1994, la recensione e il commento del secondo episodio

Miriam Leone è Veronica Castello

E' Veronica Castello (Miriam Leone ) la protagonista del secondo episodio di 1994, la serie originale Sky in onda su Sky Atlantic ogni venerdì alle ore 21.15 . Sullo sfondo della vittoria elettorale di Silvio Berlusconi, Veronica riesce muoversi scaltra tra i trabocchetti della politica e portare avanti un progetto contro la violenza sulle donne. Il racconto e il commento del secondo episodio.

1994, Miriam Leone racconta il personaggio di Veronica Castello Tutto su 1994

Si comincia con un coro che è un inno a…Forza Italia. Silvio Berlusconi (Paolo Pierobon) è al centro della scena insieme a una raggiante Veronica Castello (Miriam Leone). E’ il 19 dicembre 1993. Veronica si allontana dalla squadra perché vuole fumare e davanti a Silvio non si può, e sulla soglia del Jolly Hotel trova Leonardo Notte (Stefano Accorsi) ferito, sanguinante…un proiettile (non) vagante lo ha intercettato. E’ fuori pericolo e in terapia intensiva, ma Arianna non vuole vederlo. Intanto Berlusconi vince le elezioni e lui si dice pronto “ad aggiustare l’Italia”. La vittoria è una passeggiata nella notte romana con le auto della scorta che lo tallonano. Il popolo di Forza Italia fa festa. Ritroviamo Leonardo Notte in forma e che racconta i suoi momenti in bilico tra l’aldiqua e l’aldilà. E nell’altra stanza Berlusconi intona Charles Trenet, festeggiando la conquista del paese alla vecchia maniera, cantando. Intanto, Notte cerca di riavvicinarsi a Veronica. Lei dice che ha già dato e lui rilancia, lei si allontana, va in bagno, e quando torna lui si è dissolto. O meglio, ha trovato una fanciulla con la quale intrattenersi. Lei lo guarda negli occhi, capisce e sorride sardonica.

Miss Parlamento si ribella


Veronica Castello si prepara al suo ingresso a Montecitorio. E’ il suo debutto da onorevole e aggiunge che è peggio del primo giorno di scuola. Si guarda attorno, chiacchiera di portaborse con la collega Stefania poi appare Notte, che le dice che bisogna prendersi i parlamentari della Lega, che per il sistema elettorale ne hanno di più. E sottintende che questo porta a una forma di ricatto. La Castello deve convincerne tre. L’avvenenza di Veronica rende i maschi più arrendevoli, dunque è strategica in questa operazione. La prima vittima è l’onorevole Giancarlo Rovati: gli dicono che una forza di protesta al governo perde valore e dunque sarebbe saggio passare a Forza Italia. Se lei si concedesse sarebbe fatta, ma lei non accetta di passare la notte con lui. Non mette la sua femminilità a disposizione del partito, eppure viene eletta Miss Parlamento. Ma lei insiste che vuole fare sul serio.  Ed è dura quando Pietro Bosco (Guido Caprino) le dice che l’hanno messa in Parlamento a fare tappezzeria perché è bella e tutti la conoscono. Al punto che, in bagno, dice a una singhiozzante Giovanna Melandri: “Puoi preparati quanto vuoi ma alla fine si girano per guardarti il culo.” Nasce però una unione trasversale per una legge contro la violenza sulle donne. Porta euforia la nomina di Irene Pivetti a Presidente della Camera dei Deputati: è una occasione per fare festa tra queste politiche che hanno a cuore, ante litteram, le quote rosa e i loro diritti.

Irene Pivetti con le spalle all'ascensore: la proposta di legge va!

Chi pare non accorgersi che si sta studiando una legge contro la violenza sulle donne è Leonardo Notte, che chiede a Veronica se sta facendo il suo dovere. La sua replica è stizzita, ma, quando lui dice che esiste una lista di chi fa il proprio dovere e chi invece non verrà ricandidato, lei ha un attimo di smarrimento. In un incontro sui tetti di Roma con le altre deputate si scopre che la proposta non è stata ancora calendarizzata, forse serve l’intervento di Pivetti; qualcuno invece dice di insistere con i capigruppo. La sostanza è che Veronica si ritrova sola al tavolo e sola a camminare nella notte romana. Non si dà per vinta e incastra la Presidente della Camera dei Deputati in ascensore e le lancia il messaggio…la situazione potrebbe sbloccarsi. Ma non è così, anzi, il blocco si fa più forte e il personaggio di Miriam Leone è considerato responsabile di ciò.

La legge contro lo stupro viene calendarizzata: la gioa di Veronica


E’ sconsolata quando le appare davanti Notte, il quale la congeda con un “finché siamo qui, prendiamoci tutto”. Lei si ferma un attimo a riflette, poi rilancia con un baratto: è pronta a convincere i tre leghisti se la legge contro lo stupro verrà messa in calendario. Veronica riesce nell'intento e lo fa convincendo tre donne e assicurando loro che saranno protagoniste quando finalmente sarà il momento di discutere questa nuova legge al femminile. In più riceve i complimenti di Silvio  Berlusconi per questa sua azione diplomatica. Quando le parlamentari escono dall’Hotel Nazionale hanno l’orgoglio del Quarto Stato di Pellizza da Volpedo. Il finale, in una stanza d’hotel, è torrido tra Veronica e Leonardo, d’altra parte, come lui dice, “era un po’ che non ci vedevamo.”

Veronica la ribelle, il commento


Sa come muoversi a Palazzo l'onorevole Veronica Castello. E', la sua, una figura (abbastanza positiva) perché riesce a non scivolare in un ingranaggio dove il fisico viene prima della testa. Non ha problemi ad avvicinarsi alle colleghe dell'opposizione che stanno lavorando a un progetto di legge a favore delle donne, contro le molestie e lo stupro, sul lavoro ma non solo. Certo, questo suo atteggiamento al di fuori degli schieramenti è visto con diffidenza. Ma lei non si fa problemi, basti vedere la scena in cui con rabbia strappa il manifesto elettorale con suo volto che è stato oltraggiato con simboli fallici. Lotta, schiva colpi e alla fine vince. E quando, scena finale di questo secondo episodio, libera la sua femminilità, c'è un senso di trionfo nel suo volto avvampato di desiderio.



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