Gli Evanescence sono tornati con il nuovo album Sanctuary

Musica

Camilla Sernagiotto

Credits: Instagram/EvanescenceOfficial

Il 5 giugno 2026 è arrivato nei negozi e sulle piattaforme digitali il sesto lavoro in studio della formazione guidata da Amy Lee, composto da dodici brani e pubblicato alla vigilia del ritorno dal vivo della band in Italia, previsto per il prossimo settembre

Gli Evanescence sono tornati: il nuovo album appena uscito, dal titolo Sanctuary, segna una nuova fase in cui il passato resta sullo sfondo, mentre lo sguardo è rivolto al futuro.

A distanza di oltre vent’anni dall’album che ne ha definito l’identità artistica e commerciale, gli Evanescence tornano con un nuovo progetto discografico che punta a consolidare il presente più che a inseguire la nostalgia.

 

Il 5 giugno 2026 è arrivato infatti nei negozi e sulle piattaforme digitali Sanctuary (che potete ascoltare integralmente in fondo a questo articolo), sesto lavoro in studio della formazione guidata da Amy Lee, composto da dodici brani e pubblicato alla vigilia del ritorno dal vivo della band in Italia, previsto per il prossimo settembre.

L’eredità di Fallen e il peso di un debutto irripetibile

Per gran parte della propria carriera, gli Evanescence hanno dovuto confrontarsi con l’enorme impatto lasciato da Fallen. Il disco d’esordio non rappresentò soltanto uno dei fenomeni rock più significativi dei primi anni Duemila, ma riuscì anche a costruire attorno al gruppo nato a Little Rock, in Arkansas, una comunità vastissima di appassionati di rock e nu metal.

 

Con oltre 17 milioni di copie distribuite nel mondo e grazie a brani diventati simbolo di un’intera epoca, come Bring Me To Life e My Immortal, Fallen ha lasciato un’impronta profonda nella cultura musicale del suo tempo. Negli anni successivi, la band statunitense ha attraversato fasi alterne, caratterizzate da interruzioni e ripartenze. I lavori pubblicati dopo quel debutto storico non sono riusciti a replicarne l’impatto commerciale, ma con Sanctuary l’approccio appare differente.

Il nuovo album non nasce infatti dalla volontà di recuperare formule già sperimentate in passato. Al contrario, si presenta come l’espressione di una formazione maturata nel tempo, consapevole della propria identità e intenzionata a dialogare con il panorama musicale contemporaneo.

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Il ritorno del nu metal e un contesto favorevole

L’uscita di Sanctuary si inserisce in un momento particolarmente favorevole per le sonorità che hanno caratterizzato la storia degli Evanescence. Negli ultimi anni, infatti, il rinnovato interesse verso il nu metal e l’alternative metal ha riportato al centro dell’attenzione un linguaggio musicale che nei primi anni Duemila aveva raggiunto il proprio apice sia sul piano culturale sia su quello commerciale.

 

Un ruolo importante in questa riscoperta è stato svolto dalla Generazione Z, che attraverso TikTok e le piattaforme di streaming ha contribuito a riportare sotto i riflettori gruppi come Deftones, Limp Bizkit e Korn. Questo fenomeno ha favorito la nascita di un nuovo pubblico, rendendo nuovamente attuale un’estetica musicale che oggi trova spazio all’interno delle dinamiche del rock pesante contemporaneo.

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Una produzione moderna senza rinunciare all’identità

In questo scenario si colloca Sanctuary, un lavoro che aggiorna il linguaggio degli Evanescence mantenendone riconoscibili le caratteristiche fondamentali. Alla produzione hanno collaborato Zakk Cervini e Jordan Fish, figure che negli ultimi anni hanno contribuito in maniera significativa alla definizione del suono di numerose band heavy di riferimento. Alcuni brani portano inoltre la firma produttiva di Nick Raskulinecz, già legato ad artisti come Korn, Foo Fighters e Rush.

 

Il risultato è un album che integra chitarre particolarmente presenti, elementi elettronici, arrangiamenti contemporanei e una scrittura che appare più fluida e dinamica rispetto a quella del passato, senza però snaturare la personalità del gruppo.

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Le parole di Amy Lee

A raccontare il percorso che ha portato alla realizzazione del disco è stata la stessa Amy Lee: “Sono tre anni che ci stiamo lavorando, e dopo averlo ascoltato tutto insieme dall’inizio alla fine, quando ormai manca poco alla sua uscita, posso dire di essere veramente orgogliosa di ogni suo secondo".

 

E aggiunge: "Lavorarci è stato il mio sfogo per tante cose che avverto come sbagliate e fuori controllo, un luogo dove riaccendere la speranza attraverso il potere della musica e della connessione...meno male che abbiamo già programmato il tour, altrimenti non saprei cosa fare ora. Ne sono completamente ossessionata. Non vedo l'ora che i fan lo ascoltino”.

