Addio a Gino Paoli, il poeta di Sapore di sale e Il cielo in una stanza. FOTOSTORIA
È morto a 91 anni Gino Paoli, tra i più grandi cantautori italiani. Uno degli artisti più rappresentativi della prima scuola genovese, ha rivoluzionato la musica italiana. Una carriera che ha attraversato oltre sessant’anni di musica e vita, tra amore, ferite e rinascite
Gino Paoli (1934–2026) è stato uno dei più grandi cantautori italiani, una voce capace di attraversare il tempo senza mai piegarsi alle mode. Nato a Monfalcone e cresciuto a Genova, è stato tra i protagonisti della scuola genovese, trasformando la canzone in un luogo intimo, quasi segreto, dove l’amore e la solitudine si raccontano senza filtri.
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Il suo nome resta indissolubilmente legato a Sapore di sale (1963), un brano che è molto più di una canzone estiva: è una fotografia emotiva, un ricordo che continua a vibrare. In poche parole e una melodia sospesa, Paoli è riuscito a catturare la nostalgia nel momento stesso in cui nasce.
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Tra i suoi capolavori c’è anche Il cielo in una stanza, portato al successo da Mina. Paoli raccontò di averla scritta in mezz’ora, come sotto dettatura. Una canzone che trasforma uno spazio chiuso in infinito, e che ancora oggi resta uno degli inni più potenti all’amore assoluto.
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Figura centrale della scuola genovese, insieme a Luigi Tenco e Fabrizio De André, Paoli ha contribuito a cambiare per sempre la musica italiana. Le sue canzoni non cercavano effetti, ma verità: parole semplici, spesso definitive, capaci di arrivare dritte al cuore.
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Nella sua vita privata, decisivo fu l’incontro con Ornella Vanoni, musa e interprete di molte sue canzoni. Il loro legame, artistico e sentimentale, ha lasciato un segno profondo nella storia della musica italiana, tra passione, libertà e inevitabili fratture.
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Per Vanoni scrisse brani come Senza fine, Anche se e Me in tutto il mondo: canzoni che hanno attraversato decenni senza perdere intensità, dimostrando come la scrittura di Paoli sapesse essere allo stesso tempo fragile e universale.
Gino Paoli partecipò più volte al Festival di Sanremo, a partire dal 1961, quando portò Un uomo vivo. Tornò sul palco dell’Ariston in diverse stagioni della sua carriera, attraversando epoche e linguaggi, sempre fedele a una scrittura che rifuggiva l’effetto per cercare una forma di verità più nuda.
Nel 1962 incontrò una giovanissima Stefania Sandrelli. Dal loro amore nacque Amanda Sandrelli, attrice. Una relazione che fece discutere e che racconta bene la natura irregolare, spesso controcorrente, della vita di Paoli, mai davvero addomesticabile.
Nel 1963, nel pieno del successo, Paoli attraversò uno dei momenti più bui della sua vita. Un gesto estremo che segnò per sempre il suo percorso umano e artistico, lasciando una traccia profonda nella sua visione del mondo e nelle sue canzoni.
Nella sua autobiografia Cosa farò da grande. I miei primi 90 anni, pubblicata nel 2023, Paoli tornò su quella ferita con lucidità e ironia, raccontando la vita come un enigma senza soluzione, da attraversare più che da comprendere.
Negli anni successivi continuò a reinventarsi tra musica, produzione e scoperta di nuovi talenti. Lontano dalle logiche più immediate del mercato, Paoli ha sempre mantenuto uno sguardo libero, capace di attraversare le trasformazioni senza mai perdere identità.
Negli anni Ottanta tornò al grande successo con Una lunga storia d’amore, composta per il film Una donna allo specchio. Un brano che conferma la sua capacità rara: dire l’amore con parole semplici, senza mai banalizzarlo.
Nel 1991 sposò Paola Penzo, compagna degli ultimi decenni della sua vita. Un legame solido e discreto, lontano dal rumore, che ha accompagnato Paoli negli anni della maturità.
“Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari”: con queste parole la famiglia Paoli ha annunciato la sua scomparsa, chiedendo la massima riservatezza. Un addio sobrio, in linea con la sua idea di vita.
Gino Paoli è morto a 91 anni. Restano le sue canzoni, che non appartengono più solo a chi le ha scritte, ma a chi le ascolta. Perché certe voci non finiscono: cambiano solo modo di esistere, continuando a farsi sentire ogni volta che qualcuno, ancora, cerca le parole giuste per dire l’amore.