle battaglie ha parlato al vostro cuore.
  • La frase preferita di Wiros? “Mi devi credere!”
  • Gala madre dell’anno: meglio una figlia morta che una figlia seguace di Marte. Olè!
  • Molto interessante e ricco di spunti di riflessione il discorso sulla pace e la giustizia. Per il sacerdote di Marte, e anche per Ilia, una non presuppone l’altra, ma, al contrario, pace e giustizia si escludono a vicenda.
  • E’ curioso notare come i concetti di fortuna e di, passateci il termine, “sfiga” all’epoca non esistessero, quantomeno non come li intendiamo noi oggigiorno. Va tutto bene? Gli dei sono dalla nostra. Va tutto male, piove, fa freddo, siamo inseguiti dai lupi e dei mercanti vogliono ucciderci? Gli dei sono inca**zati con noi. Che poi è praticamente certo che fosse tutto già scritto nel nostro destino, no? E vai di fatalismo! Scherzi a parte, in un mondo in cui non c’era una spiegazione scientifica praticamente per niente era assolutamente naturale spiegarsi l’inspiegabile come “il volere degli dei.” Oggi diremmo che erano tutti parecchio suscettibili, ma allora, semplicemente, erano tutti parecchio credenti. Questione di punti di vista!

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