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I brani più rappresentativi del disco

L’apertura dell’album è affidata a Beautiful Lie, costruita attorno a riff robusti, atmosfere sintetiche e una struttura che guarda alle tendenze più recenti del metal. Sulla stessa linea si muovono anche Tell Me When You've Had Enough e il singolo Who Will You Follow, brani che evidenziano la volontà della band di confrontarsi con sonorità pienamente contemporanee.

 

Tra i brani più energici della raccolta emergono inoltre Rapture, la title track Sanctuary e Self Destruct, composizioni che contribuiscono a definire il carattere più aggressivo e diretto del progetto.

Sono tante anche le ballad, che offrono ancora una volta l’occasione di apprezzare le qualità interpretative di Amy Lee.

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Il ritorno in Italia con Poppy e Nova Twins

Parallelamente alla pubblicazione del nuovo lavoro, gli Evanescence hanno annunciato anche una tournée mondiale che comprenderà un’unica tappa italiana. L’appuntamento è in programma il 28 settembre 2026 all’Unipol Arena di Bologna.

 

Ad aprire la serata saranno l’artista statunitense Poppy e il duo britannico Nova Twins. La presenza di Poppy assume un significato particolare nel contesto del percorso recente della band. Negli ultimi anni, infatti, l’artista si è affermata come una delle personalità più influenti nella fusione tra pop sperimentale, elettronica e metal, contribuendo a rafforzare il dialogo tra gli Evanescence e le nuove generazioni di ascoltatori.

Il legame artistico tra le due realtà era già emerso lo scorso anno con il singolo End of You, realizzato dagli Evanescence insieme a Poppy e con la partecipazione di Courtney LaPlante degli Spiritbox.

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Da Afterlife a Sanctuary, la conferma di una nuova vitalità

I segnali di questa rinnovata fase creativa erano già emersi grazie al successo di Afterlife, uno dei singoli più rilevanti della carriera del gruppo, favorito anche dalla sua presenza nella serie Netflix Devil May Cry. Quel risultato aveva mostrato una band nuovamente in grado di entrare in sintonia con il pubblico contemporaneo.

 

Sanctuary rafforza ulteriormente questa impressione. L’album si presenta come un lavoro maturo, consapevole e coerente, capace di valorizzare la personalità artistica di Amy Lee e dei suoi compagni. La produzione curata, la solidità compositiva e l’inserimento naturale nel contesto attuale del rock e del metal testimoniano la volontà degli Evanescence di proseguire il proprio percorso evolutivo senza rinnegare le origini che ne hanno determinato il successo.

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Una storia lunga oltre trent’anni tra successi, cambiamenti e rinascite

Nati nel 1995 a Little Rock, in Arkansas, per iniziativa della cantante e pianista Amy Lee e del chitarrista Ben Moody, gli Evanescence si sono affermati come una delle realtà più riconoscibili del rock e del metal statunitense. Fin dagli esordi, la band ha costruito un’identità sonora fondata sull’incontro tra alternative metal, gothic metal, nu metal ed elementi sinfonici ed elettronici, sviluppando uno stile che nel tempo è diventato il loro tratto distintivo.

 

Nel corso della carriera il gruppo ha attraversato numerosi cambi di formazione, lunghi periodi di pausa e profonde trasformazioni artistiche, mantenendo però Amy Lee come punto di riferimento costante. Il successo planetario ottenuto nei primi anni Duemila ha permesso agli Evanescence di conquistare due Grammy Award, due Billboard Music Award e un World Music Award, oltre a superare i 30 milioni di copie vendute nel mondo tra album e singoli. Nonostante le difficoltà incontrate lungo il percorso, dalle tensioni interne alle dispute con l’industria discografica, la formazione americana ha continuato a reinventarsi, consolidando nel tempo una posizione di rilievo all’interno della scena rock internazionale.

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Gli album in studio, dall’esplosione di Fallen a Sanctuary

La discografia in studio degli Evanescence si è sviluppata attraverso cinque album pubblicati nell’arco di oltre vent’anni. Il debutto ufficiale arrivò nel 2003 con Fallen, il lavoro che trasformò la band in un fenomeno globale grazie a brani come Bring Me to Life, Going Under e My Immortal, vendendo oltre 17 milioni di copie. Tre anni più tardi fu la volta di The Open Door (2006), disco che segnò una maggiore libertà creativa per Amy Lee e che debuttò direttamente al primo posto della Billboard 200.

 

Nel 2011 il gruppo pubblicò l’album omonimo Evanescence, nato da un intenso lavoro collettivo e caratterizzato da sonorità più pesanti e contemporanee. Dopo una lunga pausa discografica, la band tornò nel 2021 con The Bitter Truth, lavoro che sancì il ritorno alle sonorità rock e metal dopo gli esperimenti orchestrali e sinfonici degli anni precedenti. Oggi questo percorso trova una nuova tappa con Sanctuary, il sesto album in studio della formazione, un lavoro che si inserisce nel solco della maturità artistica raggiunta dal gruppo e che conferma la volontà degli Evanescence di continuare a evolversi senza perdere il legame con la propria storia.

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