La cantautrice statunitense ha scelto di avviare una nuova e significativa offensiva legale per difendere la propria identità artistica e personale dall’uso improprio delle tecnologie basate sull’intelligenza artificiale, presentando negli Stati Uniti tre distinte richieste di registrazione del marchio con l’obiettivo di tutelare formalmente sia la sua immagine sia la sua voce
Taylor Swift corre ai ripari contro l’intelligenza artificiale, depositando marchi per proteggere voce e immagine.
La cantautrice statunitense ha scelto di avviare una nuova e significativa offensiva legale per difendere la propria identità artistica e personale dall’uso improprio delle tecnologie basate sull’intelligenza artificiale, presentando negli Stati Uniti tre distinte richieste di registrazione del marchio con l’obiettivo di tutelare formalmente sia la sua immagine sia la sua voce.
La mossa rappresenta un passo rilevante nella crescente battaglia delle celebrità contro la diffusione di contenuti artificiali realizzati senza autorizzazione, in un contesto in cui strumenti sempre più sofisticati consentono di replicare sembianze, timbri vocali e caratteristiche distintive di personaggi pubblici con estrema facilità.
La decisione di Taylor Swift si inserisce infatti nel clima di crescente preoccupazione per l’espansione di immagini, video e registrazioni generate artificialmente che riproducono figure celebri senza consenso, alterandone la reputazione, l’identità pubblica e il controllo sulla propria immagine. In questo scenario, il ricorso ai marchi registrati si configura come una strategia innovativa per rafforzare la protezione giuridica contro le nuove forme di impersonificazione digitale.
Tre domande di trademark
Le richieste depositate dalla cantante comprendono una fotografia che la ritrae sul palco durante l’Eras Tour e due registrazioni audio in cui Taylor Swift si presenta personalmente nel corso di attività promozionali legate al suo ultimo album.
L’immagine scelta per rappresentare ufficialmente la sua figura mostra Taylor Swift sul palco “holding a pink guitar, with a black strap and wearing a multi-colored iridescent bodysuit with silver boots” (in italiano: "mentre tiene in mano una chitarra rosa, con un cinturino nero e indossa un body iridescente multicolore con stivali argentati"). Si tratta dello stesso scatto già utilizzato in passato tra le immagini promozionali ufficiali del film Disney+ dedicato all’Eras Tour.
Parallelamente, la cantante ha richiesto la registrazione delle clip audio contenenti le frasi “Hey, it’s Taylor” e “Hey, it’s Taylor Swift”, utilizzate su Spotify e Amazon Music durante la promozione dell’album The Life of a Showgirl lo scorso autunno.
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I precedenti che hanno acceso l’allarme
Negli ultimi anni, Taylor Swift è stata più volte oggetto di riproduzioni generate dall’intelligenza artificiale, comparse in forme differenti e spesso controverse.
Dai contenuti espliciti falsificati fino a una pubblicità elettorale manipolata, in cui sembrava invitare il pubblico a votare per Donald Trump, il fenomeno ha evidenziato i rischi crescenti legati all’imitazione digitale.
Di fronte a questa escalation, la registrazione di marchi specifici appare come una strategia volta a rafforzare il controllo giuridico sulla propria identità.
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Una nuova frontiera legale per le celebrità
L’utilizzo del diritto dei marchi come strumento di protezione contro gli abusi dell’intelligenza artificiale rappresenta una pratica ancora relativamente recente. All’inizio di quest’anno, Matthew McConaughey è stato il primo personaggio famoso a ricorrere a questa soluzione per difendere legalmente la propria voce e la propria immagine.
Nel caso di Taylor Swift, l’obiettivo potrebbe andare oltre la semplice tutela contro copie perfette, estendendosi anche a imitazioni considerate troppo simili.
L’avvocato americano specializzato Josh Gerben, che ha reso pubblici i dettagli delle richieste sul proprio blog, ha spiegato che “registrando frasi specifiche legate alla sua voce, Swift potrebbe potenzialmente contestare non solo le riproduzioni identiche, ma anche le imitazioni ‘confusingly similar’, uno standard fondamentale nel diritto dei marchi”.
Gerben ha inoltre precisato: “In teoria, se venisse intentata una causa contro un’intelligenza artificiale che utilizza la voce di Swift, Taylor Swift potrebbe sostenere che qualsiasi uso di una voce che suoni come il marchio registrato costituisca una violazione dei suoi diritti sul marchio”.
Sul fronte dell’immagine, Josh Gerben ha aggiunto: “Lo stesso vale per il deposito relativo all’immagine. Se qualcuno crea una versione generata dall’intelligenza artificiale di Taylor Swift in jumpsuit con una chitarra, o qualcosa di molto simile, Taylor Swift dispone ora di una rivendicazione federale sul marchio”.
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Identità digitale e proprietà intellettuale: la sfida del presente
L’iniziativa di Taylor Swift evidenzia come il settore dello spettacolo stia cercando nuovi strumenti per affrontare l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla tutela dell’identità personale. Registrare elementi distintivi della propria presenza pubblica, come voce e immagine, potrebbe diventare una difesa cruciale contro la proliferazione di contenuti sintetici non autorizzati.
La scelta della cantante rappresenta così un passaggio significativo nella ridefinizione dei confini della proprietà intellettuale nell’era digitale, in un momento storico in cui le tecnologie generative stanno trasformando profondamente il rapporto tra celebrità, diritti d’immagine e protezione legale.
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Primi casi anche in Italia
Nel panorama italiano, un precedente significativo è arrivato nel marzo 2026, quando Luca Ward è diventato il primo doppiatore del Paese a registrare legalmente il marchio sonoro della propria voce per proteggerla dagli abusi dell’intelligenza artificiale.
L’attore romano, celebre per aver dato voce a star internazionali come Russell Crowe, Keanu Reeves e Samuel L. Jackson, ha scelto di difendere uno degli strumenti centrali della propria carriera contro il crescente rischio di clonazioni vocali e deepfake audio. Attraverso il supporto dello studio MPMLegal, coordinato dal giurista Marco Mastracci, Luca Ward ha inaugurato anche in Italia una nuova forma di tutela dell’identità artistica, trasformando la propria voce in una proprietà legalmente difesa. La decisione è maturata in un contesto in cui bastano pochi secondi di registrazione per permettere ai sistemi di intelligenza artificiale di replicare timbri vocali celebri con estrema precisione.
Marco Mastracci ha spiegato che “la voce è una componente essenziale dell’identità di chi lavora nell’audio e nella recitazione. Il marchio sonoro ci permette di intervenire in modo decisivo contro utilizzi non autorizzati, specialmente nel contesto digitale”. Da parte sua, Luca Ward ha evidenziato la portata generale del problema, dichiarando: “Il singolo sente che la propria arte è minacciata dall’intelligenza artificiale. [...] Dobbiamo dare un segnale forte per difenderci, non solo nel nostro settore ma in moltissime altre professioni”.
La sua iniziativa ha così segnato un passaggio storico per il mondo del doppiaggio e dello spettacolo italiano, inserendosi in una tendenza internazionale che vede sempre più artisti ricorrere agli strumenti del diritto per salvaguardare voce, immagine e identità personale dalle nuove frontiere della manipolazione tecnologica.