The New Pope, la recensione dell'episodio 9

Serie TV

Paolo Nizza

Finalmente john Malkovich incontra Jude Law nel sublime, indimenticabile finale di Stagione di The New Pope.  ATTENZIONE: SPOILER

The New Pope: this is The End

Tra bellezza e terrore, tra pittoresco e grottesco, finisce il viaggio al termine della notte orchestrato dal costruttore di mondi Paolo Sorrentino. The New Pope, attraverso nove straordinari episodi, è una serie che ci ha emozionato, divertito, commosso, spaventato, sorpreso. E anche questo finale di stagione risulta simile alla visita di un ospite inaspettato, ma assai gradito. Così sulle note di Never be like you (realizzata da dj Flume insieme alla cantante Kai) vengono in mente i versi degli “Uomini vuoti” immaginati da Thomas S. Eliot: “È questo il modo in cui finisce il mondo, non già con uno schianto ma con un lamento”. Aveva proprio ragione Sorrentino quando diceva: “l’ambizione anacronistica di questi due grandi Papi era quella d’essere dimenticati. Veri servi di Dio, hanno bisogno di sbiadire, per lasciar fiorire e brillare il nitore della fede e della pace. L’utopia della purezza.”

 

John Malkovich, il Papa di porcellana

Anche i Papi dagli occhi bistrati piangono. Perché, infine comprendono che la loro forza abita nella loro debolezza. La tortuosa e perigliosa strada verso la pace intrapresa da Sir John Brannox arriva finalmente a destinazione. Come un consumato istrione, Giovanni Paolo III sa bene come andare in scena. E dal palco privilegiato di Piazza San Pietro, il giorno dell’Angelus, il momento in cui si santifica il mistero dell’incarnazione, il nuovo pontefice rivela la propria natura. Un uomo tra gli uomini. Un Peccatore tra i peccatori. Persino il più ostinato tra i miscredenti può comprendere quanto il peso di Dio abiti nelle frasi pronunciate da Sir John. Incorniciato dai panneggi di velluto rosso, il capo della Chiesa, in virginale abito bianco, al pari di Charles Baudelaire, mette il proprio cuore a nudo e ricorda “Le ragazze che ci hanno snobbato. I ragazzi che ci hanno abbandonato. Gli estranei che ci hanno ignorato. I Padri e le madri che ci hanno equivocato. Tutti i lavori che ci hanno negato. I Maestri che hanno dubitato di noi. I bulli che ci hanno picchiato. I fratelli che ci hanno deriso. Gli amici che ci hanno lasciato soli. I conformisti che ci hanno allontanato. I baci che ci sono stati negati perché nessuno ci vedeva.” Sir John sa che essere è essere percepiti e la percezione, Bauer insegna, è tutto. Non c’è gerarchia né dolore, la sofferenza non è uno sport. Tra anoressia e bulimia tra acne e smagliature, tra calvizie e obesità, Giovanni Paolo III ha il coraggio di sprofondare nell’abisso della nostra insignificanza, della nostra imperfezione. Lo strazio di non appartenere a niente, l’afflizione di essere meno di zero.  Ma se non si fa parte del mondo, è tempo di essere contro il mondo. Bisogna percepirsi come la soluzione e non più come il problema. Trovare il proprio posto. E per il Papa quel posto è la Chiesa. Siamo tutti miserabili rottami. Ma mai più verremo dimenticati.

 

Law e Malkovich: Papi a confronto

La Cappella Sistina, (perfettamente ricostruita a cinecittà) è l’arena ideale per l’incontro/scontro tra i due pontefici. Finalmente accade ciò che tutti attendevano, sin dal primo episodio. E già avere Malkovich e Law nella stessa inquadratura è una manna dal cielo. E la meraviglia si amplifica attraverso un dialogo appassionante quanto un incontro di tennis: Pio XIII e Giovanni Paolo III devono risolvere una grave questione che rischia di far scoppiare una nuova guerra Santa. Sull’isola di Ventotene, sono stati sequestrati 6 bambini e un prete. Forse la soluzione sta nel minacciare il Califfo di rivelare al mondo che Lenny è vivo e aumentare l’idolatria nei confronti di Pio XIII. Tuttavia, ancora una volta la natura di Belardo resta misteriosa.  Ma ciò che Lenny sa è che il potere consiste nell’essere in grado di guidare le emozioni delle persone. Più che fidarsi, bisogna affidarsi a Belardo. Ma ancora una volta Sorrentino spariglia le carte. Nel secondo incontro fra i due papi Sir John cede il passo a Pio XIII. Sarà Lenny a guidare il Vaticano.

 

La nuova rivoluzione di Lenny Belardo     

Nel nono e ultimo episodio di The New Pope scopriamo che sono i cattolici guidati dalla bruna dalla felpa rossa a tenere in ostaggio i bambini e il sacerdote. La cellula terroristica è responsabile anche degli attentati a Lourdes e a San Pietro. Anche Esther faceva parte del gruppo, forse voleva possedere il corpo di Lenny vivo e morto. Nella sua testa, come in quella degli attentatori, il corpo di Lenny corrisponde al corpo di Cristo, e Pio XIII tornato pontefice, non a caso arringa cosi i fedeli a piazza San Pietro. “Ci riempiamo la bocca della parola bellezza, ma poi confondiamo l’amore con la follia, la bellezza con l’estasi “

Di fronte alle Morti ingiuste e inique, Lenny con le sue parole abbraccia la mitezza, la dolcezza, l’amorevolezza. The Young Pope, l’intransigente Pontefice abbraccia la Via Media come unica e sola via, antidoto salvifico alle aberrazioni dell’amore. E Paolo Sorrentino ci sorprende ancora una volta. Non sapremo mai chi sia davvero Lenny, e non importa scoprire se sia vivo, morto o risorto, se dietro il sorriso di Jude Law si celi il Padre, il Figlio o lo Spirito Santo. Che sia Cristo o l’Anticristo non è rilevante, la bellezza delle domande è che non abbiamo le risposte. Cosi alla fine dell’omelia Belardo surfa sulla folla come una rockstar. E ci resta solo il mistero, la cosa in cui crediamo.

 

Il Cardinale Voiello: un grande avvenire dietro le quinte

Infine, morbidi e riconciliati, seguiamo i destini degli altri personaggi di The New Pope. Sofia si è dimessa dal suo incarico in Vaticano, Bauer si è sposato a sorpresa una escort di Hannover ed è pronto a risolvere problemi (come Mister Wolf) questa volta nel Nord della Corea, e il cardinale Voiello finalmente corona il suo sogno. No, non si tratta dello Scudetto o della Champions League vinti dal Napoli. Dopo due Papi straordinari urge un uomo infuso di mediocrità, grigio, gran lavoratore. E quindi The New Pope avrà il volto del grandissimo Silvio Orlando. E il talentuoso attore napoletano chiude la puntata con una gag che rimanda alla famosa scena del film L’ intervista” di Federico Fellini in cui su un set cinematografico due operai dipingono su un fondale un meraviglioso cielo e scherzano in romanesco. Ancora una volta alto e basso, commedia e dramma, sacro e profano danzano insieme. Perché la vita, come nell’arte è fatta di sfumature, di dubbi, di contraddizioni

